Com'è oggi la situazione in Italia?
Paura della repressione? Fisiologico riflusso? Smembramenti politicisti e neo-gruppettari?
No peggio molto peggio!! Demenza Politica!!
Quello che ha fatto più impressione in questi ultimi mesi è il tentativo di indottrinamento portato avanti dai "disobbedienti" con la tattica del "linguaggio comune" (controimpero, moltitudine, società civile, bio-politica, disobbedienza, cittadinanza e qualche altra amenità). Hanno riesumato la cariatide Toni Negri (amico di Kossiga) che va a predicare il suo nuovo vangelo "Impero" (mica tanto originale) nelle "scuole quadri" di quel rimbecillito di Casarini e i suoi polli.
Certo che l'involuzione demenziale delle aree dei centri sociali della ex autonomia dei social forum e dei no global è stata di una rapidità impressionante. Fino alla manifestazione del 10 novembre contro la Global War, la situazione era ancora plausibile.Se non fosse per la ferocia cilena della repressione poliziesca che si è sviluppata da Napoli a Genova e tutt'ora in atto, che ha dato uno status eroico a tutto il movimento, questi sarebbero già nella "pattumiera della storia" per la loro conclamata inutilità. Non sanno da che parte andare però vogliono essere loro a comandare. Non sono più sopportabili. A parte la riesumazione qua e là dei metodi stalinisti per mantenere l'egemonia (cosa se ne fanno, poi? ) specialmente gli interventi audio, di cui ci si può beare su "Sherwood comunicazione", sono proprio una violenza psicologica. Dalla retorica rivoluzionaria degli anni settanta sono passati ad una retorica democraticistica che fa veramente impressione certo è un fatto fisiologico che dopo i flussi ci siano i riflussi ma se nel momento del flusso non si sanno diffondere metodi e contenuti evolutivi allora è chiaro che il riflusso sarà più pesante. Abbiamo visto che ci vogliono proprio fatti macroscopici (vedi la sentenza di Marghera) per riuscire a stimolare la reattività di questi grezzoni. Si presentano squallidamente alle elezioni e la prendono sempre nei denti. Fossero almeno capaci di acquisire un minimo di consenso popolare: anche in questo sono negati. L'unica cosa che conoscono è egemonia, egemonia, egemonia.
Oggi serve saper fare politica usando il linguaggio comune e per fare ciò bisogna aver superato le fasi infantili ideologiche, autoritarie ed egemoniste.
Si rifletta su questa asserzione
"Nell'assenza e nella paralisi del centro-sinistra, della sinistra, nelle compromissioni sindacali accentuate, aveva "acqua" in cui muoversi e pescare. Non appena questo scenario s'è un po' mosso, la mancanza di agire politico del movimento s'è fatto evidente. Come si dice in gergo sportivo, è "rimasto sul colpo".
Nel gioco della politica il movimento non ha autonomia - troppe pastoie - e conta quanto il due di coppe."
(Lanfranco Caminiti Rekombinant 10 giugno 2002).
L'analisi è giusta, solo che risulta tardiva e quindi priva di indicazioni concrete.
Il nostro scopo è dimostrare che questa possibilità esiste!! Anzi il nostro sito lo dimostra!!
Dal canto suo il movimento anarchico ha riprodotto sia pur correttamente la sua linea di differenziazione e caratterizzazione specifica. Ciò non è certamente sbagliato ma non giova molto ad elaborare proposte di movimento per far maturare nuove sensibilità, nuove conoscenze, nuove strategie e nuovi modelli organizzativi e di in tervento politico. Pare che i tentativi di dialogare in maniera costruttiva attraverso i forum (buona comunque l'iniziativa di Contropotere) non possono andare, per ragioni intrinseche oltre un certo tipo di risultato. Per progredire bisogna intendersi, in maniera dialettica ed autogestita, su un pensiero politico-filosofico condiviso, come base oggettiva per poter progettare una operatività evoluta. Dobbiamo ricercare questa base comune nell'anarchismo classico, nella ecologia sociale, nel pensiero scientifico ed epistemologico. Oggi purtroppo vanno di moda gli anarchismi estemporanei che soddisfano a tensioni ed aspettative specifiche. Un "anarchismo condiviso" sufficientemente esteso ed unitario in grado cioè di garantire una operatività (magari anche a distanza) non è ancora disponibile. Si nota che anche lo status evolutivo dell'anarchismo attuale non è dei migliori. La speranza è che i nuovi soggetti che si avvicinano all'anarchismo riescano ad individuare i punti critici della situazione e a sviluppare i necessari strumenti mentali per lanciare la sfida di una svolta storica: Se qualcuno ha idee in merito è bene che le esponga con forza.
Bisogna superare quella "barriera di potenziale" che ci tiene al di fuori di quella "zona rossa" che il potere ha disegnato e che i movimenti inconsapevolmente interiorizzano nel loro DNA politico.
"Sogno di uno strumento capace di oggettivizzare lo Stato come questi oggettivizza me"
Il periodo dei movimenti trasgressivi appare definitivamente concluso. Oramai non c'è più nulla da trasgredire. Anche da questo punto di vista i disobbedienti sono una versione patetica e caricaturale di un passato ben più glorioso.
Serve una rottura paradigmatica:
dobbiamo essere normativi
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