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Luglio 2001
Movimento Molecolare
Quando il gioco si fa duro...
Entriamo in rete ora che le illusioni "libertarie"
della "rivoluzione digitale" sono finite...

Apriamo con una massima che ci sembra molto adatta
per definire Internet.

"Valanghe di informazioni
non producono
un grammo
di morale"
(David Hume)

Anzi producono "entropia culturale", diciamo noi.
Abbiamo voluto fare una premessa di questo genere perchè
non ci sembra molto sano usare la rete
senza interrogarsi costantemente,
oltre che sulle potenzialità che ci offre,
anche sui rischi che questo strumento
porta con sè.

Il primo assioma è:
chi non vede i rischi non coglie neanche le potenzialità.
Se non si assume questo approccio, alla fine si sfrutteranno
poco le potenzialità e si deteriorerà inconsapevolmente
la propria percezione del reale.

I rischi sono:
"essere e rimanere isole nella rete"
cioè accettare una situazione di nicchia
e di subalternità con l'aggiunta di partecipare
ad un processo di virtualizzazione del reale.

A proposito di rischi,
perchè stupirsi,
come fa
Noam Chomsky,
in questa
intervista,
se dilaga, il
"parassita privato
di internet", 
Bill Gates
e tutto quello che esso
rappresenta ?
Il problema è un altro
e cioè che la battaglia
in rete va condotta
con altri mezzi
e un diverso
orientamento gestaltico.

Le potenzialità sono:
lo sviluppo di quella che a intuizione
chiameremo l'iper-realtà
il cui significato risulterà chiaro mano a mano
che procederà la costruzione del sito.

La rete avanza con la sua macabra danza

"La rete si stà muovendo irreversibilmente
per includere ogni cosa al mondo.
Bit dopo bit, la logica della rete
raggiungerà ogni atomo
con il quale trattiamo"
( Kevin Kelly)

"Con l'avvento della rete
il mondo della materia
cede il passo al
mondo dei bit"
(Nicholas Negroponte)

Come non preoccuparsi di una prospettiva di questo genere?

Informazioni? Poche ma buone, grazie!
In questa fase di trasformazioni epocali e proprio mentre si annuncia la nascita dell' "homo technologicus" dobbiamo riaffermare il primato del naturale, non solo sull'innaturale (ogm) ma anche sul virtuale, sull'artificiale, sulle tecnologie in quanto tali. Certamente sappiamo benissimo che non esiste l'uomo senza tecnologia e non ci fa paura una ipotesi di "homo technologicus" ciò che ci spaventa è la realtà che avanza di una "natura morta", tecnologica e artificializzata con la "condizione al contorno" di un clima stravolto
dall' effetto serra.
Se su un piatto della bilancia ci sono "l'homo economicus" della old economy e "l'homo technologicus" della new economy allora sull'altro piatto dobbiamo far crescere il peso dell' "homo ecologicus" della anti-economy.
Ciò significa che in questa fase storica dobbiamo sviluppare non solo una azione di resistenza contro la globalizzazione ma una rivisitazione generalizzata delle epistemologie e tecnologie del dominio e
regolare i conti con la storia.
Badate bene che non siamo nè fondamentalisti, nè bucolici ma pensiamo "semplicemente" che la tecnologia, la scienza, i nuovi sistemi di comunicazione debbano essere al servizio dei principi basilari della vita. Si tratta di una asserzione apparentemente ovvia ma è altrettanto ovvio che le cose girano esattamente in senso opposto.

L'ortodossia non ci appartiene.
Abbiamo sempre avuto
un particolare interesse per
elaborazioni ed enunciati provenienti
dall'esterno del movimento libertario.

Per esempio, siamo perfettamente d'accordo che:

"bisogna tenere conto della flessibilità 'naturale' di cui sono dotati gli esseri umani e valorizzarla al massimo: è dai singoli che bisogna cominciare a costruire la società flessibile e solidale che vorremmo. Non i singoli isolati, ma i singoli in quell'armoniosa ricca e differenziata coralità sociale che segna i rapporti interpersonali quando sono improntati alla cooperazione comunicativa a all'altruismo attivo"
(Giuseppe O.Longo "homo technologicus").

Dal nostro punto di vista questo significa che bisogna sfruttare al massimo le caratteristiche "tecno-logiche" di internet (le possibilità di comunicazione multimediale ma soprattutto la logica ipertestuale) per creare connessioni sociali multiformi e non gerarchizzate,
finalizzate a scopi pratici.
Il rapporto fra pratica e teoria deve essere strettissimo
C'è poco tempo per salvare il pianeta.
Dobbiamo lavorare per un sistema di informazione e comunicazione che parta dai singoli individui e dal loro habitat per valorizzare e generare autogestione ecologica e libertaria ovunque il pianeta sia abitato per difendere al contempo
libertà e natura.
Poniamo quindi la prima ipotesi di lavoro:
conoscere i principi
Bisogna pur conoscerli questi principi basilari della vita naturale e sociale per poterli difendere e costruire qualcosa di coerente e non estemporaneo.
Certo non si tratta di una novità ma oggi il problema della conoscenza organica non è in alcun modo eludibile o rinviabile; ed è questo il terreno di scontro principale con il sistema di dominio. Se non li riaffermiamo ora con forza, questi principi spariranno, così come sta accadendo
per la biodiversità, le lingue e le culture.
Il paradigma ipertestuale
In rete ovviamente c'è di tutto e il contrario di tutto ma ciò che a noi interessa è che ora si presenta l'opportunità di raccogliere un insieme di contenuti già editati e lavorare su questi per lo sviluppo di un progetto didattico di autoistruzione esplicativa.
Certamente in rete non c'è "La Cultura", che peraltro ci pare auspicabile resti saldamente fissata al supporto cartaceo, però c'è una forma intermedia di contenuti che permette di sviluppare un certo tipo di lavoro. Il compito che intendiamo svolgere non è solo politico e neanche mono-tematico ma di tipo interdisciplinare e cioè quello di costruire, con il materiale che c'è in rete, un mosaico coerente di idee per dare (a noi stessi e agli altri) efficaci strumenti di comprensione e azione, in un quadro storico in continuo mutamento.
La ricerca di contenuti su internet non è una cosa facile ma il nostro "paradigma ipertestuale" ha una forte capacità di penetrazione: potremmo quasi quasi brevettarlo come metodo di ricerca sul web.
La nostra strategia in rete non è finalizzata solo a dare origine a un "centro di documentazione" ma anche ad interagire epistemologicamente con chi "edita conoscenze" per valorizzare tutte le sia pur minime energie disponibili per la "globalizzazione" della causa.
Uno dei nostri scopi sarà interagire con quante più persone e siti ci è possibile. Stiamo iniziando questo tentativo di ricavare dall'entropia delle informazioni in rete un organismo informazionale che crescerà finchè troverà informazioni adatte e coerenti al suo scopo. Struttureremo quindi una specie di "portale" con finalità di fruizione operativa per simulare l'utopia ecologica da contrapporre alla avanzata della semplificazione digitale. La critica/interazione con altri siti di carattere politico/ecologico/scientifico sarà il metodo di lavoro per entrare attivamente nella molteplicità delle più svariate tematiche.
Dal punto di vista costruttivo la nostra iniziativa vuole allargare la strada a chi intenda riappropriarsi e trasformare le conoscenze e poi mettere in pratica le cose da fare per cambiare la vita e salvare il pianeta.
Uno dei punti basilari da capire (al contempo etico ed epistemologico) è che ciò che avvelena la vita e l'ambiente è la logica di dominio che ha le sue radici nella "sensibilità gerarchica" come magistralmente spiegato da Murray Bookchin, quasi vent'anni fa, nel libro "L'ecologia della libertà" . Va smascherato anche l'equivoco che la rete porti con se un carattere intrinsecamente non-gerarchico perchè fra le altre cose e scusate se è poco, fa prevalere, come mai era avvenuto, l'artificiale sul naturale . Solo una individualità epistemica già alterata può non accorgersi di questo fatto. Non a caso sono i giovanissimi che vanno sparati sul digitale perchè nati e cresciuti in un mondo alterato e quindi praticamente privi di referenti ontologici naturali.
Su questo terreno si combatterà la sfida finale contro il potere.
Vista la nostra più che ventennale esperienza interdisciplinare di intervento su moltissime tematiche ci riteniamo in grado, con l'ausilio di alcuni strumenti teorici consolidati, di "attraversare" anche le nuove epistemologie del dominio
e restarne indenni.

L'insostenibile leggerezza dell' "essere digitali"
Secondo assioma:
l'unico modo per non
essere usati dalla rete
è usare la rete
in un altro modo.

Seconda ipotesi di lavoro: qualcosa di fondamentale
la possibilità di creare forme di autoorganizzazione libertaria, in senso fortemente evoluto, con i nuovi sistemi di comunicazione (chiamiamola pure CMC: comunicazione mediante computer) è attualmente sottovalutata e sottoutilizzata in quanto non parte da
entità oggettive forti a grande contenuto cognitivo.
Infatti è giusto rilevare che la rete è:
"un indefinito mosaico policromo in cui
tutte le tessere sono interessanti
ma nessuna è davvero
fondamentale".
(Giuseppe O. Longo)

Tutto il movimento in rete, per quanto, "tecnologicamente maturo", è ancora molto confuso e non alla altezza dei tempi. Ecco il problema: non riesce a dire nulla di fondamentale. La comunicazione oggi deve avere motivi particolarmente validi per essere efficace. Qual è oggi un motivo (moralmente) valido per comunicare, se non quello di salvare il pianeta? E' una cosa evidente!? Comunque sia, non abbiamo trovato ancora nessuno che abbia fatto proposte credibili per questo programma. Colmando questo vuoto si otterrà anche un significativo vantaggio strategico sulla piattezza di contenuti dell' "essere digitali"
Che fare?
Da un lato bisogna sviluppare un organismo informazionale che si nutra di tutta l'informazione commestibile esistente in rete e dall'altro lato bisogna fare l'esatto contrario: sviluppare strategie di comunicazione a partire dalla realtà tangibile. Bisogna far circolare le informazioni che sgorgano dalla concretezza della vita e dei suoi luoghi e proteggerle dalla virtualizzazione e dalla omologazione
Come mai non ci si muove ancora, in maniera diretta chiara ed esplicita, in questo senso? Perchè non viene colta la valenza principale di un mezzo come internet? Ciò dipende non tanto dalla mancata comprensione di Internet, quanto dalla non completa comprensione dei problemi e della realtà. Una carenza che ora, nell'era digitale, sarà ancora più difficile da colmare, considerata la tendenza alla labilizzazione percettiva che la rete induce.
Un movimento di individui
D'altra parte è innegabile che internet offre una possibilità enorme: formare un movimento organizzato permanente, non episodico e non scadenziale;
a partire dai singoli individui e non da strutture politiche.
Questa idea "individualista" è stata solo embrionalmente tentata
nei movimenti dell'era passata. Oggi possiamo concretizzare il principio:
"il tutto è più della somma delle parti".
Non un movimento politico quindi, ma un movimento ontologico, fondato su principi scientificamente esplicitati. In pratica basta concordare un nucleo ristretto di idee di base e poi operare concretamente e con continuità attraverso la rete.
Non siamo senz'altro i primi ad aver intuito questa possibilità ma sinceramente non vediamo ancora concretamente tracce significative di questa proposta.
Sia chiaro che non vogliamo riesumare un improbabile carattere anarchico intrinseco della rete, cosa a cui non abbiamo mai creduto e tantomeno ci crediamo ora.
Oramai è nauseante il nuovo bombardamento del turbo-capitalismo, della iper-mercificazione globale della cultura e della vita. Internet è l'arma principale della globalizzazione, un nuovo e più efficace strumento di (auto)distruzione mentale per far si che nessuno si accorga della distruzione entropica del pianeta.

La lotta all'entropia e la ricerca dell'equilibrio perduto
In ogni caso resta pur sempre la possibilità di porre
una serie di quesiti fondamentali:
la rete può avere una valenza negh-entropica ?
Invece di essere il paradigma della New Economy, può diventare
la struttura tecnica portante di una "economia morale"?
Se la risposta è si, allora incominciamo subito senza perdere tempo!
La sfida più importante dentro la rete si chiama:
attacco alla scienza!
Costruire l'epistemologia e la tecnologia anarchica
per affrontare la "missione impossibile": invertire l'entropia,
cioè ridare alla organizzazione sociale l'equilibrio perduto
per riconciliare società e natura.

ll collasso ontologico del potere
sarà una conseguenza di questa impostazione. Al sistema di dominio bisogna far mancare il carburante che lo alimenta: la sensibilità gerarchica di cui sono impregnate la società e la psiche delle persone ed anche ... la rete nonostante le tanto decantate caratteristiche policentriche e "rizomatiche" che gli vengono attribuite. Dobbiamo/possiamo incominciare a disinquinare le menti e procedere interattivamente, con strumenti nuovi, verso il cambiamento reale. Non si tratta di un percorso cumulativo e lineare. Gli sviluppi non sono prevedibili. Quello che è certo è che non si può sbagliare sul DNA di questo organismo bio-politico, che deve assumersi il compito di salvare il pianeta e distruggere il potere. Non possiamo permettere che, come ciclicamente avviene, anche al "popolo di Seattle" subentri un nuovo periodo di riflusso, recupero, disillusione. In agguato non c'è solo la criminalizzazione Statale ma anche gli stereotipi politico-culturali del passato, tutti rigorosamente antiglobalizzazione ovviamente: preti e comunisti, anarchici e marxisti, legalitari e insurrezionalisti, centri sociali e comunità cristiane, punkabestia e signori in cravatta... tutti che vogliono tirare l'acqua al loro sgangherato mulino
mentre le idee innovative sul "che fare ogni giorno" non sono proprio molte. Questa è l'ultima possibilità storica di cambiare le cose. Non si può sbagliare. Non ci saranno altre occasioni. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.

L'epoca delle rivoluzioni è finita?

Si dirà...ma voi invece?
Certamente non possiamo fare a meno di professare la nostra "fede anarchica" ma non è da oggi che abbiamo posto il problema dell'ecologia sociale: "con l'anarchismo oltre l'anarchismo" e oggi, se necessario, possiamo andare anche un pò oltre l'ecologia sociale. Pensiamo che sia fondamentale uscire dai labirinti delle ideologie. Da un lato non possiamo fare a meno di gridare con forza che la storia ha dato ragione agli anarchici (di ieri); dall'altro lato non possiamo fare a meno di riconoscere che oggi queste ragioni, soprattutto nella forma che assumono nell'anarchismo esistente, sono "necessarie ma non sufficienti" e di conseguenza occorre fare uno sforzo creativo maggiore per risolvere i problemi del mondo.

Deve nascere davvero un nuovo movimento
fuori dagli schemi del passato.

"Il pericolo è cadere in un attivismo che
assomigli alla lista della spesa........
La gente non è attratta da questo
ma da qualcuno che gli dica
qualcosa alla quale
non aveva mai
pensato"
(Naomi Klein)

Brava, questa ragazza! Ma i problemi non sono solo questi.
Da inguaribili ottimisti, nonostante tutte le quotidiane smentite,
speriamo sempre che la gente (anche dentro il movimento) si svegli
e incominci a pensare seriamente
La merce, il logo, la mentalità consumista e competitiva, trovano spazio nel vuoto etico ed epistemico, nel lavaggio del cervello che la "pedagogia del dominio" opera negli individui. Per contrastare questo disegno bisogna costruire l'immagine coerente e godibile del nuovo mondo e indicarne le corrispondenze oggettive.
I fatti non hanno tanto bisogno di immagini quanto di informazione etico-scientifica e tenendo pur nella dovuta considerazione che l'uomo è un "animale simbolico" e che c'è comunque un "immaginario collettivo" da soddisfare, bisogna tenere ben controllati questi processi per impedire i fenomeni di alienazione.
In realtà nel "Popolo di Seattle" (o come cacchio volete chiamarlo) di organizzazioni che fanno "la lista della spesa" e "giochi di immagine" ce ne sono anche troppe e fin troppo facilmente disinnescabili, recuperabili, criminalizzabili. La maggiore apprensione che viviamo, come abbiamo già precedentemente accennato, è sulla natura del pensiero politico-epistemico che deve maturare nel movimento. E' necessaria una battaglia interna di chiarificazione tutt'altro che scontata. Per il momento proviamo a fidarci......ma per esempio tutte quelle interviste ai "media borghesi" non lasciano ben sperare neanche da Naomi Klein. In generale e soprattutto in Italia stiamo assistendo a un film già visto: nuovi leaderismi, manie di protagonismo, e tentativi di far indossare vecchi schemi ideologici ad un movimento che ha bisogno di allargare le sue vedute.

Genova deve essere un punto di partenza
per un dibattito più approfondito.

Post scriptum n. 1
Questo articolo, dopo mesi di incubazione, è stato concluso il 2 luglio 2001
(data dell'intervista, di un pennivendolo di Repubblica -Anais Ginori-, a Noam Chomsky).
La maggior parte dei Link non è ancora attiva.
Una prima versione dell'articolo "movimento molecolare" è stata distribuita in forma cartacea a Genova
alla manifestazione anarchica del 9 giugno contro il G8.
Avevamo annunciato "cliccateci fra un mese" e allora per rispettare le scadenze
pubblichiamo le prime pagine del sito oggi 2 luglio 2001 (l'home page era già pubblicata).

In extremis vogliamo dire alcune ultimissime cose sulle manifestazioni
del 19-21 luglio a Genova e sulla situazione politica in Italia.
Dalla padella del Governo Ulivista siamo caduti nelle braci del Berlusco-fascismo.
Comunque vadano le cose a Genova, dopo sarà un'altra era. Le condizioni politiche specifiche dell'Italia sono un ulteriore elemento di distorsione per lo sviluppo di un nuovo movimento. Occorrerà molta razionalità e sangue freddo.
Vogliamo solo ricordarvi che le battaglie ambientali sono il terreno dove possiamo essere più forti e il potere più debole e soprattutto possiamo avere la gente dalla nostra parte

C'è una sola condizione:
le battaglie ambientali bisogna saperle impostare!

Agire a livello di dimostrazioni scadenziali, speculari ai vertici internazionali è senz'altro molto importante ma in fin dei conti è anche "politicamente elementare". Molto più difficile è fare i conti con la realtà quotidiana e saper agire politicamente in essa, assieme alla gente, superando l'autoreferenzialità e la mentalità politicista, avanguardista e minoritaria.

Mandi (saluto friulano) ciao!

S. Giorgio di Nogaro bioregione "bassa friulana" 2 luglio 2001
S. Zorz di Nojâr bioregjon "basse furlane"
doi dal mês di lui dal doimileun

Nuove modifiche di quet'articolo effettuate dopo la pubblicazione sono state apportate
il 4 luglio -5 luglio -6 luglio -8 luglio-10 luglio-11 luglio-12 luglio 2001

Post scriptum n. 2
Questa non ce la facciamo scappare.
Per il momento la parcheggiamo qui poi la metteremo
nella pagina degli sconvolgimenti climatici
Ribellarsi è naturale ovvero, la natura si ribella.

8 luglio 2001: apro il giornale e leggo che...
Cos'è passato ? "Il Popolo di Seattle" ?

No! La tromba d'aria in Brianza!
I meteorologi dicono: "è colpa del gran caldo!"
E' passata anche per Arcore. Che sfiga, non ha toccato la villa del Berluska però in compenso
ha fatto fuori un paio di fabbriche... (per fortuna che non c'erano dentro gli operai).

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AGGIORNAMENTO DEL 31 LUGLIO 2001

Era uno stato d'animo, una intuizione, (uno spiacevole ruolo di Cassandre?) però l'avevamo detto già il 2 luglio, quando in fretta e furia abbiamo pubblicato le prime pagine del sito... e lo riportiamo qui di seguito....

"In extremis vogliamo dire alcune ultimissime cose sulle manifestazioni
del 19-21 luglio a Genova e sulla situazione politica in Italia.
Dalla padella del Governo Ulivista siamo caduti nelle braci del Berlusco-fascismo.
Comunque vadano le cose a Genova, dopo sarà un'altra era. Le condizioni politiche specifiche dell'Italia sono un ulteriore elemento di distorsione per lo sviluppo di un nuovo movimento. Occorrerà molta razionalità e sangue freddo".

DOPO GENOVA

Ultime modifiche di questa pagina: 14 agosto e 5 settembre 2001.

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