I
"metodi alternativi" alla sperimentazione animale
Liberamente
tratto da:
"La sperimentazione animale. Aspetti giuridici e sociologici"
di Stefania Menicali
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A
cura del Collettivo Studentesco
Anarchico MAKHNO
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Il
concetto di "metodo alternativo"
è riassumibile nel seguente modo:
ogni metodo o procedura che conduca alla sostituzione
di un esperimento sull'animale o alla riduzione del numero di animali
richiesti, nonché all'ottimizzazione delle procedure sperimentali, allo
scopo di limitare la sofferenza animale .
Questo
concetto corrisponde alla definizione delle "3R" di Russel e Burch ,
dall'inglese replace, reduce, refine laddove:
replacement identifica la sostituzione, ove
possibile, degli animali superiori con materiali biologici di minore
complessità (batteri, colture cellulari, organi isolati, colture in
vitro), modelli computerizzati, video, film;
reduction implica la maggiore riduzione
possibile del numero di animali usati per un particolare esperimento
pur conseguendo risultati di studio altrettanto precisi. Ciò può essere
ottenuto standardizzando la popolazione animale, fattore principe della
variabilità dei risultati;
refinement si riferisce alla ricerca di
procedure sperimentali sempre più specifiche in grado di ridurre al
minimo la sofferenza e lo stress causato agli animali, comunque
impiegati.
Riassumendo:
rientrano nel primo tipo tutti quei metodi che consentono di ottenere
una determinata informazione sperimentale senza ricorrere
all'utilizzazione di animali; nel secondo tipo i metodi idonei ad
ottenere livelli comparabili di informazione utilizzando un minor
numero di animali, nonché quelli che consentono di ricavare il massimo
numero di informazioni con un solo saggio su animali; rientrano,
infine, nel terzo tipo tutte le metodologie idonee ad alleviare
sofferenze e danni imputabili alle pratiche sperimentali. Con maggior
precisione, si rileva che all'interno della prima categoria menzionata,
si è soliti distinguere tra "metodi sostitutivi biologici" e "metodi
sostitutivi non biologici", laddove i primi si riferiscono ai
cosiddetti "metodi in vitro", ed utilizzano materiale biologico di
diverso tipo (di origine animale o umana); mentre i secondi si
avvalgono dei contributi di scienze quali la matematica, l'informatica,
la statistica, eccetera.
Prima di procedere all'analisi delle varie metodologie, possono essere
utili alcune precisazioni. Merita, infatti, di essere sottolineato
l'antitetico approccio sviluppato nei confronti delle metodiche oggetto
di questo paragrafo, da parte degli operatori afferenti specialmente al
campo biomedico. Accanto a coloro che, prevalentemente sulla spinta di
legislazioni tese al conseguimento del cosiddetto "benessere animale"
(ma, talvolta, anche per personali convinzioni etiche), sposano il
concetto sopra definito delle "3R", tendendo quantomeno alla riduzione
della sofferenza degli esseri animali impiegati ; si pongono quegli
studiosi (chiamati "animalisti" dagli appartenenti alla prima
categoria) per i quali una questione etica potrebbe porsi solo nel caso
in cui i metodi che implicano in qualsiasi modo l'utilizzo di animali o
loro parti fossero da ritenere scientificamente validi. Concetto questo
da essi decisamente rifiutato. Difatti, premettendo che solo l'uomo può
costituire un valido modello per l'uomo (così come il topo per il topo,
la scimmia per la scimmia, etc.), i cosiddetti "animalisti", per lo più
aderenti al "Comitato Scientifico Antivivisezionista" , escludono ogni
metodologia che coinvolge animali, ivi inclusi quei metodi in vitro su
cellule, tessuti, o organi di una specie differente da quella umana,
qualificando come "sostitutivi" (e non "alternativi") i metodi che
utilizzano materiale umano così come i predetti metodi non biologici.
Indipendentemente dagli aggettivi, un nuovo approccio sperimentale, per
essere considerato alternativo alla sperimentazione animale
tradizionale, deve essere riproducibile, affidabile, rapido e non più
costoso di quello che si vuole sostituire . Il centro europeo preposto
alla verifica del rispetto dei suddetti parametri da parte del nuovo
metodo (cosiddetta "validazione") è l'ECVAM (European Centre for
Validation of Alternative Methods), istituito dalla Commissione Europea
nel 1991 su proposta del Parlamento dell'Unione, nell'ambito del "Joint
Research Centre" di Ispra in provincia di Varese (297). Tra i compiti
attribuiti ad ECVAM si ricorda quello di coordinare la validazione dei
metodi alternativi a livello comunitario, nonché di costituire un punto
di riferimento per lo scambio di informazioni sullo sviluppo dei metodi
medesimi, attraverso una banca dati dei metodi disponibili (già
validati o in corso di validazione) impostata e gestita dal centro
medesimo.
Entrando nel merito del processo di validazione si precisa che
attraverso esso viene stabilità l'affidabilità e la rilevanza di un
metodo. L'affidabilità descrive la riproducibilità dei risultati nel
tempo e nello spazio, cioè, nello stesso laboratorio e tra laboratori
diversi (cosiddetta "standardizzazione"); la rilevanza, viceversa,
descrive la misura dell'utilità e della significatività del metodo per
un determinato scopo. I test di validazione sono molto lunghi (possono
durare anche anni) ed hanno lo scopo di verificare se un nuovo metodo
fornisce, per determinate sostanze, risultati simili a quelli in
precedenza ottenuti attraverso la sperimentazione sugli animali.
L'approdo finale di un nuovo metodo è il suo accoglimento entro la
regolamentazione internazionale, il che significa l'introduzione dei
test alternativi nelle linee guida dell'OECD (Organization for Economic
Cooperation and Development). Quest'ultimo, infatti, è un organismo che
raccoglie non solo i paesi membri dell'Unione Europea ma anche Stati
Uniti, Giappone ed altri; ha il compito di armonizzare i differenti
protocolli sperimentali, recependoli sotto forma di linee guida. Le
linee guida dell'OECD vengono periodicamente modificate per adeguarle
alle nuove conoscenze scientifiche nonché alle modifiche legislative
eventualmente intervenute (come avvenne, ad esempio, in seguito
all'adozione della Direttiva 86/609/CEE).
Riprendendo la distinzione tra "metodi biologici" e "metodi non
biologici", cercherò di spiegare le tecniche di ricerca che
appartengono alle suddette categorie.
I "metodi biologici"
Ho già accennato che in essa sono ricompresi tutti i
cosiddetti "metodi in vitro". Esistono due metodi per studiare in
vitro, parti di organismi viventi: 1) il mantenimento in vitro; 2) la
coltura in vitro.
Il mantenimento in vitro consiste
nell'estrarre dall'animale (umano o non umano) la parte che interessa
(frammenti di tessuto, organi, interi apparati) e mantenerli in
condizione di sopravvivere ma non di riprodursi. Se si tratta di
frammenti di tessuto, si procede alla loro immersione in una soluzione
acquosa, ricca di sali minerali (la cosiddetta "soluzione fisiologica";
se si lavora su organi interi o apparati, non è sufficiente immergerli
in soluzione fisiologica ma occorre che quest'utlima raggiunga anche le
cellule centrali alla struttura (al fine di evitare che muoiano),
procedendo alla cosiddetta "perfusione".
La coltura in vitro consiste nel prelevare
piccole parti di tessuto e porlo, immediatamente, in un ambiente idoneo
non solo alla sopravvivenza delle cellule ma anche alla loro
riproduzione . La coltura in vitro può essere una "coltura cellulare"
(che dà luogo a "colonie" di un solo tipo di cellule) o una "coltura
tessutale" (che prevede lo sviluppo di due o più tipi di cellule, uniti
tra loro in una struttura simile a quella del tessuto di origine).
Ovviamente perché cellule e tessuti sopravvivano e si riproducono
occorre che siano immersi nel cosiddetto "terreno di coltura",
regolarmente alimentato con adeguate sostanze, nonché periodicamente
sostituito da terreno fresco, qualora il precedente abbia esaurito
tutte le proprie sostanze nutritive, divenendo sterile. Il passo
successivo alla coltura di tessuti è rappresentato dalla coltura di
organi isolati. In questo caso, se non si procede su animali (uccisi in
modo non cruento) ma si intende lavorare su organi umani, ci si deve
rivolgere alla sala operatoria o sperare in una donazione post mortem
degli organi non idonei ad essere trapiantati . Comunque reperiti,
l'utilità di organi umani si rivela da anni un valido aiuto soprattutto
in campo oncologico .
I "metodi non biologici"
Epidemiologia e statistica: si tratta di due discipline
differenti che, nella pratica, presentano molti punti di contatto. In
particolare si può dire che nessuna ricerca epidemiologica può
prescindere dalla presentazione di una accurata analisi statistica dei
dati raccolti mediante l'osservazione. L'epidemiologia può essere
definita come la scienza che studia la frequenza e la distribuzione dei
fenomeni epidemici (e, quindi, delle malatte) nella popolazione ;
laddove la statistica è quella disciplina che riguarda il trattamento
dei dati numerici che derivano da un gruppo di individui (spesso
relativamente ad una determinata malattia in riferimento ad una certa
zona) . In sintesi, la parte epidemiologica consiste nella selezione di
due gruppi di persone che differiscono per una certa caratteristica (ad
esempio, l'abitudine al fumo); successivamente, mediante analisi
statistiche si valuta se la caratteristica in questione può essere
correlata con un'altra caratteristica (ad esempio, la capacità di
sviluppare tumori polmonari) . Per poter compiere studi mediante il
metodo descritto, idonei a fornire risultati significativi, bisogna
poter osservare un grande numero di persone, dal che consegue che tale
metodo dura diversi anni; banche dati: è difficile considerare le
banche dati dei metodi scientifici in senso stretto, perché non sono
metodi di ricerca ma metodi di archiviazione di dati ottenuti nelle
ricerche. Creare banche dati vuol dire far afferire ad un centro di
raccolta tutti i risultati delle ricerche compiute in un determinato
campo. Ciò si ottiene collegando tra loro i computer dei diversi centri
di ricerca, in modo che ogni ricercatore possa, in ogni momento,
consultare i dati e i risultati di precedenti ricerche, onde evitare
inutili ripetizioni;
Computer: la creazione degli elaboratori
elettronici ha rappresentato una delle scoperte tecnologiche più
importanti e utili del nostro tempo. Anche nel campo della ricerca
scientifica l'avvento dei computer ha permesso di velocizzare le
procedure. Tutti i dati degli esperimenti vengono archiviati nei
computer e analizzati mediante procedure matematiche e statistiche, i
cui risultati saranno espressi in numeri, grafici o parole. Da quanto
detto si capisce che questi strumenti tecnologici raprresentano il
cardine di tutte le metodiche fino ad ora descritte. Non si può però
tralasciare di riferire a proposito dei cosiddetti "simulatori
computerizzati". Si tratta di computer analogici con applicazioni e
potenzialità diverse rispetti ai precedenti. Nel campo della ricerca
vengono infatti impiegati nella simulazione di procedimenti metabolici
e funzionali del corpo umano (uno dei campi di maggiore applicazione è
quello delle ricerche cardio-circolatorie). Attualmente i dati sul
funzionamento del corpo umano a nostra disposizione sono moltissimi,
così che inserendoli in un computer analogici possiamo ricreare una
situazione quasi identica a quella che troveremmo nella realtà. Con
questo metodo è possibile monitorare anche le interazioni tra i diversi
organi e tessuti, che con i metodi biologici precedentemente riferiti
non saremmo in grado di valutare;
Modelli matematici e meccanici: anch'essi
ricollegati alla computerizzazione. Mediante i dati ottenuti
dall'osservazione clinica oppure dalle analisi di laboratorio si
formula un modello matematico che, successivamente, potrà essere
trasformato in un modello meccanico (ad esempio, un manichino). Oltre
ai già citati modelli cardio-circolatori, in grado di simulare infarti,
difetti congenici, risultati di interventi chirurgici, eccetera, ne
esistono altri relativi ai sistemi respiratorio e urinario. Un esempio
può essere quello di Harvey, un simulatore computerizzato di patologie
cardiovascolari presentato dalla Farmitalia Carlo Erba il 14 maggio
1992, a Milano. Harvey è un manichino in lattice in grado di simulare
le manifestazioni cliniche di ventisei differenti cardiovasculopatie,
consentendo di rilevare la pressione arteriosa, le pulsazioni delle
carotidi, ed altri sintomi delle ventisei patologie in grado di
simulare . Altri modelli famosi sono quelli utilizzati nella
simulazione di incidenti automobilistici: il manichino viene posto sul
sedile della macchina che viene lanciata a velocità variabile contro un
muro o un altro autoveicolo. Le lesioni riportate dal manichino vengono
valutate per migliorare la sicurezza delle automobili .
Come è
facile intuire, i metodi descritti in questo paragrafo non esauriscono
le alternative alla sperimentazione animale. in questa sede, tuttavia,
si è preferito tralasciare le analisi chimiche, la farmacologia
quantistica e tutte quelle tecniche non accessibili a coloro che non
operano nel settore della ricerca scientifica.
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