Occupazione, licenziamenti, ...
| Homepage | Centrali in Friuli | Industria in Friuli | Ecoportale | Energia |

Tabella dati
DOMENICA, 19 OTTOBRE 2003 Pagina 1 - Udine

Giacomini: bisogna ripensare il sistema Friuli e puntare su ricerca e innovazione, anche per migliorare la qualità del lavoro

«Le previsioni mostrano un trend in ulteriore crescita nell’uso della mobilità»

La Cgil: crollo produttivo strutturale

Morassi (Cisl): aperto un tavolo di concertazione con gli imprenditori

La crisi economica che sta vivendo la realtà friulana preoccupa molto anche il mondo sindacale, che ribadisce la necessità di trovare delle opportune strategie per rilanciare il "sistema-Friuli". Fra l’altro, i sindacati guardano con sospetto all’aumento del ricorso della mobilità, preferita da molte imprese della provincia alla cassa integrazione.

«Ci troviamo di fronte a un crollo della produzione di tipo strutturale - sottolinea Natalino Giacomini, segretario provinciale della Cgil -, che regista una situazione ormai non più solamente contingente e quindi temporanea. Bisogna ripensare al sistema produttivo del Friuli e, per questo, si deve puntare sull’innovazione e sulla ricerca, al fine anche di garantire una migliore qualità lavorativa. Il sistema economico friulano, in sostanza, si deve riappropriare del ruolo che gli era proprio in passato».

Secondo i dati pervenuti all’Ufficio del lavoro di viale Duodo, nel 2003, da gennaio a oggi, su 40 aziende della provincia, in seguito a procedure di mobilità, sono stati licenziati 630 lavoratori, ai sensi della legge 223/91. Ovvero persone licenziate per riduzione del personale o per cessazione di attività da parte di imprese che avrebbero potuto accedere alla cassa integrazione, ma che hanno invece preferito adottare questa strada (tra cui Weissenfels, Chiesa-Tirelli, Seima). L’anno scorso l’Inps registrava pure 630 lavoratori in mobilità, ma la cifra riguardava l’intero 2002.

La difficoltà friulana, a detta del sindacalista, dunque, non è soltanto una sensazione, i dati riguardanti la mobilità ne sono la riprova. «Nonostante le ore di cassa integrazione salariale siano nel complesso diminuiti - indica - la mobilità ha subìto un sensibile aumento rispetto all’anno scorso, in particolare dopo la riapertura delle aziende dalle ferie. E le previsioni evidenziano un trend crescente dell’utilizzo di questo strumento per la fine del 2003».

Preoccupata anche Iris Morassi, responsabile del settore privato (industria e commercio) per la Cisl: «La crisi c’è, ma non si deve drammatizzare la situazione. Per affrontarla al meglio - riferisce - è stato aperto un tavolo di concertazione con l’Associazione degli industriali e l’Api, che servirà per capire come intervenire a sostegno delle aziende. A questo proposito, per esempio, sarebbero utili la sburocratizzazione del sistema bancario, finanziamenti a tasso agevolato e a lungo termine». In merito al settore del legno, infine, la Morassi ci tiene a precisare che: «È vero che determinate aziende del Distretto della sedia hanno chiuso, ma è altrettanto vero che diversi lavoratori sono stati assunti da altre parti del Distretto. Alcune ditte hanno saputo aggregare altre aziende e quindi sono in sviluppo. Tutte le piccole realtà - conclude - devono aggregarsi e fare sistema per sopravvivere». (l.p.)

DOMENICA, 19 OTTOBRE 2003
Pagina 1 - Udine

Fantoni (Assindustria): la Cig può essere tranquillamente surrogata dalle aziende con ferie obbligatorie e aspettativa non retribuita

In aumento i licenziamenti

Calato il ricorso complessivo alla cassa integrazione, ma cresce quella ordinaria

Nei primi nove mesi di quest’anno 630 lavoratori in mobilità, tanti quanti in tutto lo scorso anno

Non sono buoni i segnali che giungono dal fronte dell’occupazione in Friuli. Infatti, finora quest’anno, si è assistito a un’impennata della mobilità, ovvero licenziamenti. E se nei primi 7 mesi le aziende friulane hanno fatto meno ricorso rispetto al 2002 alla cassa integrazione il dato non può essere preso come un segnale positivo, basti solo considerare le notizie di questi giorni provenienti, per esempio, dall’Abs.

Nei primi sette mesi del 2003, l’Inps ha registrato 499.263 ore di integrazione salariale (ordinaria e straordinaria), contro le 585.109 dello stesso periodo dell’anno scorso: una riduzione di quasi il 14,7%. Come contropartita, però, si è assistito a un’impennata dell’impiego della mobilità: i lavoratori licenziati nel 2002 nelle imprese della provincia sono stati 630, lo stesso numero che si riscontra nei primi 9 mesi di quest’anno.

E’ lo stesso presidente dell’Assindustria, Giovanni Fantoni, a spiegare come il calo della Cig non possa essere considerato un indizio di ripresa: «Tali cifre risultano spesso ingannevoli. La cassa integrazione può essere tranquillamente by-passata dalle aziende mediante l’utilizzo di altri strumenti: dalle ferie obbligatorie o aspettative non retribuite alla mobilità diretta. Inoltre, a titolo di esempio, le imprese edili possono avere solamente due impiegati (come il contabile e l’amministratore) e sub-appaltare i lavori ad altre ditte».

L’andamento del mercato è stato pessimo, secondo Fantoni, soprattutto nei mesi di maggio, giugno e luglio. «Per fortuna in settembre - sottolinea - sono stati ravvisati segnali relativi a un certo recupero. Una situazione più favorevole si riscontra in riferimento al mercato interno, mentre permangono difficoltà in quello estero, anche perché penalizzato dal dollaro».

I dati sulla cassa integrazione evidenziano, più nel dettaglio, un aumento del ricorso di quella ordinaria (che indica cioè una situazione momentanea di crisi, spesso recuperabile). Dalle 412.358 ore del 2002 (primi 7 mesi) si è passati alle 444.025 di quest’anno, registrando quindi una crescita complessiva del 7,6%. A fare uso maggiore di questo strumento sono state le aziende che operano nel settore dell’edilizia, con 148.410 ore nel 2003 e 125.968 l’anno precedente: questo - come chiariscono agli uffici dell’Inps di via Savorgnana - può essere dipeso anche dalle sfavorevoli condizioni atmosferiche. Comunque, anche l’industria ha conosciuto un aumento dell’integrazione salariale ordinaria, pari a 9.225 ore in più rispetto alle 286.390 del 2002.

Viceversa, le ore di integrazione salariale straordinaria (che possono essere il preludio al fallimento dell’impresa) si sono ridotte di oltre due terzi: sono state 172.751 l’anno scorso (sempre da giugno a luglio), 55.283 nel 2003. In questo caso, le cifre si riferiscono tutte al settore industriale, quello che ha maggiormente risentito di una situazione particolarmente critica.

Naturalmente, in questo contesto, la classe più colpita risulta quella degli operai, d’altra parte la più numerosa, seguita da quella impiegatizia. Nel 2003 sono state registrate 476.355 ore di integrazione salariale (ordinaria e straordinaria) riferite a operai, 57.334 in meno in confronto al medesimo periodo preso in esame l’anno prima. Quanto agli impiegati, infine, sono state 28.512 le ore riferite alla gestione ordinaria e straordinaria da giugno a luglio 2002, 22.908 nel 2003.

Laura Pigani

DOMENICA, 19 OTTOBRE 2003

Pagina 1 - Udine


Tessile, chimica, edilizia e legno i settori più colpiti

Lo scenario economico friulano non è per nulla roseo e, al suo interno, presenta dei settori che soffrono più di altri. Non hanno dubbi il presidente di Assindustria Giovanni Fantoni e le sigle sindacali, che indicano l’industria del legno, l’attività tessile, quella chimica e l’edilizia i settori maggiormente colpiti dallo "stand-by" dell’economia.

E i numeri, anche in questo caso, parlano chiaro. Stando ai dati Inps sulla cassa integrazione, nei primi sette mesi del 2003, nell’ambito dell’edilizia, sono state registrate 148.410 ore di integrazione salariale ordinaria, ben 22.442 in più rispetto allo stesso intervallo di tempo del 2002, quando ne erano state totalizzate 125.968. Anche il settore del legno è stato molto penalizzato, con un incremento di 14.944 ore di integrazione salariale ordinaria da un anno all’altro. Dalle 12.826 ore del 2002, infatti, si è passati alle 27.770 del 2003, con riferimento sempre al periodo da gennaio a luglio.

Per quanto riguarda il settore tessile, nel 2002 sono state richieste 55.590 ore di cassa integrazione salariale (53.550 di ordinaria e 2.040 di straordinaria), mentre le ore l’anno successivo sono passate a 57.229, tutte facenti riferimento alla gestione ordinaria (che risulta quindi in aumento di 3.679 ore). Pure l’industria chimica ha conosciuto momenti di difficoltà, con 83.953 ore di integrazione salariale (80.160 di straordinaria e 3.793 di ordinaria) nel 2002 e 38.163 ore nel 2003 (22.039 di straordinaria e 16.124 di ordinaria, rispettivamente diminuite di 58.121 ore e aumentate di 12.331 in confronto all’anno prima). (l.p.)