Interventi sul documento
dei quindici anni delm CSA di Udine
Lettera di critica di un appartenente al Gatanegra

In riferimento al documento redatto per i 15 anni di occupazione del CSA di Udine avrei qualche critica da muovere.

Innanzitutto a risentire di un certo marxismo è l'impostazione del documento stesso, intriso com'è di un "hegelismo" che ricorda tanto l'operaismo anni '70 (oggettività/soggettività; ragione/oblio... manca solo l'opposizione massa/individuo).

Sulla "spaccatura" pordenonese, poi, i termini non sono ben chiari: il kollettivo Gatanegra nasce per rivendicare spazi di autogestione, quindi è fortemente critico verso ogni forma di impostazione ideologica e pianificazione funzionale, anche di quelle libertarie ed anarchiche. La nostra pratica vuole essere molteplice, nomade e "rizomatica". Il Circolo Zapata ha una metodologia differente (nè migliore nè peggiore), quindi non ha senso parlare di divisioni o riunificazioni: ciascuno agisce negli spazi e nei tempi che la propria pratica politica gli consente.

In questo ambito ogni "contesto friulano" o "veneto" mi va stretto (forse per il fatto che vivo a Pordenone, ho vissuto e lavoro a Codroipo e studio a Udine) quindi sono sospettoso verso ogni visione del "territorio" che porti alla formazione di una identità esclusiva. Che cos'è il Friuli? Una regione, una zona, una lingua, un'identità ? Forse è solamente un concetto politico trasversale, superfluo per quanti hanno altri paradigmi.

Non replico nemmeno alle profezie che vedono avanzare su di noi le ombre dei gruppi neomarxisti: piuttosto che neomarxista preferirei morire "neomarziano", straniero in patria, alieno in ogni nazione.

Mikele (a titolo personale) - CSOA GATANEGRA -

Risposta
Ad onor del vero sono al corrente (anche se non l'ho letto) che esiste un documento del Gatanegra di espulsione del Zapata dal Gatanegra, come se il Zapata non avesse fatto parte (anzi ne è sempre stato il promotore fin dall'inizio dai primi anni novanta) della storia dei Centri Sociali a Pordenone. In particolare la storia dell'Arkano, chè stata deteriorata da una tipica vicenda di golpismo marxista pilotata da una delle fazioni padovane.

Erano gli anni in cui a Udine lottavamo contro i golpisti anarchici-molteplici-nomadi-rizomatici-antilavoristi-pseudoedonisti, guidati peraltro da uno degli stessi fondatori del CSA che in realtà aveva avuto grandi meriti e grande intelligenza politica che poi ha ribaltato le sue capacità nel segno opposto. Sapete bene di che si tratta credo...

Come vedi non escludiamo affatto che non solo i bolscevichi con la tuta bianca e/o la "stella rossa" possano seminare "gramigna" fra i compagni e avere l'hobby del golpe, magari mascherato da "rivolta" ....Anche gli anarchci sono stati contaminati dalla "sensibilità gerarchica" dalla logica competitiva, dalla incapacità di vivere "l'unità nella diversità" dal predicare la pluralità e nei fatti imporre una logica di omogeneià propietaristica degli spazi ...in cui spesso, spessissimo le patologie soggettive uccidono la razionalità politica. Altro che heghelismo!!

I fatti. Il 9 giugno 2001 il Gatanegra partecipava alla manifestazione anarchica a Genova. In luglio sempre a Genova eravamo tutti assieme ma le cose erano incominciate a cambiare è proprio lì che appresi (fino a quel momento ignaro di tutto) la spaccatura in atto (l'assemblea notturna in autostrada). Parlo di quello che è a mia diretta conoscenza. Sulgli aspetti specifici delle vicende successive penso che non è mio compito intervenire. Dire che il movimento a Pordenone è spaccato era un eufemismo per non rinunciare alla analisi che stavo effettuando sulla panoramica regionale senza entrare nei dettagli. Quindi il Gatanegra fino al 21 luglio 2001 era di area anarchica_libertaria. Dopodichè....

Tutto è possibile, ma la storia dimostra che esistono solo due scuole di pensiero e operatività politica (gli anarchismi e i marxismi) questo vale anche per i centri sociali che anzi nel loro affermarsi come novità nei primi anni ottanta erano caratterizzati da una identità punk-anarchica. Forse va fatta una eccesione per gli squatters.. ma anche questi in qualche modo hanno una tendenza a qualche forma di neo-anarchismo (vedi Torino...). Il Simbolo con la freccia senz'altro in origine non ha nulla di marxista anche se oggi lo usano anche loro. Si può solo ammettere che al giorno d'oggi anche gli anarchici hanno perso il comun denominatore che per molto più tempo dei marxisti hanno mantenuto, ma per il resto (a meno che non si voglia diventare dei seguaci di BIFO....) le tipologie sono queste. L'autogestione non piove dal cielo ma fa parte in modo particolare della cultura anarchica a partire dal '68. I marxisti se ne sono appropriati come linguaggio ma non come pratica reale. La maggior parte dei Centri Sociali della ex autonomia sono delle imprese a base politica. Possono forse esistere degli autogestionari in senso letterale ma poi devono comunque porsi il problema dell Stato. Anche nel momento in cui decidono le tattiche e le strategie di una occupazione e del mantenimento di un posto di fronte alla repressione e ai tentativi di riassorbimento. E qui per il momento mi fermo.

Che cos'è il Friuli?

Par chel ca riguarde la cuistion furlane o ul sedi avonde sclet tal disi lis rubis. Il mot di viodi di un furlan cal à cjapât cussienze da so identitât e al'à capit le pulitiche, nol po jessi ta sostanze tant diviars di chel di un palestinês cal scombat pa so tiare? patrie? indipendenze? Libertât? Cui che nol rive adore a capì chist, al'è miôr che si fasedi qualchi domandute su ziartis problematichis e su le cuistion des nazionalitâz. Par di plui noatris, anarchics furlâns, o vin voje di sdrumà jù il Stât Talian senze par chis vi tal cjâf chel di custruì un Stât Furlan!!

3/6/2002 Cespuglio

Interviene Stefano del Zapata

Caro Cespu,

ti pregherei di allegare in coda il mio intervento.

fraterni saluti stefano

Visto che nell¹intervento di Cespuglio sui 15 anni di occupazione di Via volturno si parlava di "spaccatura" pordenonese e, visto quello successivo di un esponente (seppur a titolo individuale) del gatanegra, cercherò di portare fatti e considerazioni che ritengo meritevoli di attenzione dal versante libertario...ovviamente non a nome del circolo.

A dire il vero, nonostante lo sforzo di Mikele, mi pare eccessivo scomodare Hegel per accuse di operaismo (i miei non estesissimi studi filosofici non mi consigliano tante e tali assonanze)...semmai mi sembra vi siano alcuni accostamenti stridenti proprio nell¹elenco redatto...d¹altro canto il buon Totonno, dall¹operaio-massa all¹Impero, sembra preoccuparsi poco della "filosofia dello spirito" e molto più della real politìc, tanto cara alle Tutine, ai vecchi, nuovi e "nuovissimi" partiti comunisti, quest¹ultimi in chiave "movimentista".

Sulla "spaccatura" pordenonese effettivamente i termini non sono affatto chiari, ma non mi sembra che la miopia sia da imputare a cespuglio. Proviamo "a far di conto" come direbbero i vecchi.

il Collettivo Gatanegra nasce per aprire spazi di libertà e nasce grazie allo sforzo dei compagni anarchici di Pordenone, così come precedentemente per il collettivo Arkano. L¹autogestione è una prassi non un principio ed è storicamente e politicamente l¹opzione che caratterizza una forma Libertaria da una Autoritaria. Ora che il collettivo non nascesse anarchico e che non fosse nei sui obiettivi di "formare" tutte le sue individualità come anarchiche è vero e ci mancherebbe. Ma è altrettanto vero che il collettivo è fin da subito libertario proprio perchè basa le proprie istanze sul metodo autogestionario (decisioni assembleari, pratiche e relazioni orizzontali, critica alla meritocrazia, alle gerarchie), pertanto mi sembrerebbe alquanto dicotomico opporsi ai ³contenuti² che sostanziano la nascita del collettivo stesso.

E¹ evidente che Mikele confonde la nascita del collettivo e quindi ciò che era con ciò che è adesso , senz¹ombra di dubbio, assai diverso.

Sulla critica ad ogni forma di impostazione ideologica è evidente dunque che "stia nelle cose", sulla "pianificazione funzionale" ho invece alcune difficoltà di comprensione, ma, probabilmente, per un mio difetto cognitivo.

Su ciò che dovrebbe essere la "vostra" pratica (sono tutti al corrente e sottoscriventi della nuova Weltanschauung?), non voglio polemizzare ma permettimi alcune riflessioni. Il nuovismo semantico è una "brutta bestia" perché nella maggiorparte dei casi sostituisce i ³termini² ma non i contenuti, se infatti sostituissimo a "molteplice, nomade e rizomatica" "plurale, dinamica e antigerarchica (o antiautoritaria)" non cambierebbe nulla nella sostanza. Anzi forse l¹accostamento di Molteplice e Rizoma stonerebbe meno, se non ricordo male gli ottimi Deleuze e Guattari sostenevano infatti che "il rizoma non si lascia ricondurre né all'Uno né al multiplo"...ma queste sono sottigliezze.

E¹ non è solo una questione semantica, il problema è che alla radice vi è un¹incapacità di approcciare al "sociale", al "collettivo" uscendo dagli schemi che riconducono a pratiche di "branco" (dove la condanna al formalismo è la giustificazione alla sopraffazione interpersonale) piuttosto che a pratiche autoritarie (delega, meritocrazia, centralismo)...in questo senso l¹approccio anarchico suggerisce appunto un radicale cambiamento di relazioni e di metodo ma non voglio insistere troppo o mi si accuserebbe di propaganda e non sia mai.

Sulla metodologia del circolo Zapata non sarei così restio nei giudizi, accusaci pure di usare il metodo autogestionario e assembleare, a volte gli insulti per qualcuno sono complimenti per altri.

Il senso della spaccatura di Cespuglio non credo sia riferito tra Zapata e Gatanegra (anche perché l¹idea tentata da alcuni di dividere compagni del gatenegra e compagni del Zapata all'interno del collettivo è la pratica stalinista che ha poi sussunto il documento di espulsione) ma fra i componenti dell¹ambito libertario e anarchico che vedeva lavorare tutti all¹interno del circolo Zapata fino al dopo Genova gatanegrino.

Probabilmente Mikele non ha una conoscenza tale da permetterne una comprensione, per così dire, globale. Sul fatto che ognuno "agisce negli spazi e nei tempi che la propria pratica politica gli consente" potrei anche convenire se non fosse che la prassi spesso non va d¹accordo con l¹intenzione soprattutto quando qualcuno ha pretese di rappresentare, prenotare e decidere l¹agibilità di spazi e tempi altrui...25 aprile insegna.

Sulla questione Friulana sottoscrivo in toto la risposta di Cespuglio, il nazionalismo non ci apparterrà mai, ma l¹identità in chiave anarchica si perchè concretizza parole come "diversità, pluralismo, differenze" che sono oramai sulla bocca di tutti ma praticate da pochissimi, lo schizofrenico appoggio al popolo Palestinese (adirittura in chiave statuale) ed il rifiuto di un'identità friulana in chiave autogestionaria e federalista ne è l¹aspetto più delirante.

L¹intervento di mikele si conclude così: "piuttosto che neomarxista preferirei morire "neomarziano"...non vorrei essere d¹impaccio alla sua profezia ma sovente le nostre aspirazioni subiscono inaspettate mediazioni. per l'occasione non sarebbe escludibile che fra "neomaxista" e "neomarziano" egli gli tocasse di lasciarci "neomarxiano", la vita a volte è crudele.

saluti libertari
5/6/2002