| Interviene Stefano del Zapata
ti pregherei di allegare in coda il mio intervento.
fraterni saluti stefano
Visto che nell¹intervento di Cespuglio sui 15 anni di occupazione di Via volturno si parlava di "spaccatura" pordenonese e, visto quello successivo di un esponente (seppur a titolo individuale) del gatanegra, cercherò di portare fatti e considerazioni che ritengo meritevoli di attenzione dal versante libertario...ovviamente non a nome del circolo.
A dire il vero, nonostante lo sforzo di Mikele, mi pare eccessivo scomodare Hegel per accuse di operaismo (i miei non estesissimi studi filosofici non mi consigliano tante e tali assonanze)...semmai mi sembra vi siano alcuni accostamenti stridenti proprio nell¹elenco redatto...d¹altro canto il buon Totonno, dall¹operaio-massa all¹Impero, sembra preoccuparsi poco della "filosofia dello spirito" e molto più della real politìc, tanto cara alle Tutine, ai vecchi, nuovi e "nuovissimi" partiti comunisti, quest¹ultimi in chiave "movimentista".
Sulla "spaccatura" pordenonese effettivamente i termini non sono affatto chiari, ma non mi sembra che la miopia sia da imputare a cespuglio. Proviamo "a far di conto" come direbbero i vecchi.
il Collettivo Gatanegra nasce per aprire spazi di libertà e nasce grazie allo sforzo dei compagni anarchici di Pordenone, così come precedentemente per il collettivo Arkano. L¹autogestione è una prassi non un principio ed è storicamente e politicamente l¹opzione che caratterizza una forma Libertaria da una Autoritaria. Ora che il collettivo non nascesse anarchico e che non fosse nei sui obiettivi di "formare" tutte le sue individualità come anarchiche è vero e ci mancherebbe. Ma è altrettanto vero che il collettivo è fin da subito libertario proprio perchè basa le proprie istanze sul metodo autogestionario (decisioni assembleari, pratiche e relazioni orizzontali, critica alla meritocrazia, alle gerarchie), pertanto mi sembrerebbe alquanto dicotomico opporsi ai ³contenuti² che sostanziano la nascita del collettivo stesso.
E¹ evidente che Mikele confonde la nascita del collettivo e quindi ciò che era con ciò che è adesso , senz¹ombra di dubbio, assai diverso.
Sulla critica ad ogni forma di impostazione ideologica è evidente dunque che "stia nelle cose", sulla "pianificazione funzionale" ho invece alcune difficoltà di comprensione, ma, probabilmente, per un mio difetto cognitivo.
Su ciò che dovrebbe essere la "vostra" pratica (sono tutti al corrente e sottoscriventi della nuova Weltanschauung?), non voglio polemizzare ma permettimi alcune riflessioni. Il nuovismo semantico è una "brutta bestia" perché nella maggiorparte dei casi sostituisce i ³termini² ma non i contenuti, se infatti sostituissimo a "molteplice, nomade e rizomatica" "plurale, dinamica e antigerarchica (o antiautoritaria)" non cambierebbe nulla nella sostanza. Anzi forse l¹accostamento di Molteplice e Rizoma stonerebbe meno, se non ricordo male gli ottimi Deleuze e Guattari sostenevano infatti che "il rizoma non si lascia ricondurre né all'Uno né al multiplo"...ma queste sono sottigliezze.
E¹ non è solo una questione semantica, il problema è che alla radice vi è un¹incapacità di approcciare al "sociale", al "collettivo" uscendo dagli schemi che riconducono a pratiche di "branco" (dove la condanna al formalismo è la giustificazione alla sopraffazione interpersonale) piuttosto che a pratiche autoritarie (delega, meritocrazia, centralismo)...in questo senso l¹approccio anarchico suggerisce appunto un radicale cambiamento di relazioni e di metodo ma non voglio insistere troppo o mi si accuserebbe di propaganda e non sia mai.
Sulla metodologia del circolo Zapata non sarei così restio nei giudizi, accusaci pure di usare il metodo autogestionario e assembleare, a volte gli insulti per qualcuno sono complimenti per altri.
Il senso della spaccatura di Cespuglio non credo sia riferito tra Zapata e Gatanegra (anche perché l¹idea tentata da alcuni di dividere compagni del gatenegra e compagni del Zapata all'interno del collettivo è la pratica stalinista che ha poi sussunto il documento di espulsione) ma fra i componenti dell¹ambito libertario e anarchico che vedeva lavorare tutti all¹interno del circolo Zapata fino al dopo Genova gatanegrino.
Probabilmente Mikele non ha una conoscenza tale da permetterne una comprensione, per così dire, globale. Sul fatto che ognuno "agisce negli spazi e nei tempi che la propria pratica politica gli consente" potrei anche convenire se non fosse che la prassi spesso non va d¹accordo con l¹intenzione soprattutto quando qualcuno ha pretese di rappresentare, prenotare e decidere l¹agibilità di spazi e tempi altrui...25 aprile insegna.
Sulla questione Friulana sottoscrivo in toto la risposta di Cespuglio, il nazionalismo non ci apparterrà mai, ma l¹identità in chiave anarchica si perchè concretizza parole come "diversità, pluralismo, differenze" che sono oramai sulla bocca di tutti ma praticate da pochissimi, lo schizofrenico appoggio al popolo Palestinese (adirittura in chiave statuale) ed il rifiuto di un'identità friulana in chiave autogestionaria e federalista ne è l¹aspetto più delirante.
L¹intervento di mikele si conclude così: "piuttosto che neomarxista preferirei morire "neomarziano"...non vorrei essere d¹impaccio alla sua profezia ma sovente le nostre aspirazioni subiscono inaspettate mediazioni. per l'occasione non sarebbe escludibile che fra "neomaxista" e "neomarziano" egli gli tocasse di lasciarci "neomarxiano", la vita a volte è crudele.
saluti libertari
5/6/2002
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