Tratto da La Repubblica del 7 novembre 2001
Ghiacciai del Kilimangiaro

addio in meno di vent'anni

Denuncia di Greenpeace alla Conferenza di Marrakech

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MARRAKECH - Non durerà molto il conto alla rovescia per le nevi del Kilimangiàro: tra pochi anni non resterà che il ricordo dei ghiacciai che eravamo abituati a chiamare «perenni». Secondo uno studio di Lonnie Thompson, docente al Byrd Polar Research Center dell'Università dell'Ohio, l'80 per cento della massa di ghiaccio che ha dato nome al Kilimangiàro (letteralmente «montagna brillante») è già perso e il 33 per cento di questo danno si è prodotto negli ultimi dodici anni. Rimangono due chilometri cubi di ghiacciaio: scompariranno in un periodo compreso tra i dieci e i venti anni. Entro il 2020 il paesaggio della vetta più alta dell'Africa non sarà più lo stesso: in Tanzania neanche 5.895 metri bastano più per resistere alla morsa del caldo.

E' uno dei dati contenuti in una denuncia presentata ieri da Greenpeace alla conferenza sul clima di Marrakech. E in effetti la scomparsa delle nevi del Kilimangiàro colpisce la fantasia. L'elemento più allarmante però è in realtà un altro. Oltre al ghiacciaio della montagna più alta dell'Africa si scioglierà quello del Semien: il serbatoio che alimenta il lago Tana. E, a sua volta, il lago Tana alimenta il Nilo Azzurro che svolge un ruolo determinante nella regolazione delle piene che da migliaia di anni assicurano la fertilità delle pianure egiziane. Dunque in gioco, per restare ai soli problemi dell'Africa al di sopra dell'equatore, c'è ben di più del colpo d'occhio sulle nevi del Kilimangiàro.

E questa è solo una parte dei rischi legati al mutamento climatico che la conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni unite in Marocco dovrebbe cercare di contrastare.

(a.cian.)