Alcuni brani.
Effetti materni
Per specie quali i primati la madre è l’ambiente, o per lo meno il suo elemento basilare durante la fase più pericolosa della vita di un individuo. Perché una fecondazione vada in porto, deve essere una madre fortunata in grado di sapersela cavare in un mondo di carestie, predatori, agenti patogeni e perfino individui congeneri. Ciò che le madri sono e fanno facilita o intralcia l’adattamento a nuove condizioni; per esempio, trasmettono ai piccoli le proprie difese immunitarie (attraverso l' allattamento) e li rendono più vigorosi. Quel lancio sulla strada giusta può cominciare anche prima della fecondazione (vedi Tavola 1 dell’inserto).
Verso la fine del Seicento, gli scienziati credevano di vedere sotto il microscopio un homunculus racchiuso nello spermatozoo umano, in attesa di essere depositato in un grembo. Perfino dopo che net 1827 l’embriologo Karl Ernst von Baer aveva fornito una descrizione più accurata dell’ovulo dei mammiferi e aveva convinto i colleghi che era sbagliato credere che degli esseri umani in miniatura venissero trapiantati già bell’e fatti nell’utero femminile si continuò a pensare che soltanto gli uomini orientassero il corso dell’evoluzione. Le madri contribuivano solo con i propri ovuli, recipienti passivi in attesa della forza vitale portata dai maschi.
Ma era inesatto anche quello: invece di essere penetrato dallo spermatozoo, l'ovulo (l’oocita) più esattamente lo ingloba, molto probabilmente scegliendo quale spermatozoo accettare e producendo le sostanze chimiche necessarie perché la fecondazione avvenga. Lo spermatozoo è quasi soltanto nucleo; l’oocita contiene diversi ingredienti, nucleo e citoplasma. Una volta inglobato lo spermatozoo nell’ovulo, le istruzioni materne iniziano a operare e i nutrienti immagazzinati prima della fecondazione suppliscono ai bisogni dell'embrione che si sviluppa. In particolare, l’oocita proviene da cellule che, ancora prima della fecondazione, avevano iniziato a dividersi 4 volte, per un totale di 16 cellule. Una di queste diventa l’oocita e le altre "cellule badanti" che fabbricano nutrienti e altri materiali da trasmettere attraverso il citoplasma.26
Questo vuol dire che lo sviluppo embrionale è sotto controllo materno prima ancora che i geni paterni, portati dallo spermatozoo, siano attivati. L’accettazione dello spermatozoo da parte dell’ovulo innesca quindi gli effetti materni: il protoplasma della madre prepara l’embrione allo sviluppo e prelude ai molti effetti matemi possibili.
Uno degli effetti materni più sorprendenti riguarda proprio i particolari ingredienti trasmessi dalla madre nel citoplasma degli ovuli, e smentisce tutte le aspettative stereotipate sulla virtù materna, in particolare sulla <<madonna>> che dovrebbe essere una madre più adatta della "puttana ". E invece un caso in cui sono proprio le femmes fatales a essere le madri migliori.
Immaginate luci che lampeggiano nella notte afosa. Non cercano di attirare i vacanzieri in discoteca, ma provengono da organi fosforescenti sull’addome delle femmine di lucciole Photuris che emettono segnali chimici luminosi. Imitano i richiami sessuali di altre specie di un genere imparentato, Photinus, le cui femmine si sono davvero evolute per indicare con segnali luminosi la disponibilità ad accoppiarsi e i cui maschi si sono evoluti, attraverso la selezione sessuale, per andare a raggiungerle. Ma quando si presenta il corteggiatore Photinus, la femmina Photuris lo divora, ne ingerisce le difese chimiche e le trasmette alla discendenza. Questa, grazie allo stratagemma matemo, ha maggiore probabilità di sopravvivere fino all’età adulta.
La futura madre Photinus ricava qualcosa di più di un pasto: si appropria delle armi della vittima, che ha l’insolita capacità di produrre steroidi difensivi per cui uccelli e ragni predatori la trovano immangiabile. Trasmette quindi anche questa protezione chimica alle uova che sta per deporre, regalando loro il bottino chimico.27
Casi simili sono il pane quotidiano dei sociobiologi che, come Mary Jane West-Eberhard, si occupano dello sviluppo embrionale. Per lei, l’individualizzazione inizia come un effetto materno. L’ovulo di un animale, o il seme di una pianta, è un fenotipo altamente organizzato e attivo prima ancora di essere fecondato. Ci invita a osservare l’inizio di una vita da rana. Ore dopo la fecondazione, la blastula (il primo stadio dell’embrione) si è divisa rapidamente e ha già 4000 cellule, ma ancora non sono stati attivati i gem dell’embrione stesso. Le uniche istruzioni che riceve provengono dagli ormoni e dalle proteine in circolazione nel citoplasma. Lungi dall’essere geneticamente determinato, il primissimo sviluppo del nuovo individuo, con il suo fenotipo di seconda mano, è influenzato dalla condizione materna, dalla sua alimentazione o dalla sua storia personale. A questo si riferisce West- Eberhard quando sbotta: <<I geni nudi e crudi sono i materiali pià impotenti e inutili che si possano immaginare >>. II fenotipo dell’embrione è determinato inizialmente dalla sola madre, attraverso un effetto materno del tutto ignoto fino a pochi anni fa.~
La West-Eberhard è stata in prima linea tra quelli che hanno cercato di integrare la plasticità comportamentale di entranbi i sessi nella teoria evoluzionista. Specialista delle vespe, è affascinata dai molti modi in cui individui geneticamente simili possono essere dirottati verso uno sviluppo diverso. Secondo le condizioni incontrate nei primi momenti di vita. Uno stesso genotipo (o genotipi molto simili, come nel caso di fratelli) può svilupparsi in un organismo che ha un aspetto e un comportamento molto diverso (ovvero che presenta un fenotipo diverso).29
II fenomeno dei fenotipi alternativi innescati dall’ambiente all’interno di una stessa popolazione è detto <<polifenismo>> (vale a dire che uno stesso genotipo produce più di un fenotipo). Dopo averlo trascurato a lungo, i genetisti stanno finalmente cercando di capirne i segreti. Con un’avvertenza: gli scienziati dovrebbero sempre ricordarsi che il contesto conta, prima di cedere alla tentazione di identificare un gene <<per>> una particolare caratteristica.