"Sogno di uno strumento in grado
di oggettivizzare lo Stato
come questi oggettivizza me"

(René Lourau- Lo Stato incosciente)
L'iper-realtà libertaria
C'era una volta una stereotipata tautologia...

"Chiamiamo comunismo il movimento reale
che distrugge e supera
lo stato di cose esistenti".


E invece tutto è rimasto come prima, peggio di prima.
Noi oggi prospettiamo un movimento
molecolare di eco-individualità,
diffuso, invisibile,
politicamente virtuale,
ma radicato nel territorio
e più organizzato
di un formicaio;
in una parola: iper-reale


Max Stirner:
"L'unico e la sua proprietà"
Ovvero:
"l'unico, la sua proprietà,
il suo habitat
e la sincronizzazione
eco-sistemica
del "pensiero condiviso"

Pietro Kropotkin:
"Scienza e anarchia"

Ognuno ha l'iperrealtà
che si merita
Links di comparazione
Ammutinamento
del pensiero

(punto 3. punto 4.)
Ancora Baudrillard
(capoversi 8-9-10)
Le Torri
(riga 11)

Jean Baudrillard
Out of control
(Ultima riga del penultimo blocco di testo)
Se è vero che, come dichiarato qualche tempo fa dal visionario game designer Peter Molyneaux (Black & White),
«nel futuro chiunque avrà due esistenze: una reale e una virtuale»,

Materiale iper-concreto per costruire il "mondo possibile":
con l'anarchismo, oltre l'anarchismo, dall'utopia alla iperrealtà.

(idee a ruota libera in cerca di ipertesto)

Ogni individuo sarà anche "unico e irripetibile"; il mondo sarà anche "bello perchè e vario" però questo oramai non giova per uscire dagli stereotipi sociologici e per evitare l' omologazione culturale galoppante. Il "dopo Manhattan" ha portato a galla la realtà della società odierna: l'azzeramento della capacità di pensiero critico degli "occidentali" oramai totalmente imbevuti nell'ontologia consumista, schierati in difesa del "dio denaro" e di questo sistema energivoro, rapinatore e sanguinario.

Certo non tutti si sono rincoglioniti con "il grande fratello", non tutti hanno venduto l'anima al petrolio. Esiste un vasto movimento di lotta e resistenza che in tutte le manifestazioni urla importanti principi unificanti come "un altro mondo è possibile", "un altro mondo è necessario". Pur nella loro genericità, questi principi costruttivi, sono senz'altro apprezzabili ma ciò che deve preoccupare è che la mancata articolazione di tali concetti provocherà la loro degradazione a semplici slogan destinati con il tempo a passare di moda. Se le centinaia di migliaia di persone che si sono mobilitate nel 2001 in italia, (in europa, nel mondo..) sui temi della globalizzazione, contro la guerra , nelle fabbriche e nelle scuole, avessero le idee un pò più chiare e concrete sulle cose da fare allora il "mondo possibile" sarebbe un pò meno lontano. Il fatto è che le idee in circolazione sono veramente poche e anche quelle poche decisamenmte vecchie e impotenti di fronte alla aggressività dei sistemi di dominazione. Probabilmente visto che i "nuovisti" alla Bifo o alla Oriana Fallaci sembrano essere contaminati dal liberal-americanismo, qualcuno penserà che è meglio restare fedeli ai vecchi schemi piuttosto che perdersi nel nulla. Per contro, ulteriore elemento di distorsione è pur sempre la vecchia regola secondo la quale chi è piu "estremo" nell'attacco al potere, può anche imporsi in termini di legittimazione auto-referenziale e farsi beffe degli altri. Di conseguenza le energie dei movimenti e degli individui continuano a disperdersi nei labirinti dei tradimenti, della miopia politica, degli avventurismi e delle competizioni neo-egemoniche nella fattispecie provenienti principalmente dalla "vecchia sinistra", mascherata con nuove denominazioni ma priva di metodi e contenuti innovativi
Infatti ecco il problema dei contenuti.
Dagli studenti ci verrebbero finalmente delle buone indicazioni:
"il nostro cervello non è in vendita" , "autogestione della cultura" , "liberiamo i saperi" ma è il caso di dirlo, liberiamoli veramente! Speriamo che questi concreti e stimolanti "slogan" abbiano veramente un seguito, un futuro, una continuità. Da parte nostra su questo versante lanciamo una proposta che riteniamo veramente feconda, unificante, operativa, e continuativa:
"una scuola per salvare il pianeta".

L'arte più difficile in un movimento collettivo è coniugare spontaneità ed organizzazione. L'arte più difficile in una società organizzata è coniugare libertà e necessità.
Ma stiamo pensando ancora in termini occidentali (sia pure in senso buono) cioè di liberazione integrale dell'individuo, mentre per la parte più grossa del mondo il problema è l'acqua , il cibo, la salute, le medicine, i diritti umani elementari.
Ma stiamo pensando ancora in termini novecenteschi perchè oggi, nel terzo millennio, dobbiamo fare i conti con la crisi ecologica, il depauperamento delle risorse, l'inquinamento ambientale, i mutamenti climatici.

Dobbiamo sviluppare un modello di liberazione estendibile a tutto il pianeta cioè a tutti gli effetti pensare alla costruzione di un altro "mondo possibile" con tutte le particolarità che le determinazioni storiche ci impongono. Pare evidente che questo mondo non può crescere in nessuno dei sistemi politici e socioeconomici esistenti senza metterli radicalmente in discussione. D'altra parte, forse è meno evidente, ed anche per questo va affermato con particolare forza, che i sistemi di pensiero politico nei movimenti sociali esistenti (occidentali) sono anch'essi insufficienti per dare effettiva credibilità ad un progetto di trasformazione sociale adatto a questa nuova era.

Queste semplici premesse ci servono da introduzione per iniziare l'elaborazione di un nuovo fondamentale ipertesto di questo sito, che chiameremo "l 'iper-realtà libertaria". con lo scopo di gettare le basi per lo sviluppo di un movimento radicato e permanente in grado di controllare localmente tutte le variabili della realtà de-evolutiva in cui oggi stiamo vivendo e costruire il modello virtuale della iper-realtà futura che, siamo sinceri, non corrisponderà molto alle utopie di stampo ottocentesco anche se dovrà mantenere ad esse un indispensabile ancoramento ontologico.

Certo il concetto di iper-realtà ha avuto fino ad ora una valenza essenzialmente negativa ma l'intuizione ci dice che è proprio del mondo iper-reale che dobbiamo appropriarci e che lì possiamo essere più forti.

Per esempio possiamo modulare il concetto di iper-realtà a seconda della "scala" in cui esso viene applicato.

Scala microscopica (locale). Lo scopo è quello di fare la radiografia dettagliata del sistema di dominio così come è effettivamente e puntualmente strutturato sul territorio e di ricostruirne le micro-mappe ipertestuali che ne enfatizzino e ne rendano intellegibile la struttura. Questo deve essere opera dei video attivisti locali che hanno capito le priorità del loro lavoro: combatti la globalizzazione digitale: afferma il tuo luogo nel globo. Naturalizza la vita, digitalizza il potere.

Scala macroscopica (globale). Lo scopo è quello, crediamo comune a tutti i movimenti antagonisti, di creare attraverso la pratica politica specifica, i media indipendenti e i nuovi mezzi di comunicazione, un movimento in grado di contrapporsi efficaciemente al potere Statale e al neo-capitalismo devastante.
La situazione così com'è non ha sufficiente spinta propulsiva.....

Ma il significato più importante della "iper-realtà libertaria" è di tipo ontologico, consistente nel potenziamento del ruolo, anche semplicemente autoreferenziale, del singolo individuo anche non attivista, attraverso il suo ingresso nella rete di collegamento e di rappresentazione telematica della presenza umana nel territorio. Cioè l'individuo visto semplicemente come appartenente alla specie che si rende autocosciente almeno per gli aspetti oggettivi riguardanti il metabolismo, i consumi, l'impatto antropomorfico e la condivisione dell'ambiente naturale.

Questa auto-mappatura eco-sistemica (che proponiamo inizialmente attraverso gli eco-form) è la vera caratterizzazione intrinseca (e forse l'aspetto più importante) della nostra idea di iper-realtà libertaria. Rendetevi conto, nessuno, neanche Echelon, può possedere più dati effettivamente sensibili e strategici, di quanti ne può avere a disposizione un "movimento molecolare" di video attivisti in cui i suoi componenti condividono e fanno proliferare le conoscenze eco-sistemiche e le gestiscono in una elaborazione autopoietica e autoevolutiva!!.

E' ora di finirla con le mailing list, i forum sui temi
comunque imposti dal sistema.

Quando questo flusso di dati eco-sistemici raggiungerà una "massa critica" sarà in grado di giocare un ruolo politico non solo "locale", come anticipatamente può avvenire, ma una dirompente azione politica "globale". L'autogestione dei nostri dati oggettivi è una risorsa politica fino ad ora ignorata. Occorre superare la soggettività, l'esistenzialismo e serenamente auto"strumentalizzarsi" in quanto entità oggettive esistenti e portatrici di dati informativi carichi di peso politico se organizzati in maniera complessa.
Lo Stato si oggettivizza anche "amministrando" la realtà con maggiore rigore e precisione di quanto lo Stato stesso riesca a fare. Questo oggi assume particolare concretezza nel conflitto ambientale sempre più generalizzato.
Niente deve sfuggire al nostro occhio, alla nostra mente analitica e alla potenza delle nostre strutture negh-entropiche e di oggettivizzazione iperreale de sistema di dominio.
Il collasso ontologico del potere si realizza nel momento in cui ogni sua azione è contrastata da una azione esterna più efficacie, anche solo sotto il profilo concettuale.
Una azione pratica, anche modesta nel suo significato singolo, acquista una forza molto più grande se inserita in un contesto appropriato.
Dalla teoria alla pratica: ripetiamolo, il conflitto ambientale è in fase di generalizzazione ma si può cogliere e valorizzare solo con uno spinto radicamento localista. Bisogna conoscere molto bene il contesto in cui si agisce e dominare tale contesto sul piano della conoscenza e della rappresentazione virtuale. Questo lavoro deve essere fatto in ogni luogo antropizzato. La rete non deve servire solo per parlare tutti delle stesse cose di carattere generale e globalizzato. Anzi dobbiamo combattere la "globalizzazione digitale" in cui un individuo (e il suo luogo) viene sostituitio da un indirizzo di posta elettronica. Questo è il trucco oggettivizzante della rete di cui nessuno sembra preoccuparsi più di tanto, ed invece questo introduce modifiche ontologiche molto più potenti dello snaturamento bioregionale realizzato dalle città /metropolii/megalopoli.

Messa in rete il 31 dicembre 2001--1 gennaio 2002.

Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile