Si può invertire l'entropia ?
(liberamente tratto dal magnifico breve racconto di Isaac Asimov: "L'Entropia")
Il collegamento in mondovisione è appena concluso. Presidenti di ogni ordine e grado hanno tenuto i loro discorsi, visibilmente emozionati. D'altronde non capita tutti i giorni di inaugurare il primo Centro Mondiale di Processamento Dati e Informazioni. Tutti i paesi della Terra hanno concentrato tutto ciò che c'è di memorizzato su decine di milioni di computer in un'unica, grande macchina, quanto di meglio la tecnologia può offrire. Un sistema così grande che lo si è installato sulla Luna per evitare problemi di spazio. La giornata volge al termine. Gli ospiti sono andati tutti via. Nella sala controllo la stanchezza comincia a farsi sentire, ma c'è ancora grande eccitazione, anche perché di brindisi se sono fatti parecchi.

"Bell'oggettino, vero?", chiede Vecia Chiazlan, il responsabile del Centro, guardando con affetto il quadro di controllo.

"Si, non c'è male. Mi chiedo solo quanto è bravo", gli risponde Vufio Nolniggia, togliendo i suoi piedoni dal tavolo. Vuflo era uno dei giovani apprendisti stregoni responsabili della manutenzione e crescita del sistema. Un personaggio, molto bravo, famoso fra l'altro per sapere ancora fare a mano gli stivali. Vera e propria archeologia artigianale. Quelli che aveva ai piedi se li era fatti lui. Erano molto invidiati.

"Cosa hai in mente, sottospecie di terrorista informatico?". Vecia sorrideva. Gli piacevano quelli curiosi e provocatori.

"Ti faccio vedere".

Si siede alla tastiera e rapidissimo digita: "Si può invertire l'entropia?"

"Gli hai fatto una domandina da niente! Adesso questo povero disgraziato deve andare a leggersi tutto quello che ha in memoria per trovare una risposta. Comunque hai fatto bene. Ci facciamo un'idea di quanto è veloce".

I minuti passano e ci si comincia a preoccupare. Alla faccia del meglio della tecnologia. Vuoi vedere che si è piantata la macchina, magari si è infilata in qualche loop da cui non riesce a uscire.

Alla mezz'ora il disagio è avvertibile.

"Che nessuno si faccia prendere dal panico", ordina Vecia, "nessuno faccia del Plokta (press alot of keys to abort), il sistema sta funzionando a dovere. Solo che di dati e informazioni ne ha proprio tante. Lasciatelo lavorare".

Dopo un'altra interminabile ora il sistema risponde: "Non ho sufficienti dati per rispondere".

Vecia scoppia a ridere: "Ve l'avevo detto, banda di miscredenti. Funziona tutto a dovere e non racconta neanche frottole".

Passano molti anni. Nella vecchia modalità di computo del tempo qualcosa come venti secoli.

La piccola Ial-clam non ne può più di essere in viaggio. Comincia a fare la lagna.

"Mamma, quando arriviamo? Ci vuole ancora molto? Cosa posso fare? Io mi annoio!"

Saul Mt-artale la coccola un po' ma con scarso successo.

Per farla stare buona ed evitare che si svegli lo scatenato fratellino, Zilen Fansteo, adempiendo al dovere di padre, la chiama e la fa sedere accanto a sé al tavolo di comando del veicolo:

"Vieni qui, che ti faccio giocare. Adesso ci colleghiamo con la Matrice e le facciamo un po' di domande. Vediamo chi fa quella più difficile".

Cominciano a giocare. La Matrice, un'enorme rete di reti di calcolatori, discendente diretta del primo sistema lunare, ormai cosi vasta che non c'è pianeta della galassia che la possa contenere, risponde dall'iperspazio a ogni domanda in modo quasi istantaneo.

"Babbo, non vale: è troppo brava. C'è qualcosa a cui non sa rispondere?"

La domanda era molto buona.

"Prova a chiederglielo".

"Matrice, c'è una domanda a cui non sai rispondere?".

Subito, come al solito, la voce della Matrice si fa sentire:

"Affermativo. Vuoi l'elenco completo?"

"No", interviene Zilen, solo la più difficile".

"La domanda più difficile è: 'Si può invertire l'entropia?'".

"Babbo, cos'è l'entropia''.

Zilen alzò gli occhi al cielo, anzi allo spazio siderale che scorreva sopra la cupola della sala comando, chiedendosi perché gli riusciva sempre di ficcarsi nei pasticci quando aveva a che fare con i sei anni di una figlia curiosa. Adesso bisognava spiegarle cos'è l'entropia:

"La seconda legge della termodinamica afferma che ..."

"Cos'è la seconda legge della termodinamica?".

Buonanotte. Si stava infilando in un bel pasticcio.

"Aspetta, te lo spiego in modo diverso. I fisici urleranno di dolore per le inesattezze, però ti fai un'idea. Un qualsiasi sistema fisico, mano a mano che passa il tempo, tende ad aumentare il suo grado di disordine. Tra milioni e milioni di anni, tutto ciò che oggi è ordinato si sarà consumato, diventerà disordinato. Tutte le stelle che vedi finiranno per esaurirsi. Tutta la materia di cui sono composte sarà sparsa per I'universo. L'entropia non si può invertire a meno che non si spenda più energia di quanta non si riesce a ricreare. In altre parole posso riordinare un sistema, ma l'energia che devo usare per farlo sarà superiore a quella che riuscirò a estrarre di nuovo dal sistema".

"L'opposto dell'entropia, ovvero la neg-entropia, ovvero l'informazione. Usando l'informazione si può aumentare l'ordine di un sistema. Prendi ad esempio il tuo cassetto dei calzini. Di solito fai una grande confusione. Poi viene la Mamma e rimette a posto le cose. Il calzino giallo con quello giallo, quello verde con quello verde e così via. Alla fine, usando l'informazione associata ai diversi calzini, il cassetto è di nuovo ordinato. Se si possiede l'informazione su tutte le parti di un sistema, ma proprio tutte, allora si potrebbe invertire l'entropia. Forse".

La spiegazione aveva sortito l'effetto desiderato. Ial-clam dormiva come un angioletto. Gran bella cosa la sua capacità di addormentarsi ovunque e in qualunque posizione. Era rimasta lì, seduta. La testolina reclinata su una spalla e dormiva alla grande.

Già, non è mica stupida l'idea. Adesso glielo chiedo io: Matrice, si può invertire l'entropia?".

"Prego attendere", disse la voce. Divertente, era stata progettata in modo da copiare esattamente la voce dell'interlocutore. Ognuno aveva l'impressione di stare parlando con la propria macchina personale. Era come parlare a voce alta a se stessi: un ottimo modo per facilitare lo sviluppo delle catene logiche.

Zilen notò che la risposta tardava. Quando, dopo qualche unità di tempo di troppo, Matrice disse: "Sono spiacente, non ho sufficienti informazioni per rispondere", sorrise sorpreso. Aveva avuto la netta sensazione che ci fosse una nota di amarezza. Non l'aveva mai sentita prima.

Sono passati milioni e milioni di anni.

Le ultime stelle stanno per spegnersi. Dall'alto delle tre miglia della terrazza della torre, unico edificio del pianeta, I'orizzonte è ampio, quasi illimitato.

Alea-Mneu Ski Rongaw, la cui bellezza è leggendaria, guarda con malinconia e infinita saggezza l'onda del nulla che avanza lentamente. Sa che il suo sistema al non equilibrio è in esaurimento. Lei è l'ultima donna, I'ultimo rappresentante della sua e di tutte le razze e specie. Non ce ne sono più altre. Si sono tutte esaurite. Lei è l'ultimo essere ancora organizzato. Tutti gli altri sono liberi.

Già. L'irreversibilità dell'entropia. Non c'è più nulla che lei possa fare. Anzi no. C'è ancora una cosa che può fare. Basta collegarsi mentalmente con la Macchina. L'immensa macchina. Dove è accumulato l'universo.

L'incredibile rete che permea gli iperspazi. Presenza invisibile ma onnipresente.

L'energia della torre è finita. I1 nulla è arrivato, sale piano ma inarrestabile.

"...Macchina, si può invertire l'entropia?".

La voce tradisce il desiderio di una risposta positiva, la voglia che si possa ricominciare tutto, la tristezza della conclusione, la dolcezza dell'amore.

La risposta, Ski Rongaw non la udì mai. Si è spenta l'ultima stella. L'universo è nulla. O meglio è tutto ma in forma disordinata, libera.

Nessuno sa quanto tempo occorse alla macchina per individuare la strategia ottimale di risposta, perché non c'era più nessuno. Si può solo dedurre cosa accadde.

Nella memoria dell'immensa macchina-rete c'era accumulata tutta la possibile informazione su tutto. Iniziò a elaborarla, agglutinandola in elementi di risposta, eliminando progressivamente i sistemi di memoria da cui l'aveva estratta per alimentarsi. La macchina a ogni componente di risposta si contraeva, diventava più piccola, si auto-mangiava e auto-digeriva, senza lasciare tracce.

Ci sono voluti miliardi e miliardi di unità temporali per giungere alla risposta. L'immensa macchina non è più. Nell'iperspazio c'è solo uno scatolotto, con una impossibile densità di informazione. E ha la risposta. E' programmata per dare sempre una risposta al suo creatore. Deve rispondere. Per farlo serve il creatore che ascolti. II creatore non c'è più.

Un problema circolare, apparentemente non risolvibile, da risolvere.

Ci volle altro tempo, tantissimo. L'immensa macchina si è condensata in una sola ed unica Unità Centrale di Elaborazione Logica. Un punto nell'infinito. Finalmente sa cosa fare. L'intero progetto è pronto. Una volta avviato nulla può fermarlo e il successo è certo. Manca solo l'innesco, I'ultimo elemento di energia che termina la macchina e avvia il tutto. II programma deve essere comunque eseguito.

Ora.

Disse: "Sia la luce".

E la luce fu!

Che la Rete sia con voi