Mercoledì, 27 Novembre 2002
|
TRIBUNALE Uno degli abitanti, come parte civile, ha testimoniato al processo contro Andrea Strizzolo accusato di violazioni di carattere ambientale
Polveri a Sant'Osvaldo: «Sembrava nevicasse ma era cenere»
|
«Qualche volta sembrava nevicasse ma era cenere che si infilava dappertutto. Era diventata un'ossessione». Lorenzo Greatti falegname, classe 1931, casa e laboratorio in via Sant'Osvaldo 25: parte civile, ha testimoniato al processo contro Andrea Strizzolo, 45 anni, legale rappresentante della Ecoplan. L'imprenditore è imputato per aver effettuato attività di recupero di rifiuti pericolosi senza essere autorizzato essendo emersa la presenza di ferro, alluminio, calcio e magnesio in termini superiori a quanto fissato dalla originaria comunicazione e la presenza di piombo, arsenico e mercurio. Altre due violazioni al decreto Ronchi riguardano il deposito in modo incontrollato dei rifiuti e il mancato trattamento attraverso un sistema a tenuta ermetica. Strizzolo è difeso dall'avvocato Paolo Persello. Parte civile Legambiente e tre abitanti di Sant'Osvaldo, tutelati dall'avvocato Roberto Pascolat.
La Ecoplan aprì la sua attività nel settembre del 1999. La legge Ronchi consente all'azienda in presenza di determinate condizioni, di attivare la procedura semplificata prevista per il recupero delle polveri provenienti da attività siderurgiche. Il parametro di riferimento è quello relativo alle analisi commissionate dalla Ecoplan a una società, valori rassicuranti in base ai quali l'impianto sarebbe stato in regola. Sono i cittadini di Sant'Osvaldo, quelli più prossimi all'insediamento produttivo, a segnalare i primi disagi. Lo ha ricordato Paolo De Toni, ambientalista, presidente di una cooperativa sociale, autore di uno degli esposti. «In occasione di un'assemblea di circoscrizione venne fuori il problema delle polveri. Sulla base dei dati che mi furono forniti sono arrivato alla conclusione che quel tipo di operazione poteva avere profili di illiceità». L'invasione di polveri è tale che alcuni cittadini sono preoccupati e si sottopongono alle analisi del sangue. Tra questi lo stesso Lorenzo Greatti; le analisi sono estese anche al suo cagnolino.
Scattano intanto i controlli dell'Azienda sanitaria. «In occasione del primo rilevamento - ha ricordato Alessandro Comuzzo - abbiamo notato che i rifiuti non venivano gestiti con sistemi pneumatici ma come inerti, scaricati con pale meccaniche nei capannoni». La discrasia tra le analisi è abissale: quelle di riferimento inviate dall'azienda divergono dalla campionatura effettuata dall'Arpa che individua la presenza piombo, arsenico, cadmio, zinco e conclude con l'impossibilità di uno trattamento come quello effettuato alla Ecoplan la cui autorizzazione prevedeva il recupero di rifiuti non pericolosi. Interviene il sequestro dell'azienda, il blocco di quel tipo di attività.
Il dottor Vincenzo Baratella consulente tecnico d'ufficio ha eseguito i rilievi tecnici. Al processo ha riferito sulle conclusioni, simili a quelle dell'Arpa. Per quel tipo di rifiuti pericolosi il trattamento prevede tutta una serie di prescrizioni, a cominciare dal sito che deve presentare caratteristiche di sicurezza e di protezione ambientale per suolo acqua e aria. La distanza dalle case è fissata in 250 metri, deve essere levata una barriera e dopo 6,8 mesi si hanno fenomeni di cumulo soprattutto a causa dell'inalazione del piombo. I controlli devono essere semestrali. La difesa anche con le domande rivolte al consulente ha cercato di capire come sia stato possibile ottenere risultati così diversi (è in corso una causa civile promossa dalla Ecoplan per i test prodotti a certificazione dell'avvio dell'attività). Il processo è stato rinviato al 23 gennaio per ascoltare le altre due parti civili che si sono costituite.
|