Domenica, 8 Giugno 2003
MARANO LAGUNARE Tecnici provenienti da tutta Italia al seminario dell’Arpa sui "suoli e siti inquinati"

Sedimenti misteriosi in laguna

Un anno fa l’ordinanza di intervento urgente. Ora la fase delicatissima dei dragaggi

Cervignano

Sedimenti lagunari, questi sconosciuti. La laguna di Marano è divenuta protagonista di un convegno tecnico organizzato dall'Arpa, che ha attirato una settantina di partecipanti provenienti da tutta Italia. Tra loro anche tecnici delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente di Puglia, Marche, Toscana e Veneto, liberi professionisti, dipendenti di enti locali, vigili del fuoco e forestale. Perché tanto interesse? Pare proprio che di sedimenti lagunari, in Italia, si sappia ancora molto poco e l'Arpa ha centrato l'obiettivo dedicando la 5. sessione della "scuola permanente sui suoli e siti inquinati" a questo tema.

Carenza legislativa e ampi dibattiti in campo scientifico stanno mettendo in difficoltà tutti coloro che oggi hanno a che fare con l'emergenza dragaggi, su un sito altamente inquinato. In questo la laguna di Marano ha assunto un ruolo paradigmatico tra i 24 siti costieri di interesse nazionale soggetti a bonifica.

A un anno dall'ordinanza che ha imposto un intervento urgente in laguna, sta per essere completato il "piano di caratterizzazione", una sorta di check-up dell'intera laguna per capirne tecnicamente lo stato di salute. Il piano è stato predisposto dall'Icram di Roma (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare), che ha dovuto adattare procedure normative "pensate" per i terreni inquinati a un ambiente marino. Risultato: 6700 campioni da analizzare, di cui 4600 prelevati nelle cosiddette "aree critiche" (il corso e la foce dell'Ausa Corno, il canale Banduzzi, i tratti interrati dei canali navigabili, le casse di colmata, dove verranno riposti i sedimenti una volta escavati).

A questa fase, già delicatissima, seguirà la fase operativa dei dragaggi, tanto più critica quanto più la laguna risulterà inquinata. Il fine, in questi casi, giustifica i mezzi: «Le modalità di esecuzione dell'opera sono fondamentali per il rispetto dell'ambiente - ribadisce Massimo Montevecchi della Società italiana dragaggi - il dragaggio non deve consentire che il sedimento inquinato venga messo in circolo e per questo ci vorranno attrezzature speciali», nuove tecnologie già mutuate dalle esperienze internazionali.

E cosa fare dei sedimenti una volta raccolti e inertizzati? Anche qui l'esempio arriva dall'estero, dove vengono utilizzati per costruire barriere antirumore lungo le autostrade o come terrapieni per le reti viarie. Ambizioni premature, forse, ma qualcuno intanto ne parla.

Silvia Savi