Lunedì, 13 Gennaio 2003

Lo scienziato indipendente James Lovelock, 84 anni, ha appena pubblicato la sua biografia

Gaia, la religione della terra

«Il mio destino è di fondermi nella chimica del nostro pianeta vivente»

di ALDO FORBICE

«Il concetto di Gaia è proteiforme e attrae filosofi, teologi e leader politici, oltre che scienziati. Io non sono mai stato completamente dalla parte dell'ambientalismo perché credo che l'interesse di quel movimento sia quasi sempre concentrato sugli esseri umani e non sulla Terra. Mi sembra che gli ambientalisti non capiscano questo, e cioè che se non ci prenderemo cura del nostro pianeta, l'uomo e la sua civiltà saranno tra i primi a soffrirne».

Sono, queste, idee del profeta di Gaia, dello scienziato indipendente James Lovelock che, per 35 anni ha lavorato, al di fuori delle istituzioni, in un laboratorio casalingo allestito a casa sua, in un cottage inglese. Lovelock ha ora 84 anni ed ha pubblicato la biografia della sua avventurosa vita di ricercatore scientifico ("Omaggio a Gaia", Bollati Boringhieri).

Lovelock ha fatto numerose e interessanti scoperte, come quella dell'accumulo dei clorofluorocarburi nell'atmosfera, che ha aperto la strada all'assottigliamento della fascia dell'ozono stratosferico, ma rimarrà nella storia della scienza per la teoria di Gaia, che ha modificato l'ottica tradizionale con cui si guardava il nostro pianeta. Secondo questo scienziato le dieci milioni di specie viventi sulla Terra interagiscono fra di loro come se si trovassero in una grande rete, con reciproci impulsi. L'idea è di considerare il pianeta un unico organismo vivente, in cui tutti gli organismi coesistono e interagiscono come cellule, dando il loro contributo per mantenere un costante equilibrio, assicurando la vita. A questo organismo vivente Lovelock ha dato il nome mitologico di Gaia. Non sono tutti d'accordo (soprattutto gli ecologi) su questa tesi, ma l'interesse che ha suscitato questa teoria è enorme ed ha influenzato centinaia di studiosi e ricercatori in ogni parte del mondo. Lovelock è rimasto sempre testardamente fedele alla sua indipendenza. Sentiamo che cosa ci ha risposto.

«La vera ragione della mia indipendenza è che mi sento come un artista, uno scrittore di romanzi. Ho sempre pensato che una università, un'industria avrebbero imposto dei vincoli. Ad esempio, se si è biologo non si può fare ricerca nel campo della chimica o della fisica perché il responsabile non l'accetterebbe mai. L'indipendenza quindi è essenziale per riuscire a superare tutti questi limiti. Infatti, per studiare il funzionamento della terra non ci si può limitare a una sola disciplina scientifica, non ci si può fermare alla sola biologia, fisica o chimica. La ricerca su Gaia, ad esempio, ha comportato studi in tutti i campi - dall'astronomia alla zoologia - passando per tutte le discipline. E questo in un istituto scientifico non sarebbe stato possibile, visto che tutte le discipline sono organizzate come delle tribù sempre in lotta fra di loro».

Professor Lovelock come è arrivato alla teoria di Gaia?

«Non si tratta di una teoria. È il risultato di ricerche che ho sviluppato in molti anni. Un tempo lavoravo per la Nasa, occupandomi di un progetto per accertare l'esistenza o meno di forme di vita sul pianeta Marte. Sono rimasto scoraggiato da ciò che proponeva la Nasa, a partire dagli strumenti utilizzati. E allora mi sono chiesto: ma come possiamo stabilire che le eventuali forme di vita su Marte siano eguali a quelle della Terra? Ho pensato quindi che forse era più logico analizzare l'intero pianeta per studiare le modificazioni intervenute in seguito alla presenza di forme viventi. Ad esempio, nel caso della Terra, l'atmosfera è cambiata a causa della presenza di organismi viventi e quindi anche per Marte poteva essere accaduta la stessa cosa. Con questi studi sono state smentite le presenze di tracce di vita. Da qui è partito il mio interesse per lo studio dell'atmosfera di Marte, composta da idrogeno, ossigeno, gas: un'atmosfera molto instabile rimasta costante da centinaia di milioni di anni. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza un fattore unico in grado di regolare questi fenomeni. D'improvviso la rivelazione: ho visto la terra come un pianeta vivo. Da allora, la ricerca per conoscere e comprendere il nostro pianeta è stato il Graal dal quale mi sono sentito costantemente attratto».

Vi sono però ricercatori che sostengono che la teoria della Terra come organismo vivente non avrebbe basi scientifiche perché non esisterebbero prove sperimentali.

«Di dati scientifici ve ne sono in grandissima quantità. Sono talmente tanti che due anni fa, in un importante convegno internazionale di scienziati, ad Amsterdam, si decise di varare un dichiarazione conclusiva che riprende interamente la mia teoria sulla Terra. Il problema non è tanto di portare nuove argomentazioni scientifiche ma cercare di capire come funziona questa nostra terra. Non ho nulla contro le critiche, purché non siano gratuite. Anzi, molti progressi nella ricerca sono nati proprio da critiche valide e motivate».

Per lei, professor Lovelock , Gaia è anche una sorta di religione?

«Io considero l'idea di una vita personale dopo la morte assolutamente improbabile, ma non sono ateo. Oggi le evidenze scientifiche sono abbastanza convincenti da indurmi a correre il rischio e a riporre la mia fiducia in Gaia. È confortante pensare che faccio parte di lei, e sapere che il mio destino ultimo è quello di fondermi nella chimica del nostro pianeta vivente».