San Giorgio di
Nogaro
Ma che tipo di riconversione voleva far passare il Tubone?
Dall'analisi del verbale con cui la conferenza tecnica
presieduta dall'assessore provinciale all'ambiente Loreto
Mestroni ha bocciato il progetto di trasformazione del
termodistruttore in essiccatore, risultano talmente tante note
negative da porre interrogativi inquietanti. Interrogativi che
Paolo De Toni, autore di due esposti contro il progetto che
hanno avuto un peso notevole sulla decisione della conferenza,
solleva da tempo.
«Questa è l'ennesima dimostrazione del metodo del
Consorzio. Una gestione arbitraria di chi si sente le spalle
coperte e che ha molte altre occasioni per manifestarsi: la
questione delle bollette è un esempio eclatante, anzi,
l'apice». Ma se sulle bollette Turchetti (che ha già
annunciato l'imminente invio degli inviti al pagamento) ha per
il momento vinto, sull'essiccatore il punto va a De Toni.
Su 12 componenti della conferenza, 9 (tra cui Mestroni e lo
stesso assessore sangiorgino Luciano Bonetto) si sono
pronunciati per la bocciatura e solo 3 (Giorgio Lizzi,
Pierpaolo Gubertini e Paolo Cartagine) hanno votato la
sospensione. È significativa la posizione di Bonetto,
contrario alla riconversione, dopo che il consiglio comunale
aveva dato parere favorevole, ma il dietro-front non va
interpretato come un'insubordinazione, quanto come una
"rivisitazione" del parere alla luce degli elementi di novità
successivi. E infatti il rappresentante sangiorgino ha fatto
notare che «la valutazione comunale andrebbe data dopo la
conferenza, non prima».
Solo in Provincia sono emerse discrepanze notevoli tra
relazione tecnica e tavole progettuali, sui flussi, condannate
da Bonetto: «Il professionista ha commesso delle inesattezze
ovvero ha chiarito successivamente che si tratta di materiali
diversi, ma lo ha fatto solo in parte. Come Comune abbiamo
fatto dei rilievi sulle emissioni in atmosfera e sugli
eventuali rumori».
Resta un mistero, anche per i componenti della conferenza,
quale sarebbero stati i materiali da essiccare: «Non risulta
chiaro quali siano in uscita - ha sottolineato Bonetto - e
nemmeno in entrata. Per quanto riguarda questi ultimi flussi,
per esempio, non dovrebbero essere presi in considerazione i
fanghi della conceria Cogolo che è in fase di chiusura».
Ma gli interrogativi non si fermano qui, come evidenziano i
rilievi mossi dalla conferenza: scarse ipotesi progettuali sui
flussi, analisi non corretta ai fini delle emissioni in
atmosfera, non chiarita l'ipotesi di elasticità impiantistica
circa l'utilizzo delle masse, analisi sulla tipologia dei
fanghi impostata non correttamente e non sufficiente, mancanza
della valutazione d'incidenza, risposte insufficienti sulle
temperature all'interno del letto fluido, non corretto
rispetto delle procedure stabilite dalla legislatura in
materia e documentazioni integrative fornite solo ad alcuni
dei componenti e in date troppo recenti.
Eppure, nonostante un simile quadro catastrofico, il Tubone
ha ancora una possibilità, visto che, in chiusura, la
conferenza lo ha invitato «a produrre un progetto tecnicamente
valutabile». Questo è bocciato, ma l'idea di rimettere in
funzione l'impianto resta in piedi.
Angelo Miorin