San Giorgio di
Nogaro
«È già prevista la centrale da 800 megawatt della Caffaro,
preferiremmo che ulteriori possibili insediamenti avessero una
potenzialità minore». Di fronte alle due domande presentate da
Enron Italia srl e Bg Italia srl per realizzare un mega
impianto produttore di energia elettrica, il Consorzio per lo sviluppo
industriale dell'Ausa-Corno si è mosso con i piedi di piombo,
tant'è che il responso della "Commissione articolo 21"
(composta dai rappresentanti dei Comuni di San Giorgio e
Carlino, dell'Ass, del Tubone e dello stesso Ausa-Corno) è
stato di «sondare la possibilità di realizzare due
insediamenti con potenza inferiore e con impianti di
raffreddamento ad aria e comunque di rinviare ogni decisione
in merito nell'attesa di conoscere quali saranno le
determinazioni della Commissione regionale per l'energia».
Venga letta dai maligni come una forma "protezionistica"
nei confronti della Caffaro o come una logica conseguenza
della nuova coscienza di "sviluppo sostenibile", la risposta
potrebbe ridimensionare le preoccupazioni sulla trasformazione
del Sangiorgino in un polo energetico, dissolvendo soprattutto
quelle di impoverimento delle falde, non essendoci emungimento
di acqua per il raffreddamento.
Le preoccupazioni sono del resto limitate anche da un
evento accaduto oltre Oceano, ma che con l'Ausa-Corno, in
questo caso, ha una strettissima connessione: la bancarotta
della Enron. Una autentica "Energygate" su cui il ministero
della giustizia statunitense ha avviato un'inchiesta penale
che rischia di scuotere dalle fondamenta la Casa bianca,
perché il presidente dalla multinazionale, Kenneth Lay, è uno
dei maggiori finanziatori della campagna elettorale di George
Bush.
Una questione difficile, perché lo stesso ministro della
Giustizia, John Aschroft, ha ricevuto finanziamenti elettorali
per 25 mila dollari e altri due suoi colleghi, quello del
tesoro Paul O'Neill e quello del commercio Don Evans,
sarebbero stati informati in anticipo della possibilità di
bancarotta, come ha confermato Ari Fleischer, portavoce della
Casa bianca.
L'Enron aveva già infastidito il Consorzio per aver seguito un iter
procedurale irrituale e autonomo nella scelta del sito
(insediandosi nel lotto di proprietà di un'altra azienda
contattata direttamente) e adesso la sua uscita di scena
potrebbe facilitare le cose, anche se questo non allenta
l'attenzione degli ambientalisti.
«Vorremmo effettivamente capire perché il vicepresidente
della Ziac Roberto Duz, al contrario del presidente Pelizzo,
ha sostenuto che non era arrivata alcuna richiesta formale di
insediamento da parte della Enron Italia e che cosa nasconde
la corsa alle megacentrali - chiede il leader del Comitato di
difesa ambientale della Bassa Paolo De Toni, autore di un
esposto alla magistratura sull'impianto di Torviscosa che ha
provocato l'apertura di un'inchiesta - perché, viste le
necessità della zona, poteva al massimo essere concessa
un'autorizzazione per 200 megawatt alla Caffaro e
nell'Ausa-Corno. Quella da 800 megawatt di Torviscosa,
moltiplicherà per 5 gli ossidi di azoto e provocherà un enorme
aumento di umidità».
Immediata la risposta dell'Ausa-Corno: «Non vi è alcuno
scollamento tra i responsabili del consorzio ; chi afferma il
contrario intende solamente gettare inconsistenti ombre
sull'operato dell'ente che è stato, invece, lineare,
trasparente e rispettoso delle procedure previste». Il vertice
del Consorzio cancella a
priori ogni tentativo di collegamento con il caso Enron: «Le
disavventure di una delle aziende hanno conquistato le prime
pagine degli organi di informazione mondiali, ingenerando in
qualcuno l'assurda presunzione di voler trascinare nello
scandalo anche la Bassa con un'azione evidentemente fuori
luogo, immotivata e destituita da ogni fondamento».
Angelo Miorin