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I gamberi uccidono le mangrovie
MARINA FORTI Il Manifesto - 04/01/2004 |
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| Il ministro indonesiano per le foreste, Prakosa, ha lanciato un monito: le foreste di mangrovie in Indonesia stanno scomparendo. Ha anche indicato il colpevole: gli allevamenti industriali di gamberi. In tutto l'ultimo decennio i gamberi d'allevamento sono diventati una voce importante dell'export di prodotti agroalimentari, in Indonesia come in molti paesi della fascia tropicale. Negli ultimi anni l'«acquicoltura» è diventato un vero boom, in cui si sono gettati imprenditori locali e stranieri attirati dalla prospettiva di ritorni immediati, incoraggiati dalle autorità locali e dai governi che puntano ad aumentare le entrate in valuta straniera. Il punto è che le parole del ministro Prakosa (riferite dal bollettino ambientalista indonesiano Down to Earth, agosto 2003) sembrano rivolte in primo luogo ad alcuni suoi colleghi di governo, quelli che per l'appunto continuano a promuovere gli allevamenti di gamberi. L'Indonesia ha esportato nel 2000 oltre 2 miliardi di dollari in prodotti dell'acquicoltura, secondo dati della Fao. Secondo un bollettino di settore, questa cifra è salita a 6,7 miliardi di dollari nel 2003 (Fisheries Development policy, citato dal medesimo Down to Earth). Ma i costi ambientali e sociali di quegli allevamenti non sono inclusi nel conto - e sono pagati dalle popolazioni locali, e per l'appunto dalle foreste di mangrovie. L'impatto degli allevamenti di gamberi sulle coste indonesiane - e indiane, filippine, ecuadoriane... - è devastante. L'allevamento consiste in grandi vasche scavate vicino alla costa, spesso in corrispondenza di lagune o foci di fiumi, in genere ricavare tagliando boschi di mangrovie. Ma questi alberi, che crescono con le radici immerse nell'acqua salmastra formando un intrico fittissimo, sono importantissimi per proteggere le coste dall'erosione delle onde marine, oltre a formare un ecosistema che ospita flora e fauna della più varia, come un vivaio naturale per pesci. Senza mangrovie le coste restano esposte all'erosione, le acque diventano meno pescose, e scompare una fonte di legna e erbe medicinali. Non solo: gli allevamenti fanno grande uso di «fertilizzanti» (più proprio sarebbe dire mangimi) e di antibiotici, per proteggere i gamberi dalle periodiche epidemie di virus. L'acqua delle vasche va spesso cambiata, e mescola acqua dolce e salmastra: dunque un allevamento pompa acqua dai vicini fiumi o sorgenti (togliendola ad altri usi, ad esempio l'agricoltura nell'entroterra) e scarica in mare reflui inquinati da antibiotici e prodotti chimici. Quando un allevamento si esaurisce o viene chiuso, il terreno resta inutilizzabile perché inquinato e salinizzato. In Indonesia l'area sotto allevamento intensivo di gamberi si è espansa da metà degli anni `80, spesso con l'assistenza finanziaria della Banca mondiale o della Banca asiatica di sviluppo (sotto la voce assistenza per sviluppare industria da export...): mel 1998 gli allevamenti coprivano 305mila ettari e il governo aveva dichiarato altri 860mila ettari di mangrovie (un terzo dell'area di mangrovie rimanente nell'arcipelago) disponibile per la «conversione» a usi produttivi - ad esempio gli allevamenti ittici. L'espansione degli allevamenti intensivi ha dato luogo anche a una lunga serie di abusi - proprio come l'espansione delle piantagioni industriali di legname da celulosa o di palma da olio, o delle grandi concessioni forestali. Spesso infatti il governo da concessioni senza troppo badare a chi vive sulle terre in questione. Le organizzazioni indonesiane ambientaliste o per i diritti umani (spesso le due coincidono) possono elencare infiniti casi di terre requisite, villaggi privati delle terre che avevano sempre coltivato per diritti consuetudinario, foreste divenute off-limits, proteste soffocate con la forza. Per non parlare delle condizioni di lavoro negli allevamenti di gamberi. Il boom dell'export non si è certo tradotto in benessere per la popolazione locale: si stima che intorno all'80% dei villaggi costieri in Indonesia viva sotto la soglia di povertà. Certo che però gamberi, gamberetti e gamberoni sono diventati, qui nei paesi ricchi, un cibo alla portata di tutte le tasche... |
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