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16 giugno 2003
La farsa referendaria è finita
e molti compagni coglioni vi hanno partecipato
Certo di coglioni
come Bertinotti
ce ne sono pochi.
E cosa pensava?
Di vincere ?


Referendum senza quorum Bertinotti: abbiamo perso
Ha votato il 25,7% degli elettori. Le consultazioni su articolo 18 e elettrodotti non sono valide. Nelle urne prevalgono i sì. Il leader di Rifondazione ha già ammesso la sconfitta
Referendum senza quorum
Referendum, Bertinotti: «Abbiamo perso»
Riceviamo, pubblichiamo e condividiamo
Contro la farsa referendaria
(con preghiera di far circolare)

il dibattito in corso su Umanità Nova evidenzia in modo penoso come una

parte non piccola del movimento anarchico stia annacquando le proprie

posizioni in un generico brodo noglobal, perdendo di vista quelle che sono

le ragioni essenziali di esistenza del movimento anarchico.

Proverò (in estrema sintesi) a fare il punto della situazione.

Tutti gli interventi sembrano concordare sui seguenti punti:

a) presupposto fondamentale dell'Anarchismo è il rifiuto della delega e la

consapevolezza che solo la lotta e l'auto organizzazione possono portare a

risultati significativi per il proletariato, mentre il voto è una

scorciatoia illusoria;

b) i due referendum sono il risultato di una scelta politicista di

Rifondazione Comunista che (indifferente ai risultati concreti

ottenibili) si proponeva di riacquistare terreno politico mettendo alle

corde Cofferati e c. (risultato questo pienamente ottenuto).

c) è inverosimile che il Si vinca. E' probabile che i referendum non

raggiungano neppure il quorum e questo aprirà al Governo nuove vie per la

limitazione dei diritti dei lavoratori.

d) nel caso improbabilissimo che il SI vinca il Governo farà strame del

risultato elettorale (si veda l'illustre precedente del referendum contro

il finanziamento pubblico ai partiti) portando avanti comunque il disegno

di legge sulla limitazione dell'art. 18

Se tutto ciò è vero mi pare evidente che il compito degli anarchici sia

precisamente di denunciare con estrema chiarezza e coerenza il carattere

illusorio di questo referendum e non quello di unirsi a tutti coloro che

(tra mille SE e mille MA) invitano il "popolo sovrano" a recarsi alle urne !

Quanto poi al fatto che il sindacalismo di base si sia aggregato

praticamente in massa al fronte referendario

credo che dovremmo riflettere:

fino a che punto siamo noi a portare valori libertari nei sindacati e

fino a che punto sono i sindacati (anche se di base) a veicolare valori

riformistici nel movimento anarchico ?

1 giugno 2003 Mauro De Agostini "CUB scuola Udine" < cubudine@libero.it >

Commento su differenze fra Articolo 18 ed Elettrosmog.
newlink 3 giugno 2003 Sì o no agli elettrodotti il referendum dimenticato
Non ho presente tutte le posizioni assunte dal movimento anarchico e anarco-sindacalista, ma sono al corrente che, tanto per fare un esempio, anche la FdCA (Federazione dei Comunisti Anarchici) ha dato esplicita indicazione di voto ai referendum. Certamente oggi come oggi non andare a votare non ha un valore politico in sè poichè spesso il gioco di impedire il raggiungimento dei quorum lo fanno proprio i nemici di classe. Tutto ciò però non inficia il fatto che l'astensionismo sia una CONDIZIONE NECESSARIA, per mantenere il movimento anarchico fuori dalle trappole istituzionali. Infatti che insegnamento diamo agli altri movimenti affini se poi non manteniamo la chiarezza dei presupposti di base elementari? In questo caso (come in altri casi precedenti vedasi il referendum anti craxiano sulla scala mobile di circa venti anni fa) andare a votare rappresenterebbe solo il desiderio di attenuare l'entità di una sconfitta, un modo per accrescere un pò la consistenza simbolica degli interessi di classe. Questa potrebbe essere una motivazione che però resta strettamente individuale e non politica. E' una situazione che si ripete forse anche più dolorosa sul problema dell'elettrosmog, soprattutto per chi si è battuto e si batte contro antenne ed eletrodotti vicino alle case. In questa fattispecie la battaglia referendaria, trattandosi di una iniziativa di comitati per la difesa della salute, si qualifica priva di finalità politiche presenti invece nel caso dell'Art. 18. Ciò non toglie, e questo taglia la testa al toro, che neanche in questo caso sia possibile per gli anarchici sostenere "politicamente" i referendum. Per esempio il sottoscritto accettando alcune pressioni morali da parte dei comitati promotori del referendum sugli elettrodotti, ha anche raccolto firme in merito, ma in ogni caso ho deciso (e lo ritengo evidente) di non andare a votare. La spiegazione di questa contraddizione è la seguente. Raccogliere firme per un referendum è effettivamente un lavoro enorme e che nella fattispecie non ha trovato immediata corresponsione pratica nelle mobilitazioni spontanee contro antenne ed elettrodotti, non per dissenso politico ma per pigrizia. Rifondazione con la sua struttura di partito aveva gioco facile a raccogliere le firme mentre i comitati anti-elettrosmog non ce la facevano, pertanto per ragioni di affinità politica sui temi affrontati ho dato una mano poichè credo nel "fare le cose" e non nell'aspettare che le facciano gli altri, e ciò mi ha comportato un meccanismo forzato di coinvolgimento. I comitati avrebbero vissuto come una sconfitta il fatto di non essere neanche riusciti a tirare su le firme. Se comitati, affini per tematiche, hanno deciso di sbagliare non si può fare niente per impedirlo, gli si può dare una mano perchè concludano serenamente la loro strategia sbagliata. Al momento del voto le cose cambiano perchè o si raggiunge il quorum o non lo si raggiunge. Qui la "militanza" non gioca più alcun ruolo (non saranno pochi anarchici a decidere sulle sorti di un referendum) e invece scatta la necessità della comprensione di problematiche più complesse di ordine socio-politico che in genere comitati mono-tematici non sanno minimamente affrontare. Quindi bisogna purtroppo attendere dopo la sconfitta per spiegargli che il mondo è fatto così e così e non come credono loro, tutto ciò per evitare che una sconfitta referendaria si trasformi in una sconfitta strategica e morale. Gli anarchici non possono perdere questa prerogativa "educazionista" sviluppata in maniera non presuntuosa ma come atto dovuto a fronte di ciò che si muove. Pertanto se sull'Art. 18 la posizione deve giustamente essere drastica, per i giochi politici in corso, nel caso dell'elettrosmog deve essere condotta con altra sensibilità e metodolgie.

1 giugno 2003. Cespuglio cespuglio@ecologiasociale.org