LE RAGIONI DI WAFA IDRIS INFERMIERA E KAMIKAZE

Lasciate agire le donne, lasciate parlare le donne...
era un appello di israeliane e palestinesi di poco più di un anno fa; era un'indicazione per una via di uscita da un inferno senza ritorno. Ma non essere risucchiate in quel girone dell'odio è sempre più difficile. Anche le donne odiano. Perchè non dovrebbero farlo? ci chiediamo guardando e ascoltando ogni giorno le notizie dalla Palestina dove le donne ogni giorno piangono padri, mariti, parenti, conoscenti, amici e figli...
Oggi una donna piange la figlia. La madre di Wafa, -infermiera e kamikaze-, come titola "Libération", stringe al petto il ritratto della figlia, davanti ai fotografi accorsi in massa appena avvenuta l'identificazione. "Accovacciata in terra, la schiena appoggiata ad un vecchio divano recuperato dagli amici della famiglia, la donna anziana è immobile. Tanto immobile che potrebbe quasi essere morta..."
Un dolore duro come la pietra, o come i sassi di questa intifada che nulla possono contro una ancora più dura volontà di genocidio.
Alcuni militari israeliani stessi , nel presidiare i territori occupati, si rifiutano di sparare ai bambini; un poco di ragione viene anche dalla disobbedienza. Wafa non era religiosa, dicono, non obbediva ai precetti coranici e per lei non sono previste le ricompense dell'aldilà che gli uomini stupidamente si inventano per meglio morire; probabilmente ha obbedito al suo cuore che non ne poteva più di vedere bambini feriti o morti. Con una venatura di romanticimo, noi che guardiamo da fuori, possiamo anche interpretarla in questo modo. Forse è così e forse no; non conosceremo le ragioni di Wafa, ma dopo di lei, dovremo fare uno sforzo in più perchè il legittimo diritto all'odio faccia esplodere la ragione e non i corpi. Lavoro sottile, più da donne che da uomini, ne siamo convinte.
Lasciate agire le donne... sull'orlo del baratro l'appello è ancora valido.