Articolo da "Il Gazzettino" del 3 gennaio 2004
Violenza sulle donne, dati allarmanti

Sempre più persone si rivolgono a Zero tolerance. «Fenomeno socialmente trasversale»

«L'uomo che picchia la sua donna sembra una cosa d'altri tempi. Ma purtroppo non è così». Le operatrici di Zero tolerance scoprono ogni giorno una realtà poco edificante, di cui si parla ancora troppo di rado.

Nell'ufficio di via Stringher, istituito qualche anno fa dal Comune di Udine, si presenta un numero sempre maggiore di donne: erano venti nel '99, sono state 74 quest'anno. E si tratta per lo più di donne giovani: in base a una statistica del 2002, il 32\% delle persone che richiedono assistenza ha un'età compresa tra i 30 e i 39 anni, il 29\% appartiene alla fascia di età 40-49, il 17\% è molto giovane (dai 20 ai 29 anni). Decisamente bassa (7\%) la percentuale delle ultrasessantenni.

CHI SUBISCE. Impressiona anche la trasversalità sociale della violenza sulle donne. Non si tratta di un fenomeno circoscritto ad ambienti disagiati, a famiglie prive di istruzione e di mezzi economici. Basti pensare che quasi il 40 per cento delle donne che si sono rivolte l'anno scorso a Zero tolerance ha il diploma di scuola media superiore, e il 5\% la laurea. «Parliamo - spiegano a Zero tolerance - con donne di ogni condizione sociale, comprese professioniste che hanno un ottimo lavoro e rivestono incarichi di responsabilità».

È in linea con queste caratteristiche il profilo occupazionale e sociale dell'autore della violenza: nel 31\% dei casi ha un lavoro impiegatizio-dirigenziale, nel 22\% un lavoro autonomo. Emerge insomma tutta la drammatica "normalità" della violenza domestica: 74 uomini su cento non hanno mai avuto a che fare con etilismo e tossicodipendenza. Nel 65\% dei casi, infine, è il marito a comportarsi in modo violento, nell'11\% il convivente e nell'analoga percentuale il padre.

LE QUATTRO VIOLENZE. Violenza sulle donne, dunque. Anche nell'anno di grazia 2003. Ma che tipo di violenza? Quella fisica, come si diceva, resta molto diffusa: il 24\% dei casi nelle statistiche relative all'anno scorso. Ma preoccupano anche la violenza economica (23\%) e quella psicologica (42\%). Situazioni in cui la donna di fatto non ha la possibilità di lavorare autonomamente, oppure situazioni in cui l'uomo si appropria dello stipendio della sua compagna.

«Nelle famiglie di immigrati - spiegano ancora a Zero tolerance - può capitare che l'uomo, inserito nella società grazie al lavoro e all'apprendimento della lingua, gestisca il bilancio familiare fornendo a malapena il minimo indispensabile a moglie e figli». Un'altra tipologia delicata è quella dei matrimoni misti: «Ci sono uomini friulani che sposano donne straniere e le sfruttano. Oppure cominciano a maltrattarle perché non corrispondono alle loro aspettative».

LE RISPOSTE. Ascoltare e non giudicare. È questo l'approccio delle due operatrici di Zero tolerance, che hanno seguito un tirocinio specifico prima di avviare l'iniziativa udinese, rivolta non solo alle donne che abitano nel capoluogo. «Capita - spiegano - che le donne che hanno subito violenza si confidino con le amiche e finiscano per essere in qualche modo "rimproverate", con frasi del tipo "ma perché accetti una cosa del genere?". La conseguenza è allora spesso quella di rintanarsi in se stesse, di non parlarne più». Sbagliatissimo.

A Zero tolerance invece nessuno emette sentenze: «C'è un percorso ben preciso di sostegno da parte nostra - raccontano le operatrici - per consentire a chi si rivolge a noi di vedere in modo più chiaro la sua situazione. L'eventuale decisione di lasciare la famiglia deve essere consapevole e ponderata e noi non la consigliamo mai in modo diretto. Rispettiamo i tempi della donna in una situazione tanto delicata».

Zero tolerance fornisce assistenza nel campo legale, nella ricerca di un lavoro e di un'abitazione, anche attraverso una serie di alloggi "protetti". Va sottolineato anche l'aspetto della collaborazione con psicologi, avvocati, assistenti sociali, consultorio familiare. «Funziona il modello a "rete" - spiegano le operatrici - Ci rivolgiamo spesso ad altri servizi, ad esempio nel caso in cui ci siano di mezzo dei bambini».

Francesco Antonini