Per pascere l’uomo. Così deve essersi risposto Pasquale Aniceto quando violentava la nipote Antonietta di quattro anni. Una violenza rivelata agli occhi del medico, solo dalla morte accidentale della bambina; una violenza praticata con lo stupito “candore” dell’ignorante e dell’incosciente che a chi lo interrogava rispondeva, a sua volta interrogativo: “
… ma le donne non sono nate per questo?”.
Pasquale Aniceto non sa né leggere né scrivere e probabilmente pensa che le donne siano inchiodate al dato biologico di orifizio ed eventualmente al destino biologico di fattrici. Pasquale Aniceto da Crispano -Napoli, è reperto di un cupo passato in un mondo e in un paese dove tutti sanno leggere e scrivere e la maggior parte sa pure chattare, bloggare, filmare, trasmettere, …. comunicare, in lungo e in largo con tutte le tecnologie al momento disponibili. Eppure, pure con un supporto tecnologico nuovo, nuovissimo, il messaggio resta
vecchio, vecchissimo; sempre quello di Pasquale Aniceto: “…ma le donne non sono nate per questo?”
Questo constatiamo ogni volta che con pazienza documentiamo nelle nostre pagine web i fatti di cronaca sulla violenza alle donne.

E le donne, sono rimaste lì ferme e zitte a farsi trattare da puttane o madonne, vas honorabilis o buco con la ciccia intorno?
Pensano, elaborano, denunciano, si ribellano le donne.
Non è più il dato biologico a marcare l’identità; ognuno/a è quello che ritiene di essere; l’autodeterminazione è un principio e la libertà è un diritto enunciato e praticato tutte le volte che si esprimono le preferenze sessuali, ci si ribella alle molestie casalinghe, alla potestà maritale, alle offese sociali, ai dictat clericali.
Ma non saremmo qui a manifestare se queste legittime pretese fossero digerite e metabolizzate nel corpo sociale.
L’essere omosessuale scatena l’omofobia, i mariti non tollerano l’autodeterminazione delle mogli e spesso le ammazzano; i fidanzati non sopportano di essere lasciati e violentemente si vendicano; e si vendicano anche le istituzioni incarnate in giudici che, quando sono chiamati a giudicare su casi di stupro o violenza sulle donne, non riescono ancora a disincarnarsi dai loro attributi, né il clero che non si accontenta di normare le anime ma vuole regolare anche il colore delle mutande e soprattutto quello che ci sta dentro.

Violenze corporali e violenze spirituali in un contesto sociale che è in via di
netta regressione sotto l’impulso, ora strisciante, ora platealmente manifesto della nuova violenza destrorsa. Lo abbiamo visto e commentato nel caso della povera Giovanna Reggiani. Il suo corpo usato come bandierina per dare il via all’odio etnico; nessuno ha speso una parola, una, per la violenza, l’ennesima, sull’ennesima donna che serve a pascere l’uomo rumeno e, si badi bene, in maggioranza, quello italiano. E questo, “l’uomo italiano“, quello con la testa vuota e lo scudetto tricolore sul braccio, che cosa sa dire? “Guai a chi tocca le nostre donne!” Ci mette sopra il bollino di proprietà; licenza d’uso e diritto d’abuso. Così il 70% delle violenze avvengono nella famiglia e intorno ad essa , in quel nucleo ancora immerso in un alone maschilista e mafioso di silenzio e connivenza nel quale talvolta pure le donne rimangono incastrate anche se non sono più i tempi delle nostre nonne che subivano in rassegnato silenzio il destino biologico socialmente prescritto, quasi convinte di essere “nate per quello“, come nel mondo di Aniceto.
Oggi ridiamo in faccia a chi ci venisse a raccomandare sudditanza, a chiederci silenzio davanti alla violenza. “
Per ogni donna offesa siamo tutte parte lesa!” questo diciamo agli analfabeti delle relazioni, agli ignoranti del rispetto, agli aniceti balbuzienti e a quelli prepotenti, ai subumani delle squadre, delle squadracce e del branco… a quelli che, oltre al saper molestare o violentare, devono ancora capire per che cosa sono nati.

Dumbles - feminis furlanis libertaris - 24 novembre 2007
www.ecologiasociale.org (vedi alla voce Violenza sessuale)

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Volantino distribuito al presidio contro la violenza sulle donne
- Udine 24 novembre 2007 - FOTO -