Articolo da "La Repubblica " del 25 gennaio 2007


La vittima ha nove anni: gli abusi sono andati avanti a lungo. Per i ragazzini coinvolti, un percorso obbligatorio in comunità
Bambina violentata dalla baby gang
Sassari, i tre aggressori confessano: l´abbiamo visto fare in tv
La perizia della psicologa: pericolosità sociale grave e ben delineata
La piccola si è confidata prima con l´insegnante e poi con la sorella

GIUSEPPE PORCU
SASSARI - «L´abbiamo visto fare in televisione». Tre ragazzini tra gli undici e i tredici anni hanno giustificato così mesi di violenza, anche di gruppo, su una bambina di nove anni. Al magistrato che li ha interrogati dopo l´arresto non hanno saputo dare altre spiegazioni. «Perché l´avete fatto?», ha chiesto il giudice e loro un po´ intimoriti hanno scaricato le colpe su una trasmissione televisiva, andata in onda in ore di massimo ascolto, su analoghi episodi di violenza sessuale verificatisi di recente. Avrebbero violentato la bambina, un´alunna delle scuole elementari, solo per il gusto di ripetere le scene viste in tv e di emulare i protagonisti, altri ragazzini come loro. E così fuori dell´orario scolastico, nei giardini pubblici hanno costretto con le minacce la bambina a togliersi i vestiti e ad avere rapporti sessuali. Gli abusi sono andati avanti a lungo tra il novembre e il dicembre dell´anno scorso.
E il leader riconosciuto del gruppo, il ragazzino di undici anni, non soddisfatto delle prestazioni a tre ha anche cercato di coinvolgere altri quattro coetanei che però si sarebbero limitati ad assistere. Il magistrato, dopo una perizia di una psicologa criminale che ha dimostrato una loro «pericolosità sociale grave e ben delineata», ha subito adottato un provvedimento: percorso riabilitativo obbligatorio per un anno in tre diverse comunità di recupero.
Il fatto non è accaduto in una grande città, come tanti altri episodi simili, ma in un tranquillo paese di duemila abitanti non lontano da Tempio Pausania, nel Nord Sardegna. E l´ambiente sociale dove è maturato non è quello disgregato dell´emarginazione. Le famiglie dei tre ragazzini, sono quelle normali di qualsiasi centro di campagna. I genitori di due di loro sono allevatori, mentre un altro fa l´operaio.
L´inchiesta è partita dopo la richiesta di aiuto della bambina, la quale si è confidata prima con l´insegnante, poi con una sorella e quindi con la mamma. L´indagine affidata ai carabinieri di Sassari e di Tempio Pausania, con l´aiuto di psicologi e di esperti, ha in primo luogo cercato di conquistare la fiducia della bambina. Successivamente sono state raccolte numerose testimonianze che hanno confermato il suo racconto. I tre ragazzini hanno infine ammesso tutto davanti al procuratore della Repubblica dei minori di Sassari, Francesco Verdoliva, e al sostituto procuratore Luisella Fenu.
Entro un mese il tribunale dei minori dovrà pronunciarsi sulla convalida del provvedimento. Il fatto ha creato non poco sconcerto e il direttore del Centro di giustizia minorile della Sardegna, Sandro Marilotti, non nasconde la preoccupazione. «Siamo allarmati, questo è un fenomeno in continua crescita che spaventa molto», dice Marilotti. E continua: «Ci troviamo di fronte a tre ragazzini assolutamente normali, e questo non può non sconcertare. Come operatori della giustizia minorile ci domandiamo qual è lo stato di salute dei valori della nostra società».