| Cassazione: non è reato giustificare lo stupro Il padre gli violenta la moglie e lui lo giustifica, è suo padre e può farlo. Secondo la Suprema Corte il suo comportamento non è favoreggiamento. ROMA - Una sentenza della Corte di Cassazione che farà discutere molto. Il tribunale di Napoli ha affrontato un caso di stupro, giungendo ad una decisione che lascia parecchi dubbi sulla funzionalità ed equità della giustizia italiana e sicuramente scatenerà le reazioni furibonde delle donne. La Corte della città partenopea ha infatti giudicato il caso di un cittadino di Nola, Giovanni I., finito sotto processo insieme con il padre, reo di abusi sessuali nei confronti della nuora, con l'accusa di favoreggiamento. L'uomo era finito sotto processo perché aveva risposto alla moglie, vittima dei continui soprusi del suocero, che siccome era il padre, poteva permettersi di fare ciò che voleva. La Cassazione ha smentito la procura, che lo accusava di aver moralmente concorso al reato di stupro perpetrato dal padre, e ha assolto l'uomo. Il Tribunale ha giustificato la propria decisione sostenendo che, per quanto possa essere riprovevole e aberrante la giustificazione adotta dall'uomo, non esiste prova che ciò possa aver rafforzato l'intento criminoso del padre. Inoltre non esistono prove che dimostrino la presenza del figlio agli abusi compiuti dal padre. La Corte ha inoltre spiegato che l'autofavoreggiamento di Giovanni I. non è punibile, in quanto rivolto a salvare se stesso. Questo punto è garantito dall'art.384 del Codice Penale. In sostanza le uniche condanne che la Corte ha confermato nei confronti di Giovanni I. sono rimaste quelle per maltrattamenti, lesioni e minacce. Peraltro, data la minore gravità dei reati a suo carico, all'uomo è stata già concessa la libertà, con l'unico obbligo di non soggiornare ad Acerra, la località dove vive la moglie. Le prime reazioni non si sono fatte attendere. La deputata del Pdci Gabriella Pistone ha commentato con amarezza la decisione della Corte. L'onorevole attende di leggere le motivazioni della sentenza, ma ha dichiarato che lo stupro è "un atto odioso, infame e obbrobrioso". Ritiene anche che sia inaccettabile pensare che giustificare uno stupro non sia un reato, poiché può essere difficile allora anche spiegare che sia un reato commettere degli abusi sessuali. La Pistone ha concluso sostenendo che l'accettazione di questo ragionamento interpretativo sia assurdo, aberrante e che vada rifiutato. |
||