Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 18 ottobre 2002.
Intervista a Rosaria Di Dato, presidente del “Telefono rosa”

Violenze fra le mura di casa
Da molte giovani arriva un Sos

«Quando telefonano sono confuse, disorientate, e, prima di aprire il proprio cuore, cercano di capire cosa potrebbe accadere se decidessero di uscire dalla terribile situazione che stanno vivendo».

Rosaria Di Dato, presidente del Telefono rosa di Gorizia, quasi si emoziona quando parla delle donne che si rivolgono a questo servizio, attivo da qualche anno, per chiedere aiuto contro i maltrattamenti e le violenze.

Presidente Di Dato, che cosa la colpisce di più in chi telefona?

«Sono donne che, quasi quotidianamente, subiscono violenze fisiche e psicologiche da parte di chi hanno scelto come compagno della loro vita: anche a Gorizia, infatti, il 90% degli episodi riguarda persone che sono maltrattate fra le mura domestiche, proprio nel luogo che volontariamente hanno scelto per vivere il loro “sogno” d’amore, per formarsi una famiglia. Ed è proprio questo che le disorienta maggiormente. Chiedono informazioni soprattutto di carattere legale, perché molte di loro temono di non essere tutelate nel caso in cui decidessero di abbandonare l’inferno in cui vivono. Non si può non rimanere coinvolti, quando si viene a contatto con persone che vivono queste sofferenze e non le denunciano per paura».

Quali sono le donne che più frequentemente si rivolgono al Telefono rosa?

«La casistica è abbastanza vasta, anche perché diversi sono i tipi di violenza subiti. I maltrattamenti fisici, ripetuti nel tempo, sono denunciati prevalentemente da donne di una certa età, ma telefonano anche molte giovani».

«Gli “abusi”, in questo caso, sono però diversi. Le giovani donne sono vittime di un nuovo fenomeno che potremmo definire psicologico e si lamentano di non essere considerate come persone. Ecco, quindi, che ci chiamano per essere ascoltate, per poter parlare con qualcuno di questi problemi che a casa non riescono ad affrontare con il loro compagno».

In passato gli episodi di violenza fra le mura domestiche erano il più delle volte coperti da un muro di silenzio molto difficile da infrangere. È ancora così?

«Per fortuna le cose stanno cambiando, anche se non così velocemente come si vorrebbe. C’è ancora tanta paura e, come dicevo, le donne fanno addirittura fatica a parlare degli abusi e dei maltrattamenti che subiscono. Vogliono prima sapere che cosa accadrà loro nel caso in cui decidessero di dire basta. Per questo ritengo che ci sia ancora molto da fare per “aprire” veramente le porte di questo fenomeno, purtroppo ancora molto diffuso. Anche i drammi familiari accaduti in questo periodo evidenziano la necessità di rafforzare gli strumenti di appoggio nei confronti di quelle persone che vivono particolari situazioni di disagio all’interno della famiglia. C’è anche la necessità di sensibilizzare ulteriormente chi subisce violenze sia fisiche sia psicologiche affinché denunci il dramma che sta vivendo prima che sia troppo tardi, anche se mi rendo conto che spesso non è facile vincere la paura. Lo capisco proprio dalle chiamate che arrivano al Telefono rosa, anche se attraverso il filo cerchiamo, per quanto possibile, di riaccendere una speranza che possa far intravedere a queste donne la possibilità di ricominciare a vivere.

Patrizia Artico