Le donne alla politica: «Uscite voi dal silenzio»
Violenza sessuale: no delle donne milanesi all'inasprimento delle pene previsto dalla ministra Pollastrini
Manuela Cartosio
Milano
Non sono mai state zitte le donne che da un anno si riuniscono in assemblea alla Camera del lavoro di Milano. Ma il logo «Usciamo dal silenzio» ha portato bene, evoca l'enorme e splendida manifestazione del 14 gennaio per la libertà femminile, e se lo tengono stretto. Ieri hanno spedito una lettera che rovescia quello slogan: Uscite voi dal silenzio. Il «voi» sono i destinatari: Quirinale, palazzo Chigi, presidenti delle camere, ministri, gruppi parlamentari, giù giù fino a palazzo Marino. Istituzioni e politica, maschili o falsamente «neutri», sono sollecitati a prendere «parola pubblica» sulla violenza di genere. Non quella - precisa subito la missiva a scanso di equivoci - che si spende con facilità, pressappochismo e falsa coscienza nelle «emergenze estive» sbandierate dai media, per i quali uno stupro diventa notizia se il violentatore è straniero. La parola pubblica che si esige è quella che mette al centro dell'agenda istituzionale e politica la questione della violenza. «La sua assenza o inadeguatezza è lo specchio della distanza tra la politica e la società».
Una distanza che continua a esistere se, dieci anni dopo l'approvazione della legge sulla violenza sessuale, sono ancora soltanto le donne a farsi carico di questo tema, forzosamente schiacciate nel ruolo di «vittime». La violenza in tutte le sue gradazioni, dallo stupro alle molestie, sta dentro il rapporto tra gli uomini e le donne, tanto nella loro relazione intima quanto sulla scena pubblica. Per questo «richiede la parola di entrambi».
La violabilità del corpo delle donne sta dentro «tutte le storie». Istituzioni e politica devono nominare questa infamia originaria, rifuggire dalla «facile scorciatoia dello scontro di civiltà». Il tema caldo e problematico del multiculturalismo, ben più vasto della polemica velo sì-velo no, torna più avanti nella lettera: «Condividere i principi costituzionali e l'idea della libertà femminile, che ha principio nell'inviolabilità dei nostri corpi, è il cammino di cui ci sentiamo protagoniste insieme alla donne straniere che nel nostro paese devono essere padrone di se stesse. In questo percorso ci saranno difficoltà e contraddizioni, ma non devono costituire un alibi per occultare dietro lo scontro di civiltà il nodo conflittuale del rapporto tra i sessi che attraversa invece tutte le culture».
Fatta questa ampia premessa generale, la lettera si occupa del contingente: l'Osservatorio sulla violenza di genere, progettato dalla ministra alla pari opportunità Barbara Pollastrini; il disegno di legge che inasprisce le pene per i reati di violenza sessuale presentato a breve dalla ministra in coppia con Amato. «Usciamo dal silenzio» promuove con riserva il primo e boccia il secondo. Se l'Osservatorio sarà «un luogo delle donne, delle loro competenze, delle associazioni delle donne italiane e straniere», bene. Se invece sarà «luogo di rappresentanza delle comunità nazionali o religiose, incontro tra esperti fintamente neutrali», ne facciamo volentieri a meno. In uno dei tre allegati alla lettera, le donne giuriste definiscono «assolutamente inutili» i ventilati aumenti delle pene detentive. Meglio allargare il ventaglio delle pene «accessorie», in particolare di tipo «interdittivo». Improponibile, aggiungono, l'obbligatorietà del giudizio per direttissima. E' incompatibile da un lato con la procedibilità a querela (azzera il tempo che la donna ha a disposizione per decidere se denunciare o no la violenza subita), dall'altro con le indagini e le perizie che spesso si rendono necessarie per questo tipo di reati.
L'allegato sulla «Città vivibile per le donne» è ovviamente pensato per Palazzo Marino e per la signora che lo governa. Contiene comunque sagge indicazioni per tutti gli amministratori locali, convinti a prescindere dal colore politico che «sicurezza» significhi più telecamere, più forze dell'ordine a pattugliare il territorio, fino alla demenziale idea del pulsante antistupro sulle colonnine dei semafori. Le donne milanesi dimostreranno di non avere paura, di non essere vittime, la notte del 25 novembre, giornata istituita dall'Onu contro la violenza sulle donne: si riprenderanno la Stazione centrale.
Troverà l'ascolto che merita la lettera delle donne milanese? Il momento - finanziaria e pensioni - non è dei più propizi. Ma se anche tutto filasse liscio come l'olio nel centrosinistra, l'ascolto maschile non è assicurato. Il basso numero di ministri donne (relegate in dicasteri «femminili» di cura e assistenza) certifica che persino sulla rappresentanza, una cosa tutto sommato «semplice», si va indietro invece che avanti. Mettiamola così: un signorile messaggio di Napolitano e una risposta intelligente e forbita di Bertinotti non basteranno a soddisfare le donne di «Usciamo dal silenzio».