Articolo da "La Sicilia.it" del 7 gennaio 2003
La maggior parte dei maltrattamenti avviene tra le mura di casa
Fotografia di una realtà diffusa e considerata normale

La ricerca condotta nel 2001 dalla facoltà di Scienze politiche, nell'ambito del progetto Urban, aveva dato un quadro chiaro, e sconfortante, del fenomeno. Le donne, senza differenza di ceto sociale e di livello culturale, subiscono violenza e la subiscono soprattutto tra le pareti di casa. Subiscono e tacciano, tacciono e si rassegnano, per «necessità», perché non sono autonome economicamente, ma soprattutto, per paura di perdere i figli, un'evenienza non improbabile quando non si ha né il supporto familiare né quello istituzionale. Allora Rita Palidda e Daniela Timpanaro - le professoresse che condussero la ricerca insieme alle assistenti sociali Jenny Floridia e Pina Ferraro - denunciarono l'assenza in città della rete di servizi indispensabile a sostenere chi fa la difficile scelta della denuncia e dell'allontanamento dal o del marito o coniuge violento.

Ora Catania ha un «centro di accoglienza» per le donne che hanno subìto violenza sessuale o maltrattamenti e lo ha grazie alla determinazione e all'impegno di quelle stesse donne che, con la loro ricerca, hanno voluto vedere chiaro in un fenomeno rimosso, tenuto nell'ombra, considerato «normale». Una ricerca condotta su tre quartieri di città - Cappuccini, San Cristoforo e Civita, le aree interessate al Progetto Urban - intervistando telefonicamente 1.300 donne maggiorenni (su oltre 50.000 abitanti) e 100 operatori sociali. Interviste quantitative basate su un questionario e corredate da interviste qualitative a 10 testimoni privilegiati. Dalle risposte - e il dato è sottostimato per le abituali reticenze in questo campo - sono emersi 512 casi di maltrattamento e 154 di violenza sessuale. Donne abusate e umiliate tanto più perché gli autori della violenza sono - nel 58% dei casi - parenti (il coniuge 47%, il genitore o un congiunto 11%) ed è la casa il luogo dei maltrattamenti (79%) e delle violenze sessuali (69%). Né vi è differenza in base al livello di istruzione: subiscono violenza, senza differenze rilevanti, le donne che non hanno alcun titolo di studio e quelle laureate e a farla sono, senza differenze, uomini senza titolo di studio o laureati. Perché non spezzano questa catena di violenza? Per vergogna, per «amore», per svalutazione di sé, ma, soprattutto, per paura, per non perdere i figli, per mancanza di sostegni. Ed è su questo che la collettività e le istituzioni devono interrogarsi ed è a questo bisogno eluso che va data risposta.
P. L.