IL codice varato da Eleonora d’Arborea alla fine del 1300
Nel Medioevo agli stupratori veniva amputato un piede
IL PRECEDENTE ROMA. La sentenza del giudice tedesco che ha concesso le attenuanti «culturali» a un sardo residente in Germania macchiatosi di stupro non è solo passabile di razzismo, ma anche antistorica. La società sarda è infatti tradizionalmente matriarcale e, laddove nell’Italia del dopoguerra la violenza sessuale era ancora considerata un reato contro la morale (e non contro la persona), le fonti giuridiche dimostrano come nell’isola, al contrario, già nel Medio Evo lo stupro venisse punito con sanzioni estremamente dure, come l’amputazione del piede.
Ciò viene documentato dalla Carta de logu, il codice promulgato alla fine del XIV secolo dalla regina Eleonora (nell’immagine), che regnò dal 1386 al 1404 sul giudicato d’Arborea, uno dei quattro regni in cui fu divisa la Sardegna dai bizantini quando la loro influenza sull’isola era ormai al tramonto. Al capitolo 21 la Carta recita: «Se qualche uomo prendesse a forza una donna sposata, una donna che abbia promesso di sposarsi o una vergine e venisse di queste cose riconosciuto colpevole, sia condannato a pagare per la sposata lire 500 o lire 200 per la nubile; e, qualora non paghi entro 15 giorni dal giudizio, che gli venga tagliato un piede in modo tale che lo perda».