"Lo stupratore è sardo, merita lo sconto"
Un giudice tedesco: attenuanti etniche. Sollevazione in Italia: è razzismo
"Giusto tenere conto del ruolo dell´uomo e della donna nella patria dell´imputato"
AUGUSTO DITEL
CAGLIARI - Una condanna etnica. C´è un fidanzato ultrageloso che si trasforma in spietato aguzzino: tre settimane di violenza inaudita - botte da orbi con la ragazza segregata a letto e ammanettata, sigarette spente nelle parti intime, sesso a tre, bicchieri d´aceto fatti ingurgitare per forza, eroina a go go - nei confronti della sua donna, una giovane lituana conosciuta a Stadthagen, che non confessava l´inesistente tradimento. Pena massima: 15 anni, secondo il codice tedesco. Ma l´imputato è sardo, e per questo merita lo sconto di pena: sei anni. Così ha deciso il barone Von Hammerstein, un giudice di Buckeberg, città della bassa Sassonia a 360 chilometri da Berlino, che, in 31 pagine di motivazione, ha spiegato in questo modo la concessione dell´attenuante: «Bisogna tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell´imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell´uomo e delle donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusa, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante».
La clamorosa sentenza, che ha provocato una marea di reazioni non solo in Sardegna ma in tutto il Paese, è stata emessa quasi un anno fa, ma se n´è avuta notizia solo ora, quando l´avvocato di Maurizio Pusceddu, un cameriere cagliaritano di 29 anni, ha chiesto alla Corte d´Appello di Cagliari che il suo assistito possa scontare la pena in Italia. «L´udienza - ha annunciato il difensore, Anna Maria Busia - è fissata per il 23 ottobre. Ho allegato la sentenza del magistrato tedesco tradotta in italiano, mentre alla Corte è arrivata la documentazione con cui il magistrato chiede la garanzia che il detenuto sconti per intero la pena senza poter usufruire di indulti o altre facilitazioni. Le attenuanti "etniche e culturali" hanno prodotto uno sconto di pena di due anni. Ma la sentenza è permeata di inaccettabile razzismo».
Se il governatore della Sardegna, Renato Soru, è lapidario («Questo fatto dimostra che gli imbecilli esistono»), l´ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga punta sul sarcasmo. «Non c´è forse più un giudice a Berlino, ma c´è un giudice ad Arborea - dichiara il senatore a vita riferendosi al periodo storico della giudicessa Eleonora d´Arborea - Mi sembra una sentenza saggia: se una donna è legata ad un uomo è giusto che lui possa esercitare i suoi "diritti" di coniuge, convivente o amico, senza che questo venga considerato illegittimo. Insomma "Vim vi repellere licet" (è lecito respingere la violenza con violenza)».
Per il sottosegretario (sardo) Luigi Manconi «siamo in presenza di uno straordinario, forse irraggiungibile, esempio di "razzismo differenzialista" che tanti guai ha già combinato». Aggiunge Manlio Bragaglia, autorevole storico della Sardegna: «Non sa, il giudice, che secondo la leggenda in Sardegna c´è ancora il matriarcato e, quindi, sono le donne che picchiano gli uomini?». Mario Segni (anche lui è di Sassari) parla di «offesa per la giustizia e per la Sardegna», mentre l´ex ala sinistra del Cagliari, Gigi Riva, lombardo di Leggiuno ma più sardo di tanti sardi, segnala che «se c´è violenza, sono i sardi ad averla subita per anni. Credevo che i luoghi comuni sull´isola non esistessero più: mi sono sbagliato, e questo dimostra che nessuno difende la Sardegna, un´isola abbandonata».