Articolo da "La Repubblica " del 25 novembre 2007


Al corteo delle donne contestate le ministre
RITORNO AL PASSATO

MIRIAM MAFAI
Contestata la Pollastrini, ministro delle Pari opportunità, che con grande eleganza fa finta di niente affermando che, comunque, si è trattato di una bellissima manifestazione. Contestata Livia Turco, ministro della Salute che protesta con vivacità contro chi le impedisce di prendere la parola.
Contestata Giovanna Melandri che denuncia chi, in questo modo, ha voluto rovinare un bellissimo corteo.
La manifestazione contro la violenza di cui sono vittime le donne, soprattutto tra le mura domestiche (centinaia di migliaia ogni anno vengono offese, umiliate, ferite, violentate dai maschi della famiglia siano essi padri, fratelli, fidanzati, mariti) alla fine si è trasformata in una manifestazione contro il "pacchetto sicurezza" approvato all´inizio del mese dal Consiglio dei ministri, contro il governo e dunque, inevitabilmente, anche contro le donne che ne fanno parte. La loro presenza nel corteo, il loro impegno , sul piano governativo e parlamentare, a difesa degli interessi delle donne, è stata vissuta dalle manifestanti di ieri come una sorta di indebita intrusione. E a maggior ragione è stata vissuta come un´intrusione la presenza della Prestigiacomo, parlamentare di Forza Italia (come la Carfagna, che era con lei) ed ex ministro delle Pari opportunità, che pure nel corso di questi anni si è sempre battuta, nel suo partito e nel Parlamento, a difesa dei diritti delle donne.
Il corteo di ieri, che ha attraversato per alcune ore la città con i suoi cartelli, striscioni, parole d´ordine non era accompagnato e sostenuto dal clima festoso e irridente che ha contrassegnato tante manifestazioni femminili e femministe del passato. C´era però, del passato, la sterile impostazione separatista . "Fuori gli uomini" anche quelli che con qualche timidezza e imbarazzo intendevano portare la loro solidarietà alle manifestanti, fuori persino i giornalisti e i fotografi colpevoli di essere maschi. E c´era, del passato, una rabbia confusa che non riuscendo a individuare un nemico, si è riversata su quel palco attrezzato per le riprese televisive e la diretta di La7 e sul quale, ignare dell´accoglienza che sarebbe stata loro riservata, avevano trovato posto le tre donne ministro.
In alcune parole d´ordine e striscioni ( tipo «un uomo morto non stupra») era possibile tuttavia sentire l´eco di antiche parole d´ordine che furono proprie trent´anni fa dei più duri centri sociali, di alcuni gruppi anarchici e alcuni movimenti della estrema sinistra. Qualcosa che non ha niente a che fare con il movimento delle donne, o meglio con il movimento che finora abbiamo conosciuto.
Sono convinta che la condizione delle donne nel nostro paese sia, per molti versi, drammaticamente arretrata: siamo il paese nel quale le donne hanno meno possibilità di lavoro e di successo nella vita professionale, siamo il paese con il più basso tasso di occupazione femminile, con il minore numero di posti nei nidi, negli asili e nelle scuole materne. Siamo il paese nel quale, in mancanza di servizi sociali adeguati, viene richiesto sempre più spesso alle nonne di occuparsi dei nipoti. Le cose, mi sembra, non sono cambiate con le due ultime finanziarie, nonostante alcune proposte e tentativi di cui va dato atto, tra gli altri, al ministro Rosy Bindi. Mi chiedo perché su questi problemi, su queste insufficienze, su questa nostra dolorosa condizione di arretratezza , non sia stata finora possibile una larga mobilitazione delle donne, con precisi obiettivi e precise rivendicazioni.
Il corteo di ieri, contro le violenze perpetrate in famiglia, pur giustificato dalla gravità della situazione, ignorava questi problemi ed era percorso da sentimenti rabbiosi e da umori anarcoidi che si sono manifestati clamorosamente con l´aggressione, per quanto solo verbale, nei confronti delle tre donne ministro. C´era un´eco in tutto questo degli estremismi fascistoidi che hanno inquinato, più di trent´anni fa, molti movimenti della sinistra. L´antipolitica ha raccolto anche ieri i suoi frutti. Può essere combattuta con una forte dose di iniziativa politica. Se il governo e i partiti che lo sostengono ne saranno capaci.