Articolo da "Il Gazzettino" del 9 maggio 2005


Tre donne stuprate in provincia

Abusi sessuali: dopo la cassiera violentata in città emergono altri preoccupanti episodi

Donne aggredite e costrette a subire violenza sessuale, sotto la minaccia delle armi o delle percosse. È allarme rosso nel Friuli Occidentale. Dopo la giovane barista obbligata ad avere un rapporto sessuale ad un'area di servizio (per tale reato i carabinieri hanno arrestato un nordafricano, inchiodato alle proprie responsabilità dalle telecamere dell'azienda di carburanti), nelle ultime ore sono emersi una serie di altri angoscianti episodi. Quattro le donne che, dal settembre 2004 al 14 aprile 2005, si sono presentate in ospedale, denunciando a medici e investigatori della Polizia (in un caso ai carabinieri di Sacile) d'essere state stuprate (sono esclusi due episodi dove la verità sembra quasi accertata: quello della cassiera, dove c'è già un processo che attende l'esito del test del Dna per essere celebrato, e quello di una minorenne statunitense dove, da quanto filtrato, gli inquirenti starebbero procedendo per simulazione di reato).

A denunciare d'aver subito violenza sessuale, a settembre 2004, è stata una ragazza di Sacile. La giovane donna sarebbe stata avvicinata da un individuo, armato di coltello, che l'avrebbe costretta a entrare in casa e a subire ripetuti abusi sessuali. L'uomo sarebbe poi fuggito. La giovane, nel cuore della notte, avrebbe così raggiunto l'ospedale di Pordenone. Medici e psicologi - da quanto trapelato - avrebbero confermato la violenza, prelevando campioni di Dna dello stupratore che però non è ancora stato individuato. A novembre stessa sorte avrebbe subito una quarantenne, residente a Porcia, originaria del Sud America, ma con cittadinanza italiana ormai da 15 anni. La donna - come segnalato alla Procura pordenonese - avrebbe identificato lo stupratore. Si tratterebbe di un piccolo imprenditore che abita in città. L'episodio - per gli inquirenti - presenta alcuni aspetti oscuri.

La notte tra l'1 e il 2 aprile 2005 a presentarsi in ospedale è stata una trentenne, residente a San Quirino, ma originaria del Sudamerica. La donna, che lavora in un locale notturno pordenonese, sarebbe stata attesa vicino a casa e costretta a fare sesso da un uomo. Anche in questo caso i medici pordenonesi, seppure con qualche dubbio, avrebbero confermato lo stupro, prelevando la firma genetica del violentatore.

La notte tra il 14 e il 15 aprile nuovo stupro, denunciato a medici e carabinieri di Sacile da parte di una donna, 35 anni, residente a Motta di Livenza. Sono stata violentata - ha spiegato - in provincia di Treviso, pochi minuti prima di salire sul treno diretto a Sacile. In questo caso gli inquirenti nutrirebbero molti dubbi, visto che i medici non avrebbero individuato i segni della violenza (né prelevato campioni di Dna dello stupratore).

Sui tre episodi di violenza sessuale indaga la squadra anti-stupro della Questura di Pordenone, che lavora a stretto contatto di gomito con il pm Daniela Bartolucci e il capo della procura Luigi Delpino.

Roberto Ortolan