Articolo da "La Repubblica " del 19 settembre 2007


Bologna, slogan e striscioni in tribunale: udienza rinviata
Femministe contro imputati al processo per stupro
ALESSANDRO CORI
BOLOGNA - Arrivano tranquilli i due imputati, scortati dagli amici e dall´avvocato, ma nei giardinetti della Procura ad accoglierli ci sono una settantina di donne dei collettivi femministi, che lanciano slogan e insulti contro i presunti stupratori.
Momenti di tensione ieri mattina a Bologna, dove la "Rete delle donne" ha organizzato un presidio per protestare contro le violenze sessuali. Dentro gli uffici della Procura si svolgeva infatti l´udienza preliminare per Federico Fildani e Francesco Liori, accusati di violenza sessuale di gruppo, violenza privata e lesioni personali per lo stupro avvenuto a casa di uno dei due ragazzi, lo scorso 24 settembre 2006, ai danni di una studentessa bolognese che oggi ha 27 anni, e che conosceva e frequentava uno dei due. Durante tutta l´udienza la protesta è andata avanti incessantemente e neanche l´intervento di un magistrato, che chiedeva tranquillità per il lavoro del giudice, è servita a calmare le acque.
Le donne dei collettivi, armate di striscioni e manifesti, a suon di slogan e sfotto´ («Ma che amicizia, che solidarietà, questa è bieca complicità») se la sono presa soprattutto con gli amici dei due arrestati, da un anno ai domiciliari, una quindicina di ragazzi pronti a sostenere l´innocenza di Federico e Francesco. In mezzo alla folla c´era anche la madre della vittima della violenza, e con lei, a darle sostegno, alcuni scrittori come Marcello Fois, Loriano Macchiavelli e Stefano Tassinari, che hanno raccolto l´invito della "Rete delle donne" a partecipare all´iniziativa. Davanti agli slogan delle femministe, alcuni dei ragazzi hanno provato a chiedere spiegazioni, ma le donne hanno risposto "noi con gli stupratori non ci parliamo". Solo verso l´una, quando è arrivata la notizia che il processo sarebbe stato rinviato al 27 novembre, i due gruppi hanno lasciato la piazza.