Articolo da " La Repubblica" del 11 aprile 2007


SCANDALO A FIRENZE
LE LETTERE
Sesso in parrocchia, la procura indaga
Firenze, nel mirino i presunti abusi del vecchio sacerdote
Alcune donne violentate da bimbe autrici di denunce e memoriali sono pronte a testimoniare
La magistratura vuole accertare a quale epoca risalgano i fatti e se devono considerarsi prescritti

FRANCA SELVATICI
FIRENZE - Sono stati perduti tanti anni. Ora la procura di Firenze non intende perdere neppure un giorno. Appena venuto a conoscenza dalle pagine di «Repubblica» delle denunce di un gruppo di ex fedeli e di sacerdoti contro don Lelio Cantini, per quasi 40 anni parroco della chiesa della Regina della Pace, alla periferia di Firenze, il procuratore Ubaldo Nannucci ha aperto un procedimento penale per abusi sessuali pluriaggravati e continuati. L´obiettivo è quello di accertare se il sacerdote, che oggi ha 84 anni, abbia costretto per anni numerose bambine e ragazzine della sua parrocchia a subire atti sessuali, e se abbia esercitato gravissime violenze psicologiche su alcuni ragazzi avviandoli al seminario e alla vita sacerdotale.
«Dobbiamo stabilire - ha spiegato il procuratore - se è vero ciò che è stato scritto e poi, ammesso che ci siano delle conferme, bisogna verificare a quale epoca risalgono questi fatti. Per ora non si può dire se gli abusi denunciati siano prescritti o no. Bisogna vedere fino a quando si sono protratti quei comportamenti. L´unico dato di fatto, per ora, è che questo sacerdote è stato rimosso nel 2005». L´inchiesta dovrebbe avanzare speditamente. Alcune ex bambine della parrocchia, autrici di denunce e memoriali sinora rimasti confinati nell´ambito della Chiesa, sono pronte a salire le scale della procura della Repubblica per testimoniare il loro dramma.
Sinora alla magistratura non era arrivata alcuna denuncia contro don Cantini. Mai una denuncia nei lunghissimi anni in cui ha retto con mano ferma la parrocchia della Regina della Pace. Un silenzio che potrebbe spiegarsi da un lato con l´estremo turbamento e la vergogna delle vittime, che solo da pochi anni hanno scoperto di essere in tante e sono riuscite insieme a trovare il coraggio di chiedere giustizia e verità, e dall´altro con la rete di segretezza con cui la Chiesa ha voluto circondare la piaga della pedofilia nelle sacrestie. L´istruzione Crimen Sollicitationis (Delitto di sollecitazione) emanata dal Sant´Uffizio il 16 marzo 1962 e l´epistola De delictis gravioribus (Sui delitti più gravi), del 18 maggio 2001, vincolano i vescovi di tutta la Chiesa Cattolica al segreto sugli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori. L´epistola De delictis gravioribus porta la firma del cardinale Joseph Ratzinger e dell´arcivescovo Tarcisio Bertone, all´epoca rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Fra i delitti più gravi «nella celebrazione dei sacramenti e contro la morale» l´epistola include sia gli abusi sui minori che «la sollecitazione, nell´atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso». Cioè proprio i crimini che le bambine di un tempo attribuiscono a don Cantini. Ma la stessa epistola impone su questi delitti il «segreto pontificio», il più rigido della Chiesa dopo quello del confessionale. La sua violazione comporta pene canoniche severissime, fino alla scomunica. E solo il Papa può togliere il vincolo.