Articolo da "Il Gazzettino" del 27 maggio 2004


La proiezione di un film offre l’occasione per fare il punto sul fenomeno della violenza domestica
Botte in casa, dramma nascosto

L’Associazione Voce donna: «In 5 anni 400 segnalazioni, la punta dell’iceberg»

Una notte d'inverno Pilar fugge di casa per sottrarsi all'amore morboso e violento del marito Antonio. Porta con sé solo poche cose e suo figlio. Attraverso il film "Ti do i miei occhi", la regista Iciar Bolliam denuncia il problema della violenza sulle donne. Quante Pilar e Antonio esistono tra di noi? La pellicola, proiettata al Cinemazero, diventa l'occasione per discutere, anche a Pordenone, su questo tema. Organizzata in collaborazione con l'Associazione Voce Donna, la serata affronterà tale tema attraverso gli interventi della responsabile dell'associazione, Maria De Stefano, dell'avvocato Alessandra Marchi e dell'assessore alle Pari opportunità Anna Pagliaro.

Quante sono le donne che hanno contattato il vostro centro di ascolto a Pordenone? «Dal 1998 al 2003 - precisa Maria De Stefano - abbiamo ricevuto circa 400 segnalazioni. Di queste, 188 hanno ricevuto la nostra consulenza. Credo che questi casi siano solo la punta di un iceberg di un problema diffuso e poco discusso».

Le prime vittime sono le donne sposate o conviventi (53\%), ma continuano a subire violenza anche le divorziate (22\%). Seguono nubili (9\%), straniere (8,5\%) e vedove (1,5\%). Il 60\% ha tra i 30 e i 50 anni. Protagonista delle violenze è soprattutto il marito o convivente (43,5\%), seguito da colleghi di lavoro (11,8\%), familiari (7,4\%), ex mariti o fidanzati (5,8\%).

Per quanto tempo durano le violenze? «I casi sono sempre diversi, tuttavia i dati preoccupano perché il 78\% si protrae da più di 10 anni». Che cosa frena la denuncia? «Ci sono varie ragioni. Prima di tutto, si tratta di mettere in discussione il proprio ruolo di moglie o compagna, inoltre in molti casi esiste ancora un legame affettivo. A volte manca il sostegno dei familiari, in altre circostanze entra in gioco la paura di perdere i figli».

Quante delle donne che richiedono il vostro aiuto, non riescono a uscire da questo tunnel? «In base alla nostra esperienza, il quadro è positivo. Sono poche quelle che tornano con i mariti». Di che cosa hanno bisogno quando vi chiamano? «Chiedono consulenza legale e psicologica, ma hanno anche bisogno di confrontarsi con altre donne per condividere esperienze». Come si manifesta la violenza? «In molti casi - sottolinea Maria De Stefano - i segnali si avvertono precocemente, prima ancora del matrimonio ma passano inosservati per il fatto che poco si parla di questo problema. La violenza ha poi un andamento ciclico per cui, ai rimproveri seguono le violenze fisiche e la fase di pentimento dell'uomo che può durare anni prima di una nuova manifestazione».

«Sono storie strazianti - conclude De Stefano - casi di depressioni, ricoveri in ospedale e forme di violenze che hanno generato patologie fisiche e psichiche». Il ricavato della serata sarà devoluto all'associazione per realizzare una casa rifugio.

Stefania Del Zotto