Immagine: Mark Gerhardt-Squires
Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 10 settembre 2003
I dati raccolti dall’associazione “Voce donna”. Finora in provincia sono già stati superati i numeri relativi a tutto l’anno 2002

Le chiamate al “Centro antiviolenza” riguardano pure maltrattamenti fisici e psicologici ai danni di minori

Denunciati 27 casi di violenza sulle donne
Il fenomeno è in aumento tra le mura domestiche e coinvolge anche famiglie della “Pordenone bene”

di MARTINA MILIA
Nel 2002 sono stati 26 i casi di violenza sulle donne seguiti dal Centro antiviolenza “Voce donna” di Pordenone. Quest’anno sono già 27 e il numero è destinato a crescere. «Se l’aumento sia dovuto ad una maggior emersione degli episodi che accadono o ad un incremento del fenomeno è difficile dirlo – spiega Maria De Stefano, una delle fondatrici dell’associazione – ma è indubbio che la violenza che si consuma dietro le mura domestche (pari al 90 per cento dei casi) è una realtà pesante anche in provincia di Pordenone».

Le donneseguite risiedono in provincia e sono solo una parte di quelle che si rivolgono al centro antiviolenza. Tante chiamano per avere informazioni, ma poi non si fanno più vive o scelgono altre strade. «Non è facile maturare la consapevolezza e decidere di uscire dalla violenza subita. Spesso si tende a credere che le donne che vivono queste situazioni amino vittimizzarsi, – dice De Stefano – ma non ci si rende conto che chi subisce violenza fisica il più delle volte è stata devastata psicologicamente, non ha autostima, si sente fallita in tutto». I tipi di violenza sulle donne sono fisica, psicologica, sessuale ed economica. «Quasi sempre però – dice la volontaria del centro – una forma si manifesta insieme ad altre». Le vittime che decidono di cercare aiuto il più delle volte denunciano prima di tutto la violenza fisica perchè è evidente, lascia i segni. «Ci sono persone che subiscono angherie ma hanno paura di non essere credute perchè gli insulti, i maltrattamenti psicologici sono più difficili da provare» dice De Stefano. Le donne che si rivolgono a Voce donna hanno le età e le storie più diverse, ma sono tutte accomunate dalla volontà di uscire da una situazione che diventa insostenibile. Giovani, di una certa età, casalinghe, lavoratrici, di buona famiglia, le donne picchiate o abusate, insultate o perseguitate, dal compagno, dal marito a volte del padre, hanno i volti più diversi così come il loro aggressore. «La violenza sulle donne è un fenomeno trasversale e ha per protagonista un uomo apperentemente normale, un uomo che può essere tranquillamente laureato, un professionista, un uomo che non è aggressivo fuori casa ma che regola i suoi rapporti con l’altro genere esercitando un controllo violento». Voce donna considera il fenomeno, che pur si consuma in famiglia, come un fenomeno “politico”, pubblico e per questo motivo le volontarie danno un’assistenza da donna a donna, attraverso una formazione personale continua. «Ci relazioniamo con le persone che si rivolgono a noi in qualità di donne. Forniamo anche consulenza psicologica e legale, almeno per l’inizio, e poi siamo in contatto con i servizi sociali del territorio in modo da indirizzare a loro i casi che hanno bisogno di aiuto prolungato». Oltre alla violenza sulle donne vi è poi quella sui figli che può essere diretta – diversi i padri che picchiano o abusano dei minori di fronte a madri impotenti – o indiretta. In questo caso si chiama violenza assistita (i figli vedono il padre che picchia la madre e la insulta) ma ha effetti altrettanto pericolosi. Non sempre le donne che chiamano l’associazione pordenonese decidono poi di farsi aiutare perchè hanno paura di ritorsioni o perchè sperano che il compagno possa cambiare. «Il primo desiderio – dice De Stefano — non è quello di separarsi ma di trovare qualcuno che aiuti l’uomo a cambiare».