| I dati raccolti dall’associazione “Voce donna”. Finora in provincia sono già stati superati i numeri relativi a tutto l’anno 2002 Le chiamate al “Centro antiviolenza” riguardano pure maltrattamenti fisici e psicologici ai danni di minori Denunciati 27 casi di violenza sulle donne di MARTINA MILIA Le donneseguite risiedono in provincia e sono solo una parte di quelle che si rivolgono al centro antiviolenza. Tante chiamano per avere informazioni, ma poi non si fanno più vive o scelgono altre strade. «Non è facile maturare la consapevolezza e decidere di uscire dalla violenza subita. Spesso si tende a credere che le donne che vivono queste situazioni amino vittimizzarsi, dice De Stefano ma non ci si rende conto che chi subisce violenza fisica il più delle volte è stata devastata psicologicamente, non ha autostima, si sente fallita in tutto». I tipi di violenza sulle donne sono fisica, psicologica, sessuale ed economica. «Quasi sempre però dice la volontaria del centro una forma si manifesta insieme ad altre». Le vittime che decidono di cercare aiuto il più delle volte denunciano prima di tutto la violenza fisica perchè è evidente, lascia i segni. «Ci sono persone che subiscono angherie ma hanno paura di non essere credute perchè gli insulti, i maltrattamenti psicologici sono più difficili da provare» dice De Stefano. Le donne che si rivolgono a Voce donna hanno le età e le storie più diverse, ma sono tutte accomunate dalla volontà di uscire da una situazione che diventa insostenibile. Giovani, di una certa età, casalinghe, lavoratrici, di buona famiglia, le donne picchiate o abusate, insultate o perseguitate, dal compagno, dal marito a volte del padre, hanno i volti più diversi così come il loro aggressore. «La violenza sulle donne è un fenomeno trasversale e ha per protagonista un uomo apperentemente normale, un uomo che può essere tranquillamente laureato, un professionista, un uomo che non è aggressivo fuori casa ma che regola i suoi rapporti con l’altro genere esercitando un controllo violento». Voce donna considera il fenomeno, che pur si consuma in famiglia, come un fenomeno “politico”, pubblico e per questo motivo le volontarie danno un’assistenza da donna a donna, attraverso una formazione personale continua. «Ci relazioniamo con le persone che si rivolgono a noi in qualità di donne. Forniamo anche consulenza psicologica e legale, almeno per l’inizio, e poi siamo in contatto con i servizi sociali del territorio in modo da indirizzare a loro i casi che hanno bisogno di aiuto prolungato». Oltre alla violenza sulle donne vi è poi quella sui figli che può essere diretta diversi i padri che picchiano o abusano dei minori di fronte a madri impotenti o indiretta. In questo caso si chiama violenza assistita (i figli vedono il padre che picchia la madre e la insulta) ma ha effetti altrettanto pericolosi. Non sempre le donne che chiamano l’associazione pordenonese decidono poi di farsi aiutare perchè hanno paura di ritorsioni o perchè sperano che il compagno possa cambiare. «Il primo desiderio dice De Stefano non è quello di separarsi ma di trovare qualcuno che aiuti l’uomo a cambiare». |
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