Articolo da "La Repubblica-
Firenze"
del 20 maggio 2008




Inchiesta in una città vicina a Lucca: all' origine i giovani sospettati
erano 80
Una storia di umiliazione e ricatti ai danni di una quattordicenne
Ragazza violentata dal branco
Ventitré indagati per gli stupri

di FRANCA SELVATICI
FIRENZE - Ottanta adolescenti sospettati di aver profittato di una
ragazzina. E' accaduto in lucchesia. I racconti degli abusi lasciano senza
parole. Non è ancora Niscemi. Non ci sono ragazzine pestate ferocemente,
strangolate, gettate in un pozzo. Ma anche in Toscana, sempre così
orgogliosa della sua civiltà, è allarme sull'"inaridimento del cuore", sul
"deserto emotivo", sul "nichilismo" dei giovani, per usare le espressioni di
Umberto Galimberti.
Adolescenti con un filo di barba, a volte appena più che bambini, in branco
si trasformano in stupratori, diffamatori, ricattatori. La ragazzina che
cede, che è fragile, che ci sta perché altrimenti rischia di essere bandita
dal gruppo o svergognata davanti ai genitori, diventa solo un oggetto da
usare, una cosa da disprezzare.
I magistrati minorili hanno l'impressione di trovarsi davanti a una
mutazione. Le violenze che giungono alla loro attenzione sono quasi soltanto
di gruppo e spesso corredate di filmini e di ricatti. Così è accaduto in
lucchesia, dove all'inizio le indagini hanno coinvolto un'ottantina
adolescenti, quasi tutti minorenni, e dove oggi restano sotto inchiesta in
23. L'inchiesta è partita quando, nella notte di Pasqua del 2004, i
carabinieri hanno trovato una ragazzina di poco più di 14 anni seminuda in
una automobile con quattro adolescenti.
Lei prega i militari di avvisare i genitori dopo Pasquetta, per non dare
loro un dispiacere. Poi, però, è costretta a scrivere una lettera di
confessione alla madre. E infine parte la denuncia. Così emergono dieci mesi
di abusi e almeno quindici episodi di ammucchiate. Lei sola di fronte a
quattro-cinque-sei adolescenti. Lei divenuta lo zimbello dei ragazzi del
paese. Lei infamata. Dicevano che aveva l'aids, che bastava chiamarla e lei
avrebbe fatto questo e quest'altro di sua spontanea volontà.
Racconta ciò che è accaduto con lo sguardo fisso, si sforza di non lasciar
trasparire emozioni. E' stata bocciata, non ha amici, a volte è bulimica, a
volte anoressica. Soffre. Spiega che era tollerante, che perdonava. Così non
è facile distinguere i rapporti in cui era o appariva consenziente dalle
violenze vere e proprie. Tutto comincia nel giugno 2003, quando va con un
ragazzo al fiume, dove ci sono altri ragazzi e poi ne arrivano altri ancora.
Uno ha la telecamera. Le chiedono di fare l'amore con ciascuno di loro.
L'assillano e la sfidano. Dicono che deve mostrare la sua abilità. Lei si
sente in trappola. Sono in tanti. Si sente debole, da una parte vuole
conquistare la loro simpatia, vuole soddisfarli, non le va di essere derisa,
dall'altra ha paura di essere picchiata e di non tornare a casa. Cede e
viene filmata. Dopo comincia il tormento. Qualche ragazzo la minaccia di far
vedere la cassetta ai genitori, qualche altro si offre di aiutarla a
recuperare il filmato. La spaventano oppure la ingannano. In tutti i casi le
chiedono in cambio di fare sesso. E sono sempre in gruppo. Lei si spaventa,
cede, diventa ogni giorno più ricattabile. A 14 anni trattata da ninfomane.
I ragazzi si fanno sotto, sono curiosi di sperimentare di persona quello che
si dice in giro. Poi c'è chi si è pentito ed è stato male. Ma la maggior
parte, quando è partita la denuncia e si sono mossi i carabinieri, ha
risposto nel più triviale dei modi: ci stava. Alcuni, forse, ne erano
convinti. Ma chi ha usato il filmino per ricattarla?
(20 maggio 2008)