La rabbia della donna visitata a Castellammare di Stabia. La direzione sanitaria apre un´inchiesta
"Dopo l´orrore un altro choc in ospedale per i medici non avevo subito violenza"
Dottori superficiali, mi hanno trattato con leggerezza, non volevano credermi. Così ho deciso di andarmene e tornare a casa prima possibile
Nessun problema di comunicazione, al pronto soccorso conoscono il tedesco Ma se qualche medico ha sbagliato, pagherà
LUIGI CARBONE
NAPOLI - Non solo l´inferno della violenza subita dal branco sulla spiaggia di Rovigliano. Quando entra nel pronto soccorso del San Leonardo di Castellammare di Stabia, Sandra è agitata, ancora sotto choc. Si trova in un paese straniero, vive attimi tragici, è appena uscita da un incubo e ancora non è fuori del tutto. Si aspetta di ricevere cure e adeguato sostegno psicologico, vista la delicatezza del momento. Arriva in ambulanza accompagnata anche dalla polizia che ha raccolto la sua prima denuncia. Viene soccorsa e visitata dai medici del 118: trenta giorni di prognosi per lesioni ed escoriazioni. Tuttavia i sanitari non riscontrano i segni della violenza, ne mancano le tracce. La ragazza insiste, al giudizio di chi l´ha visitata contrappone la propria disperazione: «Eppure mi hanno violentato». All´uscita dall´ospedale Sandra ribadisce quanto ha detto fino ad allora, e lancia accuse pesanti: «Sono stati superficiali. Mi hanno trattato con troppa leggerezza. Ora voglio solo andarmene, ripartire, tornare a casa».
Parole che si abbattono come macigni sulla struttura ospedaliera. Nella tragedia, anche l´idea di un possibile errore del presidio sanitario di Castellammare. Gennaro D´Auria, direttore generale dell´Azienda sanitaria locale Napoli 5, a poche ore dalle accuse della ragazza, annuncia: «È stata aperta un´inchiesta interna. Se qualche medico ha sbagliato, pagherà. Se dovesse essersi verificata qualche disattenzione, verrà accertato. Qualsiasi carenza sotto il profilo dell´assistenza psicologica sarà perseguita. Due commissari sono già al lavoro». Tempi stretti per le indagini: «Nelle prossime ore saremo in grado di stabilire cosa è accaduto».
Arturo Fomez, responsabile medico del pronto soccorso, respinge ogni accusa di superficialità: «Il medico del 118 ha riscontrato una sindrome ansiosa depressiva. La ragazza inoltre aveva un trauma alla caviglia sinistra». Sandra viene trasferita al secondo piano dell´ospedale per la visita ginecologica. Sono le 3.20 di domenica notte.
«Accuse infondate contro i miei colleghi. La violenza carnale avrebbe lasciato segni», dice Fomez. Invece non ne vengono riscontrati né annotati sul referto consegnato alla polizia. C´è comunque un fatto che confermerebbe quanto raccontato dalla giovane psicologa: il ginecologo del San Leonardo ritiene di dover prescrivere alla ragazza la pillola del giorno dopo. E propone alla paziente il ricovero per ulteriori accertamenti il giorno seguente alla violenza da lei denunciata. Ma Sandra rifiuta e firma per le dimissioni. Uno dei casi in cui il referto medico definisce anche il reato del quale saranno accusati gli indagati.
«Potrebbe trattarsi semplicemente di uno sfogo, e sarebbe del tutto comprensibile - commenta il direttore della Asl D´Auria - in un momento come quello può esserci una forma di rimozione. Ma non possiamo escludere niente. Anche se l´ospedale recentemente, in altri casi, si è distinto per la rapidità dei soccorsi». Sorge il dubbio che possano esserci state difficoltà di comunicazione dovute alla lingua: Sandra non parla italiano. Ma i ginecologi negano anche questa eventualità: «Conoscevamo la sua lingua. Abbiamo comunicato in tedesco».