Articolo da "La Repubblica" del 2 settembre 2003
Si riapre il dibattito sulla pena capitale per un crimine che non sia omicidio

Usa, condannato a morte per stupro è il primo caso in quarant´anni

In Louisiana il patibolo per chi violenta un minore sotto i 12 anni fu introdotto nel '95

DAL NOSTRO INVIATO
MARCO MAROZZI
NEW YORK - Ha violentato una bimba di otto anni, la sua figlioccia ha raccontato di essere stata stuprata anche lei alla stessa età. Patrick Kennedy ora è stato condannato a morte. E la sentenza emessa in Louisiana riapre negli Usa il dibattito sulla pena di morte: è la prima volta infatti che - da quando nel 1976 la Corte Suprema riportò nei tribunali Usa le sentenze capitali, sospese nel 1972 - il patibolo viene invocato per un crimine che non sia un omicidio. L´ultima esecuzione per stupro risale al 1964. Il caso di Patrick Kennedy ora sarà passato al setaccio dai giudici dei tribunali superiori dello Stato e probabilmente arriverà fino alla Corte suprema federale.

In Louisiana il patibolo per chi violenta un minore sotto i 12 anni fu introdotto nel 1995 con molte polemiche. Fino al '72 la morte per stupro era prevista in 16 Stati. Tra il 1930 e il 1964, le esecuzioni negli Usa erano state 455, quasi tutte nel profondo sud: 405 condannati erano neri, quasi tutti accusati di aver violentato una donna bianca.

Molti Stati prevedono il boia per reati diversi dall´omicidio: dal tradimento allo spionaggio, dal sequestro di persona al dirottamento, al grande traffico di droga. La California permette la pena di morte per i sabotatori di treni e gli spergiuri che - occhio per occhio, dente per dente - con la loro falsa testimonianza abbiano portato all´esecuzione di un innocente. Ma finora i condannati sono sempre stati dovunque gli accusati di omicidi.

Nel '77 la Corte Suprema stabilì che non si poteva applicare la sentenza capitale per lo stupro a danni di adulti: previsto in Florida e Montana, il patibolo veniva abolito come eccessivo. La condanna va proporzionata - stabilirono i giudici - alla gravità del delitto. In questi casi il patibolo era vietato dall´ottavo emendamento della Costituzione, che esclude punizioni eccessivamente «crudeli e inusuali». E sulla sproporzione fra delitto e pena ha fatto e farà leva il difensore di Kennedy, Graham da Ponte.

La bimba stuprata è una parente del bruto. L´uomo la ridusse in condizioni tali per cui ha dovuto subire un intervento chirurgico. La ragazzina oggi ha tredici anni ed è andata al processo a testimoniare. Anche la figlioccia dell´imputato, oggi ventenne, si è presentata davanti ai giudici, accusando Kennedy di averla violentato due volte quando aveva anche lei otto anni.

Ripulsa etica, rischi per le vittime, problemi legali, vengono schierati dagli oppositori della morte agli stupratori. La minaccia del patibolo, dicono, può spingere i violentatori a uccidere le vittime. «Non hanno nulla da perdere. Anzi così renderebbero più difficile la cattura», sostiene l´avvocato Graham da Ponte. La maggior parte di stupri di minori sono poi commessi da un parente: difficilmente una bambina, un ragazzino denuncerebbe il padre o lo zio, se sapessero che rischia la morte come punizione.

Nel 1997 la Corte suprema rifiutò di discutere la costituzionalità della legge della Louisiana. Ma tre giudici generalmente contrari alla pena di morte - John Paul Stevens, Ruth Bader Ginsburg e Stephen Bryer - dichiararono che la decisione di non esaminare il caso «non costituisce un giudizio di merito». La sottolineatura fu considerata un´indicazione che i tre nutrivano forti riserve sulla legge. E nel '77 quando abolì la morte per lo stupro di adulti la Corte Suprema era chiamata a decidere su un evaso, già detenuto per due stupri di ragazzine, che aveva violentato una sposa di 16 anni davanti al marito. Ma l´America da allora è cambiata.