Articolo da "La Repubblica " del 21 novembre 2007


Mirella, 36 anni, oggi vive nascosta insieme alla figlia
"Io, sfuggita alle botte dell´uomo che amavo"

silvana mazzocchi
«Un incubo, non potevo incontrare né mia madre, né mio fratello. Non voleva neanche che la mia famiglia si occupasse della bambina, quando ero al lavoro. Dovevo sempre fare quello che lui decideva. E bastava un gesto, una parola, un rifiuto per ricevere insulti e botte». Da quando Mirella ha detto basta al marito padrone, lui non le dà tregua. La controlla, cerca di rintracciarla, tenta di usare la figlia per sapere dove e come vive sua moglie, vuole scoprire dove si nasconde, minaccia i suoi genitori. Dice che, se lei continuerà a rimanere lontana dalla casa coniugale, prima o poi la ucciderà.
«Io ho un desiderio semplice, vorrei solo una vita normale, poter andare a prendere un gelato in centro, vedere mia madre, uscire con qualche amica. Prima lavoravo a contatto con il pubblico, oggi sono finita nel retrobottega di una farmacia a catalogare medicinali. Devo pagare i debiti che lui mi ha lasciato, e devo stare sempre chiusa in casa. Ma almeno mi sono ripresa la mia vita. E indietro non torno».
«Mirella non è una mosca bianca», avverte Natalia, operatrice alla Casa delle donne contro la violenza, una onlus attiva da oltre quindici anni che dispone di due appartamenti rifugio con indirizzo segreto per ospitare le donne che scelgono di allontanarsi da casa. «Modena è una città con un reddito medio elevato, dove le donne studiano e lavorano. Eppure le vittime dei maltrattamenti in famiglia sono centinaia. E appartengono a tutte le fasce sociali».
Mirella arriva al Centro una sera della primavera del 2006. Ha con sé la sua bambina di 6 anni. La chiameremo Elisa. Ha lividi sulle braccia e sul collo, un occhio pesto, le labbra gonfie e spaccate. Racconta che si sono rifugiate in un albergo. Non sa neanche dire che cosa abbia scatenato, per l´ennesima volta, l´ira di suo marito. Giovanni è geloso del lavoro di Mirella; lei è una fisioterapista molto brava ed è parecchio richiesta. Ed è una fortuna perché Giovanni, continuamente a caccia di qualche affare che risolva la sua disastrosa attività di imprenditore, usa Mirella che ha un compenso fisso, per ottenere piccoli prestiti in banca, per comprarsi l´auto a rate o per arredarsi l´ufficio nuovo. Lei firma cambiali. E paga. E per poterlo fare, di sera, arrotonda il suo stipendio di fisioterapista, lavorando nella segretaria di uno studio medico.
Ma non basta. Giovanni pretende che Elisa non sia affidata alla nonna materna. Così, quando i suoi genitori non si possono occupare della bambina, dice di volerci pensare lui. E invece se la prende con Mirella che non è mai abbastanza curata, che non cucina mai niente di buono, che non è capace di essere una brava madre, una brava moglie e una brava amante. L´ha isolata dalla famiglia e dalle amiche, le ha tolto l´autostima. Tutto è iniziato quando è nata Elisa, un paio di anni dopo il matrimonio. «Appena tornata a casa dalla clinica, è cominciato l´inferno. Sei diventata brutta e grassa, mi diceva. Non sopportava che nostra figlia piangesse e io non lo riconoscevo, ma pensavo fossero le sue preoccupazioni di lavoro a renderlo così nervoso e intollerante».
Le prime botte arrivano dopo qualche mese, una domenica. Giovanni non vuole che Mirella vada a trovare i suoi parenti. Le urla in faccia che comanda lui e che lei deve eseguire. Segue una lite furiosa e lui si scatena: schiaffi, calci, un pugno in piena faccia. Lei è colta di sorpresa, e lo vuole denunciare; ma lui, dopo le botte, torna un agnellino, le dice che sa di aver sbagliato, che ha avuto una crisi di gelosia solo perché la ama, la vuole tutta per sé, con la loro bambina. Lei si fa medicare, e inventa che è caduta da una scala. Come da copione.
Un copione che va avanti per tre anni. Periodicamente sono botte, insulti, liti e riconciliazioni. Mirella non vuole accettare che quell´uomo violento sia lo stesso Giovanni che lei ha sposato. Forse sono state le delusioni di lavoro a cambiarlo. E dunque lei lo deve aiutare. E sopportare. Finché, una sera, dopo l´ennesima lite e la solita catena di insulti, lui la picchia dinanzi alla piccola Elisa, che assiste alla scena piangendo. Giovanni urla che vuole ammazzare Mirella e, mentre la bimba tenta di fare scudo alla madre, uno schiaffo travolge Elisa. E´ troppo. Quando Giovanni se ne va sbattendo la porta, Mirella mette insieme pochi effetti personali e si rifugia in un albergo fuori città.
Il giorno dopo va al Centro antiviolenza. «Era disperata, ma determinata», racconta Orietta, un´altra operatrice della onlus. Ho parlato a lungo con lei. Ci siamo rese conto che tornare a casa sarebbe stato pericoloso e le abbiamo trovato un posto per sé e per la sua bambina in una delle nostre case protette. Poco dopo ha consultato una delle avvocate che collaborano con "Donne e Giustizia", l´associazione che lavora a stretto contatto con noi. E ha iniziato le pratiche per la separazione».
Mirella è ormai lontana dal marito, deve sparire, rimanere nascosta. E deve lavorare: ha le rate dei debiti, la figlia da mantenere. Si trova un lavoro in una farmacia, all´altro capo della città. Terrà in ordine i medicinali. E pazienza per il suo diploma di fisioterapista. Lui non si rassegna, minaccia i genitori di Mirella. Promette che, se rintraccerà la figlia, la ucciderà. Il Tribunale emette un provvedimento in cui si stabilisce che Giovanni si deve allontanare dalla casa coniugale e che potrà vedere la figlia solo a certe condizioni. Ma lui non si sposta e Mirella è costretta a rimanere in clandestinità. Un pomeriggio, dopo il lavoro, lei va insieme a un´amica a riprendere Elisa a casa dei cuginetti. Non si accorge che, fuori dall´abitazione dei parenti, c´è Giovanni. Forse ha seguito sua madre quando ha accompagnato la piccola. L´uomo la pedina fino alla casa rifugio e, quando scopre dove è, affronta sua moglie. Volano i soliti insulti, poi la picchia, e non importa che lei abbia in braccio Elisa. Di nuovo Giovanni urla che, o lei torna subito a casa con la bambina, oppure la ucciderà. E´ solo una questione di tempo. Arriva la polizia, chiamata dalle operatrici del Centro. Ma Giovanni è un marito e un padre e gli agenti, anche se stupisce che accada ancora nel 2007, consigliano di chiudere un occhio, di comprendere e di lasciar perdere. Mirella non cede, ma lui se ne può tornare a casa. Libero, sulle sue gambe.
Da quella sera sono passati alcuni mesi. Mirella vive ancora nascosta e continua il suo percorso di dignità. Mentre Giovanni, che non è più riuscito a rintracciarla, minaccia sempre i suoi genitori e i conoscenti comuni. Ripete Mirella: «Ho paura, e so che sarebbe più razionale cambiare città e andarmene lontano. Ma non sono io la colpevole. Io sono la vittima. E voglio decidere liberamente dove stare». Commenta Orietta: «La legge contro il maltrattamento persecutorio e continuato è urgente e indispensabile. Potrebbe aiutare le donne coraggiose come Mirella ad essere meno vulnerabili».