Turiste aggredite, l´estremista di destra Angeli, accusato di favoreggiamento, coinvolto nel caso Franca Rame: pronto ad incontrarla
Milano, baby gang tenta stupro di gruppo
In quattro assalto a una minorenne. La Moratti: più polizia in città
SANDRO DE RICCARDIS
ORIANA LISO
MILANO - È ancora allarme stupri a Milano. Una donna aggredita ogni 48 ore negli ultimi quattro giorni. Ieri l´ultimo tentativo: una banda di ragazzini, tra i 12 e i 16 anni, cerca di abusare di una quattordicenne. Storie diverse: la prima vittima, due domeniche fa, andava al lavoro ed è stata fermata e stuprata per ore, all´alba, davanti alla fermata del bus; giovedì scorso è toccato a una donna rumena nel piazzale della stazione; ancora davanti alla Centrale sono state adescate, solo quattro giorni fa, due ragazze francesi, violentate poi in un paesino vicino Alessandria. E ora la ragazzina aggredita in uno spogliatoio di una piscina.
In città è emergenza. E Letizia Moratti chiede un intervento urgente al governo. Il sindaco ha telefonato ieri a Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, chiedendo un incontro con il ministro Amato. Servono rinforzi. «Più poliziotti e carabinieri in città», è la prima richiesta del sindaco al governo Prodi. In una riunione, ieri mattina, a palazzo Marino il sindaco ha buttato giù la lista dei provvedimenti urgenti: mille telecamere in più nelle zone a rischio della città; riqualificare la stazione; la possibilità del Comune di costituirsi parte civile nei processi contro gli stupratori. Domani nuovo tavolo sulla sicurezza in prefettura.
La vittima dell´ultima aggressione è una ragazzina rumena di 14 anni, portata con una scusa al Lido di Milano e poi aggredita in una cabina della piscina, da quattro suoi giovanissimi connazionali rom. I quattro, capelli corti, visi abbronzati ma determinazione da adulti, la chiudono nello spogliatoio e le infilano la testa in un sacchetto. Prima la schiaffeggiano per spaventarla e poi cominciano a palpeggiarla. La ragazza urla e scalciando riesce a divincolarsi e a dare l´allarme. Due ragazzi hanno 14 e 16 anni: sono stati fermati, con l´accusa di violenza sessuale. Gli altri due, che invece hanno appena 12 anni, non sono imputabili.
Mentre i carabinieri fermano i quattro, la procura di Milano trasferisce ai colleghi di Tortona gli atti dell´inchiesta sulla presunta violenza sessuale alle due ragazze francesi, avvenuta tra giovedì e venerdì a Sale, in provincia di Alessandria. Domenica sono stati arrestati due tunisini di 26 e 24 anni. Il più giovane, in carcere, sembra stupito: «Perché mi hanno denunciato se non ho fatto nulla?», continua a chiedere al suo difensore, l´avvocato Ilaria Ulzini. Durante l´interrogatorio ha negato di aver mai minacciato le due studentesse e ha detto di aver chiesto, a quella che era stata con lui, il numero di cellulare. Voleva rivederla. E sostiene che lei gli aveva dato il suo numero senza problemi. Questo, secondo la difesa, spiegherebbe il senso di quell´sms inviato dal tunisino alla ragazza: «Penso sempre a ieri. Ti ricordi di me?». Questo racconto, però, oltre a non coincidere con la versione dell´amico 26enne, presenta molte incongruenze.
Una storia poco chiara, in cui spunta anche un terzo personaggio, un uomo dell´estrema destra milanese che arriva dal passato. È il datore di lavoro dei due tunisini. Angelo Angeli, 53 anni, negli anni ‘70 lo chiamavano il "bombardiere nero". Angeli è estraneo allo stupro. Ma secondo gli investigatori, avrebbe avvisato i due immigrati, operai in nero per l´impresa edile di Seregno, nel milanese, che erano ricercati. Era stato lui a dare ai due le chiavi della villetta a Sale. E secondo gli investigatori, li avrebbe invitati a sparire, per non avere nuovi guai con la giustizia, visto che dal primo febbraio era in affidamento in prova ai servizi sociali. Affidamento che ora, potrebbe essere revocato.
Ieri, nella villetta dove è avvenuto lo stupro, in una strada isolata alla periferia di Sale, Angelo Angeli è rimasto barricato per tutto il giorno. L´ultimo sopravvissuto della stagione "nera" di Milano sembra sereno nonostante l´accusa di favoreggiamento: «Questa storia non mi sconvolge la vita. Ho passato di peggio, tra carcere e latitanza». Angeli, nonostante tutto, cerca di giustificare i due tunisini, «mi hanno detto che le due ragazze erano consenzienti. Certo, a posteriori mi rendo conto che hanno esagerato, il limite tra consenso e violenza è labile». Proprio su Angeli pesa un´accusa, che con questa storia qualcosa in comune ce l´ha. La violenza a Franca Rame nel ‘73. «In quella storia sono stato coinvolto - dice - solo perché alcuni pentiti hanno cercato così di ottenere un sconto di pena». Nessuna giustificazione per quell´episodio lontano: «A Franca Rame vorrei dire che se vuole possiamo incontrarci: io non c´entro con quello che le hanno fatto».