L´aggressione alle sei del mattino alla fermata del bus, è stata trascinata a forza dietro un cespuglio. Doveva prendere servizio in ospedale
Milano, stuprata mentre va al lavoro
Un´ora di abusi sotto la minaccia di una pietra, caccia a un immigrato
Il sindaco Moratti al governo Prodi: "Abbiamo bisogno di più polizia"
MASSIMO PISA
MILANO - Uno stupro tra i cespugli e i calcinacci di un ex stazione demolita tre anni fa e ancora in rovina. È successo ieri mattina all´alba a Milano, in uno dei quartieri del centro, Porta Monforte, a pochi chilometri dal Duomo.
La vittima, una quarantenne milanese, addetta alle cucine in ospedale, è stata abbordata per strada poco dopo le 6 mentre andava a prendere l´autobus, in tempo per montare al turno di mattina. «Mi sono sentita uno sguardo addosso - ha raccontato ai carabinieri - poi ho visto quest´uomo che mi seguiva». Era già tardi e allungare il passo non le è servito a seminare il suo aggressore, molto probabilmente magrebino, che l´ha pedinata dal portone di casa, l´ha raggiunta e minacciata con una grossa pietra, raccolta tra i detriti della vecchia stazione. Due schiaffi per soffocare il grido d´aiuto: «Buona, o ti spacco la faccia». Quindi lo stupro, infinito, un´ora in balìa dell´aggressore dentro l´enorme recinto abbandonato all´interno di una piazza, largo Marinai d´Italia, che di giorno vede pensionati e ragazzi popolare i suoi giardini e la sera i nottambuli frequentare le sue discoteche. Nessuno, nemmeno dai palazzi che si affacciano sul campo, ha visto.
Prima di fuggire, l´uomo ha pure preso il telefono e i pochi contanti, 20 euro, dalla borsa della donna, e le ha strappato dal collo la catenina d´oro: un anello, più tardi, è stato ripescato tra i rovi. L´inserviente è tornata a casa con le sue gambe, è andata in bagno a lavare via i segni superficiali della violenza, quindi ha raccontato tutto al marito. Infine, non prima delle 9.30, ha trovato il coraggio per alzare il telefono e denunciare. Ai carabinieri, ancora prostrata, non ha saputo tracciare l´identikit dello stupratore. Gli investigatori hanno in mano un´indicazione sommaria, emersa tra frasi spezzate e singhiozzi: 35-40 anni, altezza media, maglietta scura e jeans, accento nordafricano. «Mi ha chiesto un´informazione quando si è avvicinato - ha detto la donna - non ho capito nemmeno quello che mi ha chiesto». Un trucco, per afferrare la preda.
Dopo il primo racconto, profondamente scossa, la donna è stata accompagnata alla clinica Mangiagalli e affidata alla cura di ginecologi e psicologi. Nel pomeriggio è stata dimessa, le sue condizioni fisiche sono state valutate «sostanzialmente buone», ed è tornata a casa dal marito e dall´unico figlio. Oggi verrà riascoltata dai carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Emanuela Corbetta, per cavare dalle sue parole elementi investigativi più significativi. Al momento la vittima dello stupro è anche l´unica testimone. Le indagini, per ora, sono concentrate sulle periferie dove più alta è la presenza di immigrati del Maghreb. Allo stupro sono seguite reazione cariche di sdegno, invocazioni per una maggiore sicurezza e richieste di pene draconiane. Il sindaco Letizia Moratti si rivolge direttamente al governo: «A Prodi chiediamo più polizia».