Cercò di strangolare la moglie e poi la gettò nel cassonetto il 4 luglio 2006. Condannato a 8 anni
La condanna in abbreviato a otto anni di reclusione di Bruno Carletti, con il riconoscimento del
vizio parziale di mente dell'ex direttore del Teatro Lauro Rossi di Macerata, chiude il primo round di una vicenda che due anni fa fece molto clamore, e un lungo braccio di ferro fra difesa e
accusa sulle capacita' di intendere e di volere dell'imputato. Secondo il perito del Gup, lo psichiatra Adolfo Francia, l'uxoricida mancato ha fatto molti progressi, ma deve restare
ancora in una casa protetta per recuperare la propria personalita'.
Bruno Carletti, 42 anni, molto stimato nel mondo teatrale, venne arrestato il 4 luglio 2006, poco dopo il ritrovamento dell'ex moglie Francesca Baleani, 38 anni, chiusa in un sacco porta abiti e gettata in un cassonetto in contrada Montanello, alla periferia di Macerata. Quel giorno, di prima mattina, l'uomo, figlio di uno psichiatra e di una nobildonna dei Folchi Vici, era andato a casa di Francesca Baleani (famiglia di costruttori, un impiego alla Camera di commercio) da cui era
separato ma con la quale stava portando avanti un tentativo di riconciliazione. L'intenzione era forse quella di fare colazione con lei - tanto che le aveva portato dei cannoli - e cercare di
appianare i dissapori.
Alcune frasi o reazioni di Francesca, pero', avevano scatenato la sua ira. Carletti aveva quindi aggredito la ex con un bastone, tentato di strangolarla con il filo del telefono. La donna, assai minuta, non era stata in grado di contrapporsi fisicamente a lui. Dopo, l'ex marito le aveva legato le mani con del nastro adesivo e aveva infilato il corpo nel sacco, cosi' come si
trovava, in maglietta e slip. Caricatolo sull'auto, lo aveva trasportato in contrada Montanello, gettato nel cassonetto lasciando il coperchio aperto, e se n'era tornato in ufficio, dove in quei giorni era impegnato nell'allestimento della stagione lirica dell'Arena Sferisterio.
Ad accorgersi di un flebile lamento, scambiato per il miagolio di un gattino, proveniente dal cassone, era stato un ragazzo che passava di li' per caso e che, fatta la sconcertante
scoperta, aveva subito avvisato il 113. Quasi contemporaneamente, alla polizia era arrivata un'altra telefonata, questa volta di un'amica della Baleani, che era andata a trovare la vittima e che, non ricevendo risposta, era entrata nell'appartamento trovando alcune tracce di sangue e
segni di una colluttazione.
Francesca Baleani lotto' a lungo fra la vita e la morte nella rianimazione dell'ospedale di Macerata, mentre per l'ex marito si aprirono le porte del carcere, e poi della reclusione in una struttura per le cure psichiatriche.