Articolo da "Il Corriere della Sera" del 11 ottobre 2002.
Lombardia in piazza per combattere la violenza sulle donne

Un problema radicato, ma ancora troppo nascosto. Una piaga sociale che in Lombardia fa chiedere aiuto ai Centri specializzati ad almeno 3.000 donne ogni 'anno. Un problema di cui, per pudore o per vergogna, si parla poco, ma che non accenna a scemare. Ed è appunto per sollecitare l'opinione pubblica nei confronti di questa terribile malattia sociale, che la rete lombarda
delle Case e dei Centri contro la violenza alle donne, ha organizzato la Prima Giornata Regionale contro la violenza alle donne. Un'intera giornata, quella di domani in Lombardia, nella quale al grido di «Non esiste chi picchia per amore» le volontarie di ogni Centro proporranno eventi «in rosa» per far conoscere l'attività delle loro associazioni, allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sulle conseguenze di questo fenomeno, sulla necessità di creare progetti capaci di prevenirlo.

Seguendo l'ultima stima dell'Istat, datata 1999, secondo la quale più del 50% delle donne italiane subiscono maltrattamenti, si può supporre che in Lombardia, «rosa» al 52%, siano circa 2 milioni le donne che subiscono maltrattamenti. Una stima impossibile da effettuare ufficialmente perché le donne, purtroppo, non denunciano. Ma, come nel resto d'Italia, anche qui le statistiche parlano di un fenomeno che colpisce tutte le fasce di età, senza distinzione di estrazione sociale, educazione o professione: una donna su due è occupata, una su quattro casalinga. Il 67% di loro subisce violenze psicologiche (il 54% di tipo fisico, il 27% economico). Ma il dato più allarmante, quello che rende più difficile alla donna riconoscersi come vittima, consiste nel fatto che principalmente il maltrattamento avviene tra le mura domestiche ad opera del partner (77%) e coinvolge spesso, purtroppo, anche i figli.

Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Crema, Merate, Monza, Pavia, Lecco, Milano e Varese: queste sono le città unite dal 1999 in una rete di solidarietà e di assistenza psicologica e legale alle donne vittime di violenza. In alcuni casi (Milano, Pavia, Como e presto anche Crema) i Centri sono in grado di offrire anche una casa protetta, «una Casa di ospitalità» in cui le donne possono rifugiarsi nelle situazioni di emergenza, per mettere in salvo la propria vita.

Lì, tra personale competente, in un ambiente in cui non esistono le parole «giudizio» o «vergogna», ma solo «dignità», ricevono i primi ragguagli legali e riescono a ricomporre i brandelli delle loro vite devastate. «I nostri sono centri di ascolto e di aiuto. Noi siamo qui per accogliere e non per giudicare, per aiutare e non per sentenziare - spiega Gabriella Sbreviglieri, coordinatrice dei Centri antiviolenza della Lombardia - La violenza è una violazione dei diritti umani che minaccia la sicurezza, l'equilibrio e l'integrità fisica e mentale di ogni donna e che causa gravi disagi e sofferenze ai suoi figli. E la donna maltrattata si sente spesso sola di fronte a questo dramma. L'incontro e la relazione con altre donne possono dare loro la forza per iniziare ad uscirne».

Giovanna Roseghini