PARENTI E CONVIVENTI

Da questi viene la orrenda violenza che ha lasciato Leila in fin di vita; dal cugino e dall'uomo col quale viveva; extracomunitari e comunitari, un tunisin e un furlan; insieme a picchiarla, insieme a nasconderne il corpo, insieme a scaricarsene la colpa."Volevo solo darle una lezione", dice uno, quello di S. Daniele del Friuli; e per insegnarle che? Ci si chiede; a non disobbedire a chi comanda; gli uomini comandano e spesso, per sfruttare meglio le donne che talvolta si devono prostituire per mantenerli, si associano... e se non si associano formalmente per il soldo, si associano idealmente per il sesso. Ha poco da prendersela Calderoli con gli stupratori extracomunitari di Milano per i quali propone la legge del taglione; anche lui è un associato, con la Lega e coi bordelli pensati a misura dei suoi cogeneri, i quali ritengono che i servizi, tutti, siano loro dovuti, ...se possono pagano; sennò.. che fanno? stuprano...? E che fa il macho padano per farsi obbedire in famiglia? Come il cugino tunisino, come il convivente friulano? Quante volte si ripete quello che è successo ai margini di questa area-lager di produzione dove sfruttamento e sottomissione sono di casa? In casa era stata nascosta Leila; i suoi rantoli l'hanno fatta trovare prima che la porta si richiudesse e che di lei non se ne avesse più notizia, oppure che ne fosse rinvenuto il cadavere in qualche altro luogo. E mentre dal carcere il cugino si discolpa e il convivente minimizza, mentre scriviamo queste righe, apprendiamo che Leila è morta.

In fin di vita e nascosta in casa

Brutale aggressione a Manzano: è grave una donna tunisina.
Fermati due uomini

L'hanno quasi uccisa, riempiendola di calci e pugni. Poco dopo l'una della notte tra giovedì e venerdì Beji Leila Bent Mohamed, 40 anni, di nazionalità tunisina, è stata aggredita da due uomini. È accaduto a Soleschiano di Manzano, a due passi dall'agriturismo "Al rôl dei conti di Maniago". Ad accorgersi di quello che stava accadendo sono state alcune persone che abitano nella zona. All'improvviso, nel cuore della notte, sono state svegliate dalle urla che sentivano giù in cortile. Alcuni si sono affacciati alla finestra e a quel punto hanno assistito alla terribile scena: due uomini stavano inseguendo una donna, che tentava invano di scappare. Mentre la inseguivano hanno iniziato a strapparle i vestiti di dosso. Alla fine la donna tunisina è caduta a terra. A quel punto i due aggressori si sono gettati su di lei con ferocia: hanno iniziato a schiaffeggiarla, a darle calci, a percuoterla in tutti i modi. La donna ha perso molto sangue, come è stato poi verificato dalla scientifica. Gli "spettatori" che hanno assistito all'agghiacciante scena hanno subito chiamato il 113. Al commissariato di Cividale è arrivata la telefonata di una donna che diceva: "Venite subito, qualcuno sta picchiando una donna."

I poliziotti sono partiti immediatamente e poco dopo hanno raggiunto il luogo della brutale aggressione. Nonostante la tempestività dell'intervento, quando sono arrivati non c'era più nessuno. Ma i poliziotti hanno però rinvenuto i segni evidenti di una colluttazione. A quel punto hanno perlustrato i paraggi per cercare di trovare qualche ulteriore indizio. Ad un certo momento hanno sentito dei lamenti provenire da un'abitazione. Hanno suonato il campanello ed è venuto ad aprire la porta un uomo, che sarà in seguito identificato come Claudio Zin, nato a San Daniele. Alla domanda della polizia sul perché di quei rumori che avevano sentito venire da lì, il padrone di casa ha risposto dicendo che aveva litigato con la sua convivente: «Le ho dato due schiaffi - ha dichiarato l'uomo, - ma adesso siamo tranquilli e lei si è addormentata».

I poliziotti, che non hanno creduto alla versione di Zin, sono entrati in casa. Hanno trovato una donna priva di sensi ed evidentemente in fin di vita. Il 118 è stato subito chiamato e ha portato la donna tunisina all'ospedale di Udine, dove è tuttora ricoverata in terapia intensiva. Le sue condizioni sono molto critiche: è in coma, ha un trauma facciale e delle lesioni alla milza. La polizia ha ricostruito quello che è accaduto quella notte: dopo aver picchiato la donna, Zin e l'altro aggressore, probabilmente per paura di essere scoperti, l'hanno trascinata fino all'interno dell'abitazione. In questo modo credevano di non essere trovati. In realtà la polizia, grazie anche all'aiuto di alcuni testimoni, è riuscita a trovare anche l'altro uomo. Si tratta di Aouali Mahmoud Ben Ahmed, cugino della vittima, che abitava poco distante dalla casa di Zin. Quando gli agenti sono entrati nell'abitazione del tunisino, hanno trovato l'uomo che stava per scappare. Aveva già preso con sé alcuni vestiti e molti soldi. I due sono stati fermati e portati al commissariato di Cividale. I motivi cha hanno spinto i due a commettere un quasi omicidio non sono ancora del tutto chiari. per la polizia probabilmente il movente va ricercato in motivi legati al mondo della prostituzione.

Francesca Pozza

Articolo da "Il Gazzettino"-edizione del Friuli del 29 giugno 2002