(Valentina Maiorano)
Articolo da "La Repubblica.it" del 12 maggio 2005


L'autore del duplice omicidio dà la sua versione sul movente
"Lei e la figlia erano appiccicose, così le ho ammazzate"
Izzo: "Io e Maria Carmela amanti
l'ho uccisa perché era opprimente"
E i suoi difensori chiedono una perizia psichiatrica

CAMPOBASSO - "Le ho uccise perché erano appiccicose e oppressive": così Angelo Izzo, nel corso del nuovo interrogatorio nel carcere del capoluogo molisano, ha spiegato il duplice omicidio di Maria Carmela e Valentina Maiorano. Dal racconto emerge dunque che l'uomo - reo confesso del doppio delitto, e già condannato all'ergastolo per il massacro del Circeo - aveva una relazione con Maria Carmela. Un rapporto che, secondo quanto hanno riferito gli avvocati difensori all'uscita dal carcere, era fatto "di interessi economici, di sentimenti e anche di sesso", col beneplaicito del marito di lei. Ma poi l'amante "era diventata opprimente": da qui la decisione di liberarsene.

Secondo Izzo Maiorano gli aveva detto, subito prima della sua semilibertà, che poteva anche disporre della moglie. "Questo probabilmente - hanno spiegato gli avvocati Enzo Guarnera e Filomena Fusco - nasce dall'idea di legarlo ancora di più a un progetto di investimento comune di denaro, in attività sicuramente non lecite".

Questo rapporto - definito "complesso" dai legali - con la moglie di Maiorano avrebbe determinato da parte della donna, "una sorta di attaccamento, sempre maggiore, quasi morboso, tanto che lui a un certo punto si sentiva come l'uomo di casa della famiglia formata dalla figlia e dalla moglie di Maiorano". "All'interno di questo legame - hanno sottolineato ancora i legali - c'erano anche della attività economiche gestite con denaro che proveniva sia dai risparmi di Maiorano sia da attività che Izzo aveva intrapreso all'esterno del carcere".

Quanto alla psicologia dell'omicida, "ho avuto l'impressione - ha sottolineato Guarnera - che Izzo, in questi anni, abbia coltivato una doppia personalità e abbia mantenuto dentro di sè la presenza di un mostro, di cui lui non aveva consapevolezza e che in determinate circostanze di luoghi e di rapporti riemerge. Per questo il modo migliore per liberarsi delle donne, della loro presenza che era opprimente, insopportabile, era quello di ucciderle. Uccidere la bambina - ha spiegato - perchè andava in giro sempre con la donna ed era diventata una testimone consapevole".

Un pensiero, quello del duplice omicidio, che si alternava a momenti di lucidità. Da qui la preparazione a più riprese del massacro. Secondo Guarnera, Izzo, Palaia e le due donne andarono nella villetta di Ferrazzano per fare un pic-nic. "Izzo - ha continuato il legale - decise di eliminare la donna in un momento di sdoppiamento di personalità. La ragazza la eliminò perchè aveva capito tutto. Sostanzialmente ha agito da solo, perchè Palaia lo minacciò con una pistola". Il legale ha spiegato anche il perchè Valentina sia stata trovata nuda. "Izzo aveva sentito che la calce fa decomporre prima i corpi. La donna non fu denudata perchè era stata già avvolta dai sacchi".

Una verità, questa, fornita nel corso di un interrogatorio durato ore, e cominciato alle 16,30 di oggi pomeriggio. Ad ascoltare in carcere il pluriomicida c'erano il capo della Procura di Campobasso, Mario Mercone, il sostituto Rita Caracuzzo, il vicedirettore dello Sco, Gilberto Caldarozzi, il capo della Squadra Mobile, Domenico Farinacci. E gli avvocati difensori Enzo Guarnera e Filomena Fusco. I legali hanno anche chiesto una perizia psichiatrica per il loro assistito: "Le motivazioni psicologiche e psichiatriche devono essere approfondite dai tecnici", hanno spiegato.

Intanto questa mattina, sempre nel penitenziario di Campobasso, c'è stato l'interrogatorio del ventunenne Luca Palaia. Sul suo ruolo nel delitto il giovane, assistito dall'avvocato Giuseppe Fazio, ha ripetuto di essere stato presente nella villetta, ma di aver agito perchè tenuto sotto minaccia da Izzo. "Palaia non era a conoscenza delle intenzioni di compiere il duplice omicidio - ha riferito il legale, all'uscita dal carcere - altrimenti non sarebbe mai andato nella villetta".