| Avvocato chiede «almeno un uomo nel collegio». Esposto del Tribunale Giudici donne per uno stupro, scontro a Padova Il legale: è un modo per ottenere un verdetto equo. Il pm: richiesta offensiva, l’imparzialità è garantita sempre PADOVA - Un collegio giudicante interamente costituito da magistrati donne non può decidere l’innocenza o la colpevolezza di un uomo accusato di stupro. Lo ha sostenuto a Padova l’avvocato Salvatore Frattalone. Secondo il legale verrebbero meno, con una composizione solo femminile del Tribunale, distanza e serenità. Non ci sarebbe insomma la garanzia di un verdetto «equo». La «ricusazione», formalmente un’eccezione avanzata all’apertura di un processo iniziato sette giorni fa, per il momento si è trasformata in un boomerang per il legale: il presidente del collegio, la giudice Marta Paccagnella, respinta in aula la richiesta, ha presentato un esposto all’Ordine degli avvocati. Il presidente della sezione penale del Tribunale della città del santo, Mario Fabiani, si è associato all’iniziativa della collega donna: «Sono rimasto sorpreso dalla richiesta dell’avvocato», è stato il pacato commento di Fabiani, anche se il legale stesso ha precisato come la sua osservazione non implicasse un giudizio verso i magistrati. Agli atti, naturalmente, resta l’azzardo del penalista, che per difendere uno dei sette imputati di una violenza carnale denunciata da una ragazza romena - secondo l’accusa «importata» in Italia dagli aggressori con l’obiettivo di farne una prostituta - ha voluto far pesare una sorta di pregiudiziale «cultural-genetica», paventando una possibile discriminazione processuale verso il suo assistito e quelli dei colleghi. «Più che una questione in senso stretto - è stato l’esordio dell’avvocato Frattalone - è un invito frutto di una mia personale riflessione. Il procedimento per cui si discute, oltre che di infrazioni ad altre leggi, attiene agli articoli sulla violenza sessuale e sulla violenza sessuale di gruppo». E’ poi seguita la constatazione di come pure il rappresentante della pubblica accusa fosse di sesso femminile. Quindi il problema di opportunità, la «mozione sessuale» propriamente detta. «Mi domando e domando al collegio se non sussistano ragioni gravi, in questo senso di convenienza, a fare in modo che nel collegio per questo tipo di reati faccia parte almeno un magistrato uomo». Infine, il fondamento dell’eccezione: «Io sollevo il problema al collegio, e chiedo se non sia il caso che vi sia un obbligo di astensione almeno da parte di uno dei componenti del corpo giudicante per fare in modo che a decidere su reati di questa gravità sia un collegio composto almeno da un uomo». Il volto di Marta Paccagnella è rimasto impassibile, serafico. Ma già nei corridoi del palazzo di giustizia il presidente donna ha confidato quanto avrebbe messo in atto poi. All’avvocato, in aula, aveva comunque risposto il pubblico ministero Paola De Franceschi. Il magistrato aveva parlato di «richiesta offensiva», tale da far ritenere «che essendo donne, sia i giudici che il pm, non abbiano quella pacatezza e imparzialità che riteniamo di avere in ogni processo». Sia si tratti di procedimenti per violenza carnale o altro, aveva seccamente puntualizzato il pm. Renato Piva |
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