GENNAIO
Chiariamo subito una cosa: Alemanno non è, non sarà, non può essere difensore dei nostri diritti di libertà e autodeterminazione. Il genero di Pino Rauti, accolto al Campidoglio con il saluto romano e con la celtica in caldo sul collo, per noi, è, e resta fascista. Punto.
Tutto quello che oggi dice da indignato verso gli stupri di questi giorni corrisponde al tentativo di nascondere l’aver usato un argomento come quello della violenza contro le donne come strumento di propaganda ovvero esca politica per il voto nell’ambito di una campagna securitaria squisitamente razzista.
E dal momento che non crediamo nella trasmutazione della materia, della merda in oro; non crediamo nemmeno nell’indignazione del guardasigilli, né di quelli che con lui oggi si scandalizzano per gli arresti domiciliari concessi allo stupratore di capodanno; quelli, ne hanno avallate e approvate di sconcezze: il lodo fu la prima, ovvero la sospensione dei processi penali delle alte cariche dello Stato come garanzia dell’impunità, …altre ne avalleranno ancora…
No. Non ci incantano, ci fanno ribrezzo.
La loro indignazione è un insulto più grande a tutte le donne delle quali non gliene può fregare di meno visto le politiche sempre più repressive messe in campo.
Il loro capo, quello che riesce perfino a raccontare barzellette sui campi di sterminio, contro gli stupri, metterà in campo 30mila militari, pur premurandosi di ricordare che comunque… “queste cose possono succedere anche in uno Stato di polizia”. Guarda un po’! Cornute e mazziate. Siamo avvisate, accadranno ancora.
Non ne avevamo alcun dubbio, né abbiamo dubbi sulla inconsistenza e lo sdegno di circostanza di un’opposizione inesistente che non merita nemmeno di essere presa in considerazione.
Bene.Detto questo ecco l’elenco approssimato per sommi capi di questo gennaio neanche finito:
Tra lo stupro di capodanno, quello di Via Andersen a Roma e quello di Guidonia, a l’Aquila un gruppo di ragazzi hanno tentato di violentare una compagna di classe a scuola, a Palermo un padre per almeno due anni ha violentato la figlia dodicenne, in altre parti dello stivale, un uomo di 28 anni ha violentato le nipoti, un marito ha preavvisato la moglie con un sms che andava ad ammazzarla, e così ha fatto, un altro di 94 anni ha ammazzato la moglie con il soffietto del camino e un altro ancora l’ha ammazzata con un ciocco di legno.
Un biglietto da visita di inizio d’anno scritto col sangue delle donne.
Abbiamo da poco invitato Daniela Danna a parlarci del suo libro “Ginocidio- la violenza contro le donne nell’era globale” (Elèuthera 2007)… un libro utile a capire, attraverso una serie di comparazioni fra le varie situazioni, i vari paesi, a che punto è la notte… per sintetizzare quello che se ne ricava si può usare la frase che alcune donne hanno coniato in occasione del processo recente allo stupratore di Magdalena:
“la violenza non ha nazionalità, è l’uomo che la fa!”
E’ vero! C’è un principio transepocale e transnazionale che sembra governare questo agire: la donna è un oggetto di proprietà. Istituzionale: in famiglia, e occasionale: per la strada, alla festa, al lavoro, a scuola ecc. “…la più decisiva delle proprietà materiali, e insieme la più simbolica e "idealista"“ diceva Sofri a proposito dell‘Islam; ma che bene calza anche nel magnifico occidente!….
E’ un principio che, pur non detto, risentiamo ogni volta nei processi, nelle parole di difesa degli imputati, declinato nelle argomentazioni degli accusati riecheggia inesorabile nei dispositivi delle sentenze. “Provocava“, “ci stava“, “disubbidiva“, “tradiva“… la rivendicazione di un implicito e non detto diritto di “prenderla” che, invece di essere motivo aggravante è spesso fondamento per le attenuanti.
Per i Gerai, daiacchi che vivono nell’isola di Kalimantan in Indonesia, …. Lo stupro è inesistente: “L’idea di avere un rapporto sessuale con qualcuno che non vuole - e così l’idea di costringere qualcuno al sesso - è quasi impensabile…”. E’ uno degli esempi che vengono riportati nel già citato libro di Daniela Danna al capitolo sulle società senza violenza. Sono società prestatuali; “una minoranza di società in cui i rapporti fra uomini e donne non seguono il copione dell’aggressione maschile contro le femmine: non vi è alcuna violenza ginocida, non vi sono maltrattamenti o stupri, né fra estranei né all’interno della coppia.”
Non siamo Gerai, né possiamo diventarlo, ma quando le nostre società “evolute” rimescolano qualcosa di così atavico come la violenza sulle donne, bisognerà pure individuarne l’origine, l’epistemologia di questo dominio; perché noi sì e i Gerai no? Dove sta il peccato originale? Chi lo ha commesso? Il Dio inventato dagli uomini? Gli uomini che hanno inventato lo stato? Le istituzioni che lo tollerano e lo replicano? Perché si impara facile? In quale parte del cervello si annida? Come si toglie? Sono domande retoriche perché già conosciamo quasi tutte le risposte, ciononostante la lotta è dura e gennaio è stato un mese tremendo.
Dumbles feminis furlanis libertaris - 24gennaio 2009