Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 5 marzo 2009




I dati dello sportello del Comune a pochi giorni dalla festa della donna. Emergono situazioni gravi, come quella raccontata da una cinquantenne picchiata dopo un mese di nozze
Una vita di angherie, a 80 anni vuole la separazione
Anziana ha chiesto aiuto alle psicologhe di Zero Tolerance. Non è l’unico caso di soprusi in età avanzata
«Mariti o conviventi più violenti e aggressivi sotto l’effetto dell’alcol»
di
GIACOMINA PELLIZZARI
Quando era più giovane ha taciuto, ha subito maltrattamenti per una vita senza riuscire a ribellarsi all’uomo che amava e al quale aveva giurato amore eterno. A 80 anni, però, lo spirito di sopportazione ha ceduto e, supportata dalla nuora, la signora ha trovato il coraggio di chiedere aiuto allo sportello Zero tolerance del Comune. A quell’età voleva la separazione. Quando l’anziana signora si è affacciata nell’ufficio di via San Valentino, le operatrici, coordinate dalla psicologa Marina Ellero, sono rimaste davvero senza parole. Mai avrebbero pensato di dover aiutare una nonnina tanto provata, ma nello stesso tempo anche tanto determinata. Questo, però, non è l’unico caso di donne con un’età avanzata che “denunciano” le angherie dei mariti. Lo scorso anno l’ha fatto pure un’insegnante in pensione ultra settantenne che non sopportava più certi atteggiamenti del consorte.
Due casi limite che confermano come le donne siano capaci di sopportare in silenzio per decenni le violenze fisiche e psicologiche dei mariti, dei conviventi e persino dei figli. «L’indebolimento dell’io provoca una disorganizzazione mentale da non riuscire a formulare richieste d’aiuto» spiega la psicologa che, a ridosso dell’8 marzo, ricorda i casi più eclatanti affrontati lo scorso anno nell’ambito dell’attività dello sportello. Casi di maltrattamento denunciati da donne per lo più friulane, istruite, unite a uomini altrettanto colti ma non abbastanza per rifiutare la violenza che, come aggiunge la psicologa, «emerge quando si trovano sotto l’effetto dell’alcol, di sostanze stupefacenti o di psicofarmaci». Ebbene anche a 50 anni queste donne si convincono di meritare qualcosa di più e decidono di cambiare vita.
Il primo pensiero della psicologa vola verso la cinquantenne udinese aggredita per la prima volta dal marito dopo un mese di matrimonio, quando ancora sognava di costruire assieme a lui una famiglia con figli che non sono mai arrivati. Quello è stato il primo episodio di una lunga serie di violenze che l’ha fatta finire più volte in pronto soccorso con le ossa rotte e costretta a lasciare un lavoro sicuro per rifugiarsi in un centro d’aiuto fuori città. Lontana da quel marito che non le dava via di scampo.
In questo caso i figli non c’erano, ma anche in presenza di bambini le cose non sarebbero andate diversamente. Il motivo? «Generalmente – fa notare la psicologa – i figli si schierano con il più forte». Lo sa bene la cinquantenne picchiata e umiliata per 20 anni dal marito. E quando, spronata da un’amica, ha deciso di raccontare tutto e di chiedere la separazione i figli sono rimasti con il padre. Altrettanta drammatica la storia di una ragazza islamica comprata dall’uomo che l’ha sposata e che la teneva segregata in casa fino a spingerla a tentare il suicidio. Anche lei ha chiesto aiuto allo sportello Zero tolerance e anche lei oggi si è rifatta una vita.