Articoli da "Il Corriere della Sera" del 9 agosto 2003
Ogni mese
uccise in sei E’ emergenza

Ogni mese, in Francia, sei donne muoiono perché aggredite dai loro compagni. Una su dieci è vittima della violenza del proprio marito. Dopo la morte di Marie Trintignant, anche Oltralpe il tema della violenza sulle donne tra le mura domestiche è tornato alla ribalta con un’inchiesta nazionale realizzata nel 2002 e pubblicata da Le Monde . Un’indagine che ha permesso di quantificare l’ampiezza di un fenomeno considerato ancora tabù. Il 17 per cento delle 6.970 donne intervistate dichiarano di essere state vittime, dopo aver raggiunto la maggior età, di violenze fisiche da parte degli uomini: calci, pugni, schiaffi. Di queste la metà hanno ammesso di essere state picchiate dal proprio compagno. Il 5,2 per cento di essere state addirittura minacciate di morte con armi, oggetti contundenti o tentativi di strangolamento.

Secondo l’inchiesta, le violenze non si limitano però alle botte: sono ugualmente psicologiche, sessuali ed economiche. Le giovani al di sotto dei 25 anni subiscono il doppio delle violenze patite dalle donne più mature. In testa ci sono le aggressioni psicologiche. Il 23,5 delle intervistate sono state oggetto di pressioni ripetute nell’anno precedente l’inchiesta. Ci sono poi quelle sessuali. Circa un quarto delle donne che hanno subito una violenza, l’11 per cento delle intervistate, puntano il dito contro il loro compagno. Contrariamente alle convinzioni sull’argomento, la violenza coniugale non abita però solo nelle famiglie più povere. Tocca tutti i livelli sociali, compresi quelli più agiati e colti: l’8,9 delle vittime di violenze sono dirigenti, il 3,3 operaie.


Legge speciale contro i delitti degli ex mariti

In Spagna, dall’inizio dell’anno, 43 donne sono state uccise dai loro mariti, ex mariti o compagni. Quasi quante ne sono state assassinate nel corso dell’intero 2002: in tutto 52. Anno in cui le vittime di violenze domestiche sono state oltre 30 mila. Donne picchiate, stuprate, assassinate. Violenze in crescita denunciate dalle associazioni «rosa». Soprattutto dopo l’omicidio-scandalo, nel 1998, di una donna che aveva parlato delle violenze subite dal marito in televisione: per la rabbia l’uomo l’aveva bruciata viva. La tragedia all’epoca aveva provocato sconcerto. Da allora, di strada, ne è stata fatta parecchia.

Lo scorso 30 luglio il Parlamento spagnolo ha votato una legge che prevede l’obbligo di protezione delle vittime di violenze domestiche. Un giro di vite nella lotta alle aggressioni. Nel momento in cui una donna denuncerà di essere stata maltrattata, nel giro di 72 ore, verrà sottoposta a sorveglianza per tutelarla. Il compagno o il marito potrà essere anche allontanato da casa per un mese. O addirittura mandato in prigione. Così da evitare, come tante volte è successo in passato, che vittima e aggressore si trovino a dover vivere sotto lo stesso tetto anche dopo la denuncia. Ma le donne potranno anche scegliere di andarsene di casa.

E non è tutto. Le vittime che non riusciranno a mantenersi da sole potranno contare su un assegno mensile di 300 euro per un periodo di dieci mesi. In teoria la sentenza dei giudici dovrebbe arrivare entro 15 giorni.

Le donne plaudono, ma molte associazioni femministe sono scettiche. Il coordinamento delle diverse istituzioni si annuncia pesante e i mezzi per applicare la legge non sarebbero stati ancora messi a bilancio.