Articolo da "La Repubblica" del 11 marzo 2008




Chirurgo uccide a martellate moglie e due figlie
Taranto, si è tolto la vita tagliandosi l´arteria femorale. Doveva essere processato per molestie sessuali
Le ragazze avevano 11 e 14 anni. Era stato denunciato da una paziente: la prima udienza era prevista a maggio
LELLO PARISE

DAL NOSTRO INVIATO
TARANTO - Uccide le due figlie sotto gli occhi, terrorizzati, della madre. Poi con lo stesso martello sporco di sangue, colpisce la moglie, che era stata legata al letto con un filo di ferro. Deve essere accaduto tutto in una manciata di minuti, non di più, nell´appartamento al sesto piano di via Gobetti, alla periferia di Taranto. Passano ancora tre quarti d´ora prima che l´uomo, accasciato sul divano del salotto, decide di togliersi la vita. È un medico, lavorava al reparto di chirurgia vascolare dell´ospedale Santissima Annunziata, e per questo affonda il bisturi con perizia nell´arteria femorale all´altezza dell´inguine, mentre i vigili del fuoco per entrare sfondavano una finestra di questa casa grigia e gialla che di buon mattino si era trasformata in un mattatoio.
Quello che adesso i vicini ribattezzano come il giustiziere del quartiere Solito, si chiamava Enrico Brandimarte, aveva 49 anni. Era sposato con Annamaria Fanelli, 45, un´infermiera del Santissima Annunziata, conosciuta ormai un bel po´ di tempo fa e che gli aveva dato due ragazze carine e con un fisico minuto: Rossella, 14 anni, frequentava il liceo scientifico, e Cristina, 11, aveva cominciato a studiare alle medie.
Una famiglia tranquilla, come tante altre. Ma il 30 aprile 2006 il dottor Enrico, che i colleghi della Chirurgia vascolare descrivono come «un tipo riservato, senza grilli per la testa e poco incline alle confidenze», inciampa in un guaio giudiziario grosso così. Una paziente, che all´epoca aveva 52 anni, lo denuncia per tentata violenza sessuale: aveva cercato di accarezzarle il viso e di darle un bacio sulle labbra. La direzione generale della Asl lo sospende immediatamente dal servizio. Il 27 febbraio di quest´anno Brandimarte era stato rinviato a giudizio: doveva essere processato fra un paio di mesi, il 5 maggio.
Da quando un giudice aveva stabilito di mandarlo alla sbarra, l´esistenza di Brandimarte era diventata un inferno: Annamaria, che fino a quel momento era sembrata comprensiva, all´improvviso non riusciva più a sopportarlo. Voleva separarsi e non gli faceva vedere le due figlie giacché l´aveva pure allontanato dalla residenza di via Gobetti: da due settimane Enrico dormiva nella villa che la coppia aveva a Gandoli, la marina a quindici chilometri da Taranto. Macinava odio, e materializzava il movente di quella che sarebbe stata una mattanza.
Ieri, all´alba, Brandimarte sale in automobile dopo essersi armato con un martello più pesante di quelli che, generalmente, si utilizzano per appendere quadri alle pareti. Forse già immagina di rovesciare tutta la rabbia che ha in corpo addosso alla donna: è indispettito perché le nega addirittura l´amore «delle mie bambine». Arriva nel capoluogo ionico che sono le sette: i due discutono animatamente, nel condominio risuonano le urla, le bimbe sono impaurite. Qualche secondo, ed esplode la furia omicida: Brandimarte sferra martellate sulle testoline di Cristina e Rossella, dalla camera da letto, dove aveva immobilizzato Annamaria, le trascina nel salotto per finirle, ritorna sui suoi passi e giustizia anche la compagna.
Come se niente fosse inforca l´uscita e fa capolino nella concattedrale disegnata da Joe Ponti che è a trecento metri dall´ingresso del palazzo: sul sagrato della chiesa telefona ad un´amica della moglie e le confessa la strage, quindi risale al sesto piano e si barrica dentro. Il sangue imbratta le stanze: macchie rosse a terra e schizzi alle pareti, i cadaveri delle figlie adagiati nel salotto, quello della moglie rannicchiato sul letto. Capisce di avere perso tutto: non sente nemmeno il frastuono che provocano i soccorritori nella speranza, disperata, di essere ancora in grado di salvare qualcuno. E si ammazza.