| La tragedia in provincia, a Settimo. La donna aveva chiesto il divorzio, lui era pieno di rancori e sospetti Uccisa a martellate accanto alle figlie Torino, il marito la massacra: "Le educava male" Le tre bambine hanno 13, 11 e 6 anni la madre è stata colpita nel sonno NICCOLÒ ZANCAN Ha detto proprio così: questo e quello. Poi ha avanzato altri dubbi: «Ho visto la mia figlia più grande molto cambiata ultimamente, ho dei sospetti». E si capisce perché, alla fine di una giornata tesa e disperata, dopo tre ore di interrogatorio, l´avvocato Frida Scicolone, dice: «Il movente del delitto non è ancora chiaro. O meglio: ci sono delle zona d´ombra che devono essere verificate. E intendiamo comunque disporre tutti gli accertamenti necessari per capire se il signor Lazzara è in grado di intendere e di volere». L´uomo ha farfugliato i suoi dubbi anche davanti al pm Nicoletta Quaglino: «Cosa hanno fatto alle mie bambine? Cosa hanno insegnato?». Ma se il movente forse è dubbio, lo sfondo del delitto non lo è. «Giancarlo è sempre stato molto possessivo - dice adesso un amico - ma si teneva tutto dentro, non si confidava». Forse per questo motivo, chi lo ha sentito parlare, dice che la sua confessione è stata una specie di liberazione: «Non so dire quando è successo. So che mi sono alzato e ho preso il martello. È stato un raptus. Elena voleva lasciarmi, voleva portarmi via tutta la mia vita...». Elena Bucci era una donna molto sola. Si dedicava alle figlie di 13, 11 e 6 anni. Certi giorni andava a trovare la madre ricoverata in un istituto, il padre era morto cinque anni fa, non vedeva quasi mai le due sorelle. «Aveva chiesto il divorzio, adorava le sue bambine e cercava soltanto una vita più serena», ha detto un´amica agli investigatori. Invece viveva ancora con il marito, in un alloggio ricavato nello stabilimento dove Giancarlo Lazzara faceva il magazziniere. Lui era molto contento di avere sempre la famiglia sotto controllo, anche durante l´orario di lavoro. |
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