Articolo da "La Repubblica " del 19 dicembre 2005


La tragedia in provincia, a Settimo. La donna aveva chiesto il divorzio, lui era pieno di rancori e sospetti
Uccisa a martellate accanto alle figlie
Torino, il marito la massacra: "Le educava male"
Le tre bambine hanno 13, 11 e 6 anni la madre è stata colpita nel sonno

NICCOLÒ ZANCAN
TORINO - Hanno dormito insieme nel letto matrimoniale. Era un tentativo di rappacificazione dopo giorni di guerra coniugale, minacce e scenate di gelosia. Ma alle otto e dieci di ieri mattina c´è una telefonata alla centrale operativa dei carabinieri che racconta la fine di tutte le speranze: «Mi chiamo Giancarlo Lazzara, abito a Settimo Torinese, Strada San Mauro 122, ho ucciso mia moglie a martellate. Chiamate un´autoambulanza, le mie tre figlie resteranno sole». Hanno soccorso Elena Bucci, 34 anni, che respirava ancora: stesa sul letto con il viso sfigurato, un martello da falegname all´altezza del cuscino. Forse non si è accorta di niente. È morta tre ore più tardi all´ospedale San Giovanni Bosco. Mentre Giancarlo Lazzara, 39 anni, magazziniere della ditta Intek 2000, senza scomporsi più di tanto, stava raccontando ai carabinieri della compagnia di Chivasso le sue ragioni: «Mia moglie mi tradiva, aveva altri uomini, sono sicuro. Uomini che vedevano le mie figlie e cercavano di insegnarle questo e quello».

Ha detto proprio così: questo e quello. Poi ha avanzato altri dubbi: «Ho visto la mia figlia più grande molto cambiata ultimamente, ho dei sospetti». E si capisce perché, alla fine di una giornata tesa e disperata, dopo tre ore di interrogatorio, l´avvocato Frida Scicolone, dice: «Il movente del delitto non è ancora chiaro. O meglio: ci sono delle zona d´ombra che devono essere verificate. E intendiamo comunque disporre tutti gli accertamenti necessari per capire se il signor Lazzara è in grado di intendere e di volere».

L´uomo ha farfugliato i suoi dubbi anche davanti al pm Nicoletta Quaglino: «Cosa hanno fatto alle mie bambine? Cosa hanno insegnato?». Ma se il movente forse è dubbio, lo sfondo del delitto non lo è. «Giancarlo è sempre stato molto possessivo - dice adesso un amico - ma si teneva tutto dentro, non si confidava». Forse per questo motivo, chi lo ha sentito parlare, dice che la sua confessione è stata una specie di liberazione: «Non so dire quando è successo. So che mi sono alzato e ho preso il martello. È stato un raptus. Elena voleva lasciarmi, voleva portarmi via tutta la mia vita...».

Elena Bucci era una donna molto sola. Si dedicava alle figlie di 13, 11 e 6 anni. Certi giorni andava a trovare la madre ricoverata in un istituto, il padre era morto cinque anni fa, non vedeva quasi mai le due sorelle. «Aveva chiesto il divorzio, adorava le sue bambine e cercava soltanto una vita più serena», ha detto un´amica agli investigatori. Invece viveva ancora con il marito, in un alloggio ricavato nello stabilimento dove Giancarlo Lazzara faceva il magazziniere. Lui era molto contento di avere sempre la famiglia sotto controllo, anche durante l´orario di lavoro.

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