Articolo da "La Repubblica" del 28 settembre 2008




Orrore a Pisa, massacra i figli e si dà fuoco
Avevano 3 e 7 anni: colpiti a martellate e bruciati. Alla madre aveva detto: se mi lasci ti farò soffrire
L´ultima telefonata alla sorella: "I piccoli sono già andati, ora tocca a me"

MICHELE BOCCI
PISA - Accanto al grande albero tagliato, nel buio di un campo fra l´argine dell´Arno e un blocco di grigie case popolari, un padre fa scendere dalla macchina i figli di 3 e 7 anni. I bambini sono tranquilli, il babbo ha appena comprato loro del cioccolato e poi quella zona la conoscono perché ci vanno spesso a giocare. L´uomo prende un martello da muratore e li colpisce alla testa. Poi li adagia a terra uno accanto all´altro, tira fuori dal bagagliaio una tanica e li cosparge di benzina. Osserva il fuoco alzarsi e si condanna alla stessa fine: brucia vivo vicino a chi si fidava di lui. Si porta via i figli avuti da una donna che non lo vuole più, la punisce nel modo più terribile per la fine del loro rapporto. «Sono all´alberone. I bambini sono già andati, adesso tocca a me». Un telefonata interrompe la sua azione ma non la impedisce. Il cellulare di Simone Parola, 38 anni, squilla alle 20.20 di venerdì. La sorella gli chiede di prenderle gli occhiali, che si è scordata a casa, prima di raggiungerla ad una cena di famiglia. Lui risponde in quel modo, probabilmente ha appena colpito i figli. La donna si allarma, chiama un cugino, Matteo, che con un altro parente corre sotto l´albero tagliato, in via dell´Argine, una strada sterrata che costeggia l´Arno. I due vedono fiamme basse su tre corpi carbonizzati: quello di Simone, di Tommaso e della sorellina maggiore Rachele. Sono le 20.45 ed è troppo tardi per salvarli. I soccorritori del 118 ci proveranno comunque e i loro guanti di lattice sfilati di fretta ieri mattina erano ancora lì, sotto l´albero tagliato e in mezzo a una piccola discarica di vecchi copertoni, poltrone abbandonate, bottiglie di plastica. A pochi metri due macchie di cenere grigia, resti dei roghi della notte. Una era parzialmente coperta da un mazzo di gigli bianchi portato dal nonno materno.
«Me li ha ammazzati, me li ha ammazzati tutti e due». La ex compagna di Simone Parola, Sara Palla, 30 anni e un lavoro in una residenza per anziani, grida e piange quando scopre quello che è successo. È in stato di shock, si pensa di ricoverarla in ospedale, finché viene portata a casa del padre a Navacchio. Il rapporto fra Sara e Simone è finito da un paio di settimane e lui aveva lasciato la casa comprata insieme a Cascina per tornare a vivere dai suoi parenti in via delle Lenze a Pisa, a poche centinaia di metri da quell´albero tagliato. Insieme avevano deciso che il padre tenesse i bambini il sabato. L´uomo non accettava la separazione. «Ti farò soffrire», avrebbe detto durante un litigio alla donna. A qualche amico aveva confidato di voler «farla finita», ma non aveva mai fatto cenno ai bambini. Per tutti gli altri, vicini e conoscenti, Simone era un uomo tranquillo, un bravo padre che adorava i suoi figli. Aveva anche una bambina di 12 anni, figlia della prima moglie da cui si era separato. Per dieci anni aveva fatto il fantino e quando aveva finito di correre era diventato maniscalco. Ferrava i cavalli (in una occasione anche per la Pantera al palio di Siena) come un suo parente di Livorno che aveva sistemato gli zoccoli del mitico Ribot. Era proprietario di cinque cavalli che allenava per gare di galoppo. «Una persona forte, che non si buttava giù. Veniva qui per insegnare alla figlia a cavalcare», dicono dalla tenuta Ferrucci, dove lavorava spesso. Sono tutti sbigottiti per ciò che ha fatto e per come lo ha fatto. Martedì l´autopsia darà risposte su un particolare drammatico, dirà se i bambini sono morti per i colpi assestati con il martello trovato vicino all´auto o se erano ancora vivi quando sono stati avvolti dalle fiamme.