Articolo da "L'Arena- il giornale di Verona" del 26 giugno 2004


- IL PUNTO . Denunce e proposte contro gli abusi invisibili
Le mille schiave d’Europa

di Paolo Mozzo
La casa come una cella. Le mura, spesso, quelle di una camera di tortura. Schiavi domestici, soprattutto schiave, nel Vecchio Continente che da 150 anni dovrebbe avere confinato l’antica oppressione nei vocabolari. Eppure: 500 mila donne vittime della «tratta» transnazionale, oltre 2000 violenze fisiche e sessuali nella sola Gran Bretagna (1997-1998), 14 mila uccise da compagni e mariti nella Russia post-sovietica. Una campagna di Amnesty International . E un rapporto in discussione al Consiglio d’Europa (45 Stati aderenti alla Convenzione sui diritti dell’uomo), curato dal senatore Giuseppe Gaburro, delegato italiano e capogruppo Udc in Commissione cultura. Fotografia di uno scandalo, Abu Ghraib quotidiana e «vicina di casa». «La violenza sulle donne è una delle forme di sfregio ai diritti umani più diffusa ed occulta nel mondo», dice Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International . In Belgio nel 1998 il 50 per cento della popolazione femminile denunciava qualche forma di violenza «intrafamiliare». Dati che lievitano a dismisura, dall’Africa all’Asia agli stessi Stati Uniti, dove ogni 15 secondi qualcuna viene picchiata. Gaburro propone al Consiglio d’Europa la «tolleranza zero», ovvero portare a conclusione, in primis , i negoziati per una Convenzione sulla lotta alla tratta di esseri umani. «Migranti, assunte come lavoratrici domestiche, dapprima, collaboratrici "alla pari" o "mogli per corrispondenza», fotografa il senatore. «Poi ingannate da chi le ha accolte, da agenzie, intermediari, vincolate da debiti: pronte per cadere nel "traffico"».

«A quasi dieci anni dalla cosiddetta Piattaforma di Pechino - spiegava Cecilia Nava, vicepresidente di Amnesty italiana presentando la campagna - c’è un enorme divario tra parole e fatti, che attraversa le barriere economico-culturali e religiose, sul fronte della violenza sulle donne in particolare in ambito familiare e nelle situazioni di conflitto e post"». L’Iraq, ovvio. Ma anche le guerre dimenticate: l’Onu calcola che tra ottobre 2002 e febbraio 2003, nella zona di Uvira, Repubblica Democratica del Congo, gli stupri siano stati 5000. Gelo della statistica: circa 40 al giorno.

Ma lo scandalo, per una volta, è globale. Peggio: anche europeo. «La schiavitù domestica dev’essere riconosciuta come reato», raccomanda Gaburro ai ministri del Vecchio Continente costretto ad arrossire. «Vanno riviste - aggiunge - anche le politiche in tema di immigrazione ed espulsione, garantendo alle vittime permessi di soggiorno temporanei, una rete di sostegno, fondi per le associazioni di tutela e assicurando la possibilità di denunciare gli aguzzini». Neppure l’Italia si salva. Rapporto Istat 1999: 714 mila violenze sessuali attuate o «tentate» su donne dai 14 ai 59 anni, di oltre il 27 per cento in famiglia. Sarebbero poi tra 2 e 3 mila le vittime della tratta (stime dell’associazione Europap-Tampep).

La casa-prigione ha datori di lavoro (o mariti - compagni - partner ) nel ruolo di secondini che ricattano, minacciano altri abusi; e spengono, nella maggior parte dei casi, ogni velleità di informare la polizia, col timore di un’espulsione immediata e di un ritorno che sa di sconfitta. «Il Consiglio d’Europa - chiede ancora Giuseppe Gaburro - deve elaborare una Carta dei diritti per i lavoratori domestici, riconoscendoli "effettivi" in tale ruolo presso i privati, garantendo loro contratto con valore di legge, copertura sanitaria, diritto a una vita familiare e al tempo libero oltre a uno status di immigrazione indipendente da qualsiasi impiego». «La schiavitù si fa beffa - dice - dell’imperativo di Kant». Ovvero: «Agisci in modo tale da trattare sempre l'umanità, in te e negli altri, come fine e mai come mezzo». Un illuministico (e dimenticato) programma di lotta alla schiavitù, domestica e non.