| - IL PUNTO . Denunce e proposte contro gli abusi invisibili Le mille schiave d’Europa di Paolo Mozzo «A quasi dieci anni dalla cosiddetta Piattaforma di Pechino - spiegava Cecilia Nava, vicepresidente di Amnesty italiana presentando la campagna - c’è un enorme divario tra parole e fatti, che attraversa le barriere economico-culturali e religiose, sul fronte della violenza sulle donne in particolare in ambito familiare e nelle situazioni di conflitto e post"». L’Iraq, ovvio. Ma anche le guerre dimenticate: l’Onu calcola che tra ottobre 2002 e febbraio 2003, nella zona di Uvira, Repubblica Democratica del Congo, gli stupri siano stati 5000. Gelo della statistica: circa 40 al giorno. Ma lo scandalo, per una volta, è globale. Peggio: anche europeo. «La schiavitù domestica dev’essere riconosciuta come reato», raccomanda Gaburro ai ministri del Vecchio Continente costretto ad arrossire. «Vanno riviste - aggiunge - anche le politiche in tema di immigrazione ed espulsione, garantendo alle vittime permessi di soggiorno temporanei, una rete di sostegno, fondi per le associazioni di tutela e assicurando la possibilità di denunciare gli aguzzini». Neppure l’Italia si salva. Rapporto Istat 1999: 714 mila violenze sessuali attuate o «tentate» su donne dai 14 ai 59 anni, di oltre il 27 per cento in famiglia. Sarebbero poi tra 2 e 3 mila le vittime della tratta (stime dell’associazione Europap-Tampep). La casa-prigione ha datori di lavoro (o mariti - compagni - partner ) nel ruolo di secondini che ricattano, minacciano altri abusi; e spengono, nella maggior parte dei casi, ogni velleità di informare la polizia, col timore di un’espulsione immediata e di un ritorno che sa di sconfitta. «Il Consiglio d’Europa - chiede ancora Giuseppe Gaburro - deve elaborare una Carta dei diritti per i lavoratori domestici, riconoscendoli "effettivi" in tale ruolo presso i privati, garantendo loro contratto con valore di legge, copertura sanitaria, diritto a una vita familiare e al tempo libero oltre a uno status di immigrazione indipendente da qualsiasi impiego». «La schiavitù si fa beffa - dice - dell’imperativo di Kant». Ovvero: «Agisci in modo tale da trattare sempre l'umanità, in te e negli altri, come fine e mai come mezzo». Un illuministico (e dimenticato) programma di lotta alla schiavitù, domestica e non. |
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